Bene, brava, difficile il bis
L’errore del governo-Popeye

di Eduardo Palumbo

Bene, brava, bis. Indubbiamente Teresa Bene resterà alla storia, è riuscita stabilire un record: la sua permanenza in plenum è durata 10 minuti. Ma questa volta il bis, difficilmente ci sarà. Anche se lei considera la vicenda non chiusa.

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Teresa Bene

Fortemente voluta dal Pd e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando – che l’ha avuta come consigliera a titolo gratuito quando guidava il dicastero dell’Ambiente – la nomina dell’avvocato napoletano Teresa Bene al Csm  si rivelata un grande pasticcio.. O, forse sarebbe meglio chiamare le cose così come sono, una brutta figura.

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Andrea Orlando, ministro della giustizia

La vicenda delle dottoressa che da buona napoletana ama il mare, lo jogging a via Caracciolo, la lettura e la musica è nota. Anche in questo caso sarebbe meglio dire, la sceneggiata è nota. I nostri eroi sono stati capaci di arrivare sino all’ultimo momento, il consiglio al gran completo presieduto dal Capo dello Stato, fin quando Maria Rosaria San Giorgio (sezioni unite della Cassazione, neo eletta in Consiglio per Unicost) ha letto la relazione della commissione verifica titoli senza un accenno di esitazione: ”Si propone di non convalidare l’elezione a componente del Csm dell’avvocato Teresa Bene”. Una sentenza che ha chiuso una storia paradossale dei nostri tempi.

Consiglio superiore della-magistratura

Consiglio superiore della magistratura

Già, perché che Teresa Bene non fosse eleggibile al Csm, non era un segreto, anzi. Era da tempo che si sussurrava che non possedeva i requisiti imposti dalla legge. Per andare al Csm occorre essere professore ordinario, ma lei è associato; occorre aver fatto l’avvocato per 15 anni, ma lei non l’ha fatto: ma ci voleva davvero tanto per capire che non aveva le carte in regola? Che altro serviva per giudicarla ineleggibile? Possibile che dal ministro della giustizia, dai suoi uffici di stretta collaborazione, dai capigruppo del Pd di Senato e Camera, nessuno si sia dato da fare per verificare se quella voce sulla mancanza di requisiti fosse veritiera o una panzana? E, la cosa ancora più interessante, siccome appare poco probabile che nessuno sapesse,  secondo quale criterio si è tentato il colpo di mano, chi le ha dato l’assicurazione che tutto si sarebbe messo a posto?

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Che questo sia una governo-Popeye, ormai è evidente, i braccio di ferro sono agli ordini del giorno. Ma a tutto c’è un limite. In Parlamento l’hanno votata in 486 e che nessuno abbia sbirciato il curriculum non ci sorprende: quello che ci sorprende e che quando si è capito, che non tutti erano disposti a chiudere un occhio si sia tentato di andare avanti lo stesso. Un tiro mancino, probabilmente l’ennesima appendice dell’infinito congresso del Pd.

“Io sono addolorata, il partito non può fare degli errori del genere. E sono ancora più addolorata perché io stessa avevo avvertito che quella nomina non andava fatta, perché non c’erano i requisiti voluti dalla legge. Ma invece…” Rosi Bindi l’altro giorno in televisione ha fatto cadere l’ultimo, improbabile velo: Che non si sapesse.  Che, insomma, la scelta della Bene fosse stata fatta nell’ignoranza ma nella buona fede. Ed invece siamo arrivati alla faccia tosta , alla sfrenata disinvoltura di mandare una persona in un organo di garanzia (cioè un organo che deve controllare le regole) violando le regole.

Quirinale, cerimonia commiato membri CSM e presentazione neoeletti

Napolitano e Bene

 

Quando il consiglio ha decretato all’unanimità di non convalidare la sua elezione, Teresa Bene si è limitata a dire a Napolitano. “Accetto con serenità questa decisione ma anche con molto stupore perché la ritengo un errore in quanto sono stati violati i miei diritti” per poi sussurrare. “Mi assento “ abbandonando in fretta l’aula “Bachelet”. Pungolata da chi l’ha inseguita fuori dal Palazzo ha reagito in modo sferzante.  “Ho dato la mia disponibilità per il Csm nella consapevolezza di possedere i requisiti di eleggibilità. Sono andata al giuramento al Quirinale con questa certezza… Ora devo riflettere sulle prossime mosse, per questo non vorrei aggiungere altro sul merito”.

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Teresa Bene

Di certo la partita non si può considerare chiusa. Anche se appare decisamente compromessa. Ci sarà un ricorso al Tar ed è, a questo punto, è prevedibile un contenzioso capace anche di interferire con la convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione di chi dovrà sostituire Teresa Bene. Lei di certo non ci sta. “Quello che è sicuro – ha detto la professoressa associata, eccola un’altra discordanza con le regole – io farò parlare gli atti. E sono sicura che mi daranno ragione. Al punto in cui siamo arrivati devo soprattutto tutelare la mia onorabilità. Devi difendermi personalmente e professionalmente da quello che ritengo un errore.” Un virus contagioso sembra essersi diffuso in citta. Quello degli errori giudiziari e della contestazioni delle “sentenze”. Bisogna avere pazienza.

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