di Giovanni Pasàn
C’era un tempo, neanche tanto lontano, parliamo dell’inizio degli anni novanta, che Capri voleva essere la nuova Montecarlo. Ma che dico, di più, anche di più. Doveva essere la capitale del gioco e dell’azzardo, Casinò, roulette e panno verde, un fiume di champagne e di fiches, belle donne, gioielli e slot machine.
Erano i tempi in cui in Parlamento c’era la proposta di legge, di aprire nuove case da gioco, di rompere l’ipocrisia dei Casinò vicino ai confini (Sanremo, Venezia Campione, Saint Vincent) per attirare i turisti, non tenendo conto colpevolmente conto del fatto che basta andare in qualsiasi casino europeo per sentire parlare soltanto italiano…
C’era la voglia del fascino delle case da gioco, si voleva un Casinò all’ombra dei Faraglioni. “Il nostro punto di riferimento è Montecarlo, non lo nascondo” Costantino Federico il vulcanico sindaco del tempo, il patron di Retecapri, non nascondeva sogni di gloria. “Abbiamo dato vita a una sorta di gemellaggio con il Principato: iniziative comuni, scambi culturali. Ma lo sa che il loro ambasciatore a Roma ha tradotto in francese “La pelle” di Malaparte? E chi ama Malaparte non può che amare anche Capri. Io stesso sono stato ospite del principe Ranieri”. Si volava alto, molto alto. “Montecarlo è la patria del gioco d’ azzardo in Europa. Può diventarle anche Capri. E non è certo un’idea nuova. Visto che di aprire un Casinò a Capri si parlava già negli anni Trenta…”
Era stata individuata anche quella che doveva essere la sede della casa da gioco, naturalmente doveva essere qualcosa di prestigioso, unico. C’era allora una doppia opzione o le splendide stanze di Palazzo Canale, l’antica residenza caprese dei Borbone per la quale il Comune aveva già avviato la pratica di esproprio o sotto le volte della Certosa di San Giacomo. A dire il vero c’era anche una terza soluzione i saloni di una lussuosa nave da crociera ancorata al largo, per dare un “impatto” più dolce alla convivenza fra l’isola ed il gioco d’azzardo.
Poco più di vent’anni dopo Capri ha cambiato completamente volto e filosofia. E si candida ad essere il primo comune d’Italia a cancellare le slot machine e videopoker. Una guerra santa contro l’azzardo.
L’iniziativa è di Franco Cerrotta, il sindaco di Anacapri, uno dei due comuni dell’isola azzurra. “Una piaga sociale, un argomento particolarmente sentito Qualsiasi sindaco, sollecitato dalla popolazione, non può non raccogliere questo grido d’allarme”. Don Daniele, il parroco della chiesa di Santa Sofia benedice l’iniziativa. “Il fenomeno delle macchinette è aumentato a dismisura negli ultimi anni. Ed è aumentato l’impoverimento delle famiglie. E non è legato solo al mondo giovanile ma è molto diffuso anche tra gli adulti. Deve passare un messaggio forte: non si può vivere e speculare sulla dipendenza delle persone.”
E così dopo aver approvato il regolamento sui giochi leciti (dove oltre a sanzionare si è puntato a prevenire il gioco patologico attraverso iniziative di informazione e educazione, creando e valorizzando forme di aggregazione sociale, gestione del tempo libero, per stimolare relazioni positive e creatività)
che pone una serie di limitazioni e restrizioni alla presenza delle macchinette nel centro cittadino e che vieta le slot entro i 150 metri dai luoghi sensibili (scuole, chiese e centri di ritrovo), il sindaco si appresta a portare in consiglio comunale il disciplinare sui referendum consultivo. L’approvazione è prevista nei prossimi giorni in quella occasione sarà ufficializzato l’iter per la consultazione referendaria. I cittadini anacapresi saranno chiamati alle urne (probabilmente il referendum verrà accorpato con le prossime elezioni regionali di primavera 2015) per dire la loro sul regolamento sui giochi.
Ancor prima del referendum, alcuni gestori hanno accolto l’invito dell’amministrazione comunale e si preparano a dismettere le macchinette. E’ il caso dello storico circolo ricreativo “Armando Diaz”, il cui direttivo, per bocca di ha comunicato che entro pochi giorni tutte le slot machine presenti nella struttura saranno rimosse.
Ma non è tutto. Quattro soli chilometri dividono Anacapri da Capri, che senso avrebbe una limitazione imitata a sola una zona dell’isola? Ed è per questo che Franco Cerrotta ha chiesto al sindaco Capri Gianni Di Martino di prendere gli stessi provvedimenti. “Ne parleremo prima con l’amministrazione e poi con le associazioni esterne e le attività commerciali – ha spiegato De Martino – E’ un’iniziativa che, dal punto di vista sociale, non possiamo che condividere, visto che le attività di svago sull’isola scarseggiano e le slot non sono poche, ma è necessario approfondire meglio il problema. In centri piccoli come il nostro limitare significa fare scelte di natura economica e imprenditoriale”












