di Giovanni Pasàn
Siamo stati gli ultimi ad andarcene, eravamo i primi a volerci tornare. Con quale fucile e con qualche mitra. Ad un certo Sembrava che stessimo dichiarando guerra.
Erano cinquemila, erano giovani e forti i soldati pronti, secondo la Pinotti, ministra della difesa, che in età avanzato ha cominciato a giocare con i soldatini. “L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente.” Ah, però…
E guerrigliero e combattente anche il ministro degli esteri Gentiloni, che non sembra aver accusato il passaggio dalle parabole televisive a quelle dei mortai. Stessa disinvoltura. Gli jihadisti l’hanno soprannominato il “ministro crociato” e lui pare sia rimasto molto turbato. Insomma ci stavamo armando per farli partire, anzi per farli ritornare, i nostri ragazzi con le tute mimetiche. E’ dal 1911 che abbiamo la fissa di andare dall’altra parte del mare, una sorta di destino, ineluttabile. Che poi come ci saremmo andati a fare la guerra, è tutto un mistero, se vogliamo buffo.
Tagli, riduzione, privazioni: il nostro esercito ha più buchi che dotazioni militare, molti mezzi aerei, navi, blindati sono usurati al limite del possibile. Un manipolo di soldati addestrati e rodati lo abbiamo, è quello che è stato in Afganistan, ma non è neanche ultimato il loro rientro, per non parlare poi dei miliardi di euro che ci è costato tutto questo.
Ma mentre si faceva la conta di uomini e mezzi militari è fiondato Renzi che ha messo dei fiori nei nostri cannoni. “Non è il momento per l’intervento militare, apprezzo molto che su politica estera non ci siano divisioni tra i partiti. Vedremo che fare quando sarà il momento ma è bene che sulla una situazione di politica estera delicata il paese non si metta a litigare. Da tre anni in Libia la situazione è fuori controllo, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Ma la comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La proposta è di aspettare il consiglio di sicurezza Onu. La forza dell’Onu è decisamente superiore alle milizie radicali”.
Sterzata a centoottanta gradi, fermi tutti siamo italiani. E neanche a dirlo Pinotti e Gentiloni si sono subito allineati, “facciamo l’amore, non facciamo la guerra”. Il ministro degli esteri ha fatto di più nel corso dell’informativa del governo, ha parlato di un grave deterioramento del quadro di sicurezza “gli errori della comunità internazionale” commessi dopo la caduta di Gheddafi hanno fatto si che il livello di allerta è al massimo .Il tempo non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti dalla mediazione Onu. L’Italia è pronta ad essere in prima fila…”
E che gli eventi precipitino è il Califfato a ricordarlo giorno dopo giorno. i fondamentalisti dell’Isis hanno messo nel mirino l’Europa e con un video che mostrava la decapitazione di 21 ostaggi annunciavano: “Siamo a sud di Roma”. Una miscela esplosiva, un doppio drammatico fronte d’emergenza: da una parte i flussi migratori, dall’altra i jihadisti che in Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi, gestiscono i traffici illeciti primo fra tutti proprio quello che riguarda i clandestini.
Il Telegraph in un lungo articolo ha rivelato i progetti dei jihadisti per attaccare il “ventre molle” del Vecchio Continente. La Libia, con le sue coste a un tiro di schioppo da Lampedusa e dalla Sicilia, come naturale porta d’accesso all’Europa. Un esercito di “soldati” arrivati da iraq e Siria, pronti ad infiltrarsi sui barconi per arrivare in Italia. Ma non solo. L’obiettivo è anche quello attaccare il traffico navale mercantile, “le compagnie marittime e le navi dei Crociati”.














