Cristo si è fermato a Ebola

di Franco Meda

C’è stato un falso allarme a Lampedusa, una donna di quaranta anni. Poi due bambini qualche giorno dopo a Rimini. Ma ancora una volta soltanto paura. Un caso accertato, invece, in America. Nonostante le rassicurazioni, gli interventi del ministero della salute, le rassicurazioni di ricercatori e studiosi, la psicosi Ebola esiste nel mondo. Altro se esiste. Anche le prime “esercitazioni” dell’aeronautica militare in Italia.

Se fino ad oggi  Ebola era considerata una malattia confinata nelle aree rurali di pochissimi Paesi africani, ora ci si trova catapultati in una situazione profondamente diversa. Lo scenario nuovo ed inquietante ci propone un’epidemia che si diffonde nelle capitali e al rischio, remoto, di importazione di pazienti infetti anche nei Paesi occidentali.

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Finora sono 4.963 i casi, confermati, sospetti e probabili, e 2.453 i decessi. Questi i numeri dell’epidemia di Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone, i Paesi maggiormente colpiti, stando ai dati diffusi in questi giorni dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ma, purtroppo, sono dati in continua, drammatica evoluzione. Così come, ormai appare evidente, pensare che il contagio possa rimanere circoscritto alle regioni dell’Africa è una semplice utopia. Con gli attuali mezzi di trasporto portare il virus in giro per il mondo prima che si manifestino i sintomi è fenomeno possibile, ed è un rischio, come ha sottolineato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, da non sottovalutare. Ma che cosa stiamo facendo in Italia?

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L’esercitazione a Pratica di Mare

All’aeroporto militare di Pratica Di Mare  si è svolta un’esercitazione per sperimentare il trasporto di un paziente affetto o sospetto di essere affetto da Ebola, trasporto da effettuare ovviamente in tutta sicurezza. L’Aeronautica Militare ha utilizzato una unità di bio-contenimento per il trasporto di pazienti altamente infetti, la Ati-Aircraft Transit Isolator, che permette la somministrazione di cure intensive al tempo stesso proteggendo al contempo il personale addetto al trasporto e i sanitari. L’Italia è al centro del Mediterraneo, ad un tiro di schioppo dalle coste del Nord Africa, come del resto lo dimostrano i continui sbarchi di clandestini che inseguono una speranza sulle nostre coste.  Possiamo essere tranquilli?

Stefano Vella

Stefano Vella

Secondo quanto dichiarato ad un settimanale da Stefano Vella direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, membro del Technical Review Panel del Global Fund for Aids, Tb and Malaria, ed ex presidente dell’International Aids Society “il rischio che la malattia si espanda al di fuori dell’Africa in realtà è molto basso”. Ebola 
ha un’incubazione estremamente breve, si trasmette unicamente per contatto con i fluidi di un paziente, e il malato diventa contagioso solamente dopo la comparsa dei sintomi e muore poi nell’arco 
di pochi giorni. È molto difficile quindi che una persona infetta possa allontanarsi dai paesi colpiti dall’epidemia senza essere prontamente identificata e messa in quarantena.

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Già, però è difficile non tener conto che lo spettro è fra noi. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon sta per dare il via ad una nuova missione per coordinare la lotta contro il virus. Il Parlamento europeo, dal canto suo, ha denunciato che la comunità internazionale ha finora sottovalutato l’epidemia. Ed ha esortato affinché si convochi una riunione ministeriale “per stabilire un piano d’emergenza”. Ed il primo caso di Ebola accertato in America certamente accelererà tutto.

 

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