La Jihad di Forcella

di Eduardo  Palumbo

Ma quant’è lontana Parigi da Napoli, la strage di Charlie Hebdo, l’irruzione ed il sequestro nel negozio kosher alla Porte de Vincennes, la paura il terrore che ha attanagliato l’intera capitale francese, quando la prefettura ordinò la chiusura di tutti i negozi nel rione ebraico, gli studenti chiusi nelle scuole e venne fatta evacuare la zona turistica del Trocadero, la celebre piazza parigina vicino alla Tour Eiffel?

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Quello che a prima vista potrebbe sembrare lontano anni luce è, invece, molto, molto più vicino di quanto potremmo pensare. Basterebbe rispolverare la storia del franco algerino Ryad Hannouni per capire, ci siamo dentro molto più di quanto sembra, perché il terrorismo islamico passa da Napoli, “lavora” a Napoli, organizza le sue mosse a Napoli. Torniamo ad Hannouni, un terrorista da azione che, dopo essersi addestrato in Pakistan, trovò rifugio nella casbah che circonda piazza Garibaldi. Qui, neanche a dirlo gli fu possibile procurarsi in breve tempo documenti falsi, computer e la materia prima per fabbricare esplosivi. Hannouni fu arrestato dalla Digos il 2 ottobre 2010.

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E grazie al suo arresto, fu scoperta una cellula che aveva intenzione di compiere attentati in Francia: in dodici furono presi. Napoli- Marsiglia-Bordeaux era questo il triangolo dell’organizzazione. Charlie Hebdo sarebbe scoppiata molto prima se Hannouni non fosse caduto nella rete…

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Una cosa certa, inconfutabilmente certa: Napoli è il crocevia del terrorismo islamico, un punto nevralgico, per contatti, collegamenti, nuove e vecchie “amicizie”, base logistica. Ponte ideale per raggiungere Milano, Monaco di Baviera, Barcellona, Londra, Parigi, città-nascondiglio a disposizione di chi arriva dall’Africa e dal Medio Oriente con intenti stragisti. E, inutile nasconderlo, attualmente all’ombra del Vesuvio c’è uno dei maggiori mercati, un gran bazar per criminalità e terrorismo dove si può ottenere e comprare di tutto: esplosivi, armi, droga, documenti falsi, nuove identità. Un frullatore del crimine. Inutile dire, tutto sotto l’egida della camorra, ci mancherebbe.

Michele Del Prete

Michele Del Prete

Ha spiegato il magistrato Michele del Prete della Dda di Napoli che per lungo tempo si è occupato di antiterrorismo. “E’ accertato e provato che a Napoli si sono spesso create condizioni favorevoli per ottenere appoggi logistici, scambio di armi e documenti falsi. Esistono gruppi specializzati che reperiscono i fogli dei documenti nei vari comuni, nelle prefetture e alla motorizzazione spesso organizzando furti su commissione”.  Da Napoli è passato uno dei terroristi implicati nell’attentato di Madrid, la strage islamista alla stazione dei treni che fece 191 morti ed una sterminata quantità di feriti. “Venne fermato insieme ad alcuni camorristi dei clan di Secondigliano proprio poco tempo prima della tragedia.  Accertammo – ha ricordato Del Prete- che era in possesso di una patente italiana falsificata che aveva utilizzato per viaggiare tranquillamente dalla Spagna all’Italia “.

Franco Roberti

Franco Roberti

Ad avvalorare ancor più dell’importanza strategica di Napoli nel circuito del terrorismo jihadista è stato Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia ed ex capo dell’antiterrorismo alla procura di Napoli. “Il capoluogo campano, con il Casertano e il Nolano, è una delle principali porte di ingresso in Europa per chi vuol diventare terrorista. Su questo ormai non ci sono dubbi. E’ comprovato da numerosissime indagini, molte ancora in corso.”

Ed ancora prendiamo il pilota algerino Lotfi Raissi, accusato dall’Fbi americano di essere stato l’istruttore di volo dei quattro kamikaze dell’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, anche lui, e non di certo a caso, era transitato per Napoli.

Mohammed Atta

Mohammed Atta

Così come nei vicoli di Forcella pare abbia trovato “sicura ospitalità” anche uno degli integralisti islamici (il cui nome non è stato mai reso noto) arrestato a Francoforte perché in stretto contatto con Mohammed Atta, l’uomo che dirottò il volo American Airlines che andò a schiantarsi contro una delle Torri. Forcella è sempre stato un “buon rifugio”. Nei vicoli che una volta erano feudo incontrastato della famiglia Giuliano e che ora vede una serie di famiglie governare il territorio (Stolder, Ferraiuolo, Brunetti, Rinaldi e Mazzarella) un po’ di tempo fa sono stati arrestati 28 pakistani: nel basso dove erano accampati nascondevano armi e cartine con l’indicazione degli obiettivi da colpire.

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Ma prove ed agganci sono infiniti. Come ha puntualmente ricordato Enzo Ciaccio, in un suo reportage su Lettera 43 “fino alla seconda metà degli Anni 90, la Campania è stata al centro delle attenzioni da parte dei magistrati impegnati a combattere contro i gruppi terroristici più importanti e pericolosi. Tra questi, c’è chi ricorda il Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, federato ad Al Qaeda, di cui facevano parte con ruolo da dirigenti anche tre algerini poi arrestati successivamente: Yamine Bouhrama, Khaled Serai e Mohamed Larbi presi dai Ros nell’ambito dell’operazione “Full Moon” che evidenziò il legame tra ambienti del terrorismo transnazionale e criminalità comune napoletana creato dalla necessità di approvvigionarsi di documenti falsi per circolare nei paesi europei.

Tanti i gruppi militanti islamici che hanno agito sul nostro territorio: il gruppo Jamail Tal islam, il gruppo Gcim ( gruppo combattente islamico marocchino) in grado di garantire supporto logistico in diversi Paesi europei e in Marocco. O ancora i militanti del Gia, gruppo islamico algerino.

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Mussulmani in preghiera a Napoli

Del resto la centralità di Napoli è stata confermata pubblicamente dall’Imam  guerrigliero di Milano, Sayed Abd el Kader, arrestato in quanto vicino ad Al Qaida, che in alcuni intercettazioni telefoniche salutava “i fratelli di Napoli”. Dal presidente della comunità islamica di Napoli, l’Imam Amar Abdallah è bene subito chiarire, le stragi di Parigi sono state condannate senza tentennamenti. “ Coloro che compiono azioni del genere sono persone prive di ragione. Sono azioni disumane. L’Islam è un altra cosa”.

Maria Giulia Sergio, oggi Fatima Az

Maria Giulia Sergio

Già. Ma molti ancora ricordano la storia di Jacine, vice imam della moschea di Arnaldo Lucci che un bel giorno venne arrestato dalla Digos con l’accusa di essere un terrorista islamico travestito da religioso, uno che “nelle omelie in arabo incitava alla violenza contro l’Occidente” contando sul fatto che in zona quella sua strana lingua “era conosciuta da pochi”. Su tutti i giornali c’è in questi giorni Maria Giulia Sergio, oggi Fatima Az Zahra, di Torre del Greco che si è convertita a Maometto dopo aver sposato un marocchino, ed ora è una Foreign fighters, ossia combattenti per la Jihad di origine occidentale. E’ una guerra, una vera guerra.

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