di Franco Meda
Ma lo ricordate quando andava in televisione e pontificava che era un magistrato fra i migliori, anzi di più, che era stimato e riconosciuto da tutti il suo valore? Ma ricordate il De Magistris spavaldo e paladino della giustizia che andava raccontando di essere stato “fatto fuori” perché aveva incominciato ad indagare suoi potenti, sui poteri forti? “Basta leggere le relazioni fatte sul mio conto, i mie voti…”. andava ripetendo un refrain, per i salotti televisivi.
Sarà, di certo gli atti e le carte processuali caro sindaco di Napoli raccontano tutta un’altra verità, scottante verità, ed di certo il sindaco di strada ne esce con le ossa rotte. Uno scatafascio.
Catanzaro, 2008. “Il dato certo è che il dottor de Magistris è del tutto inadeguato, sul piano professionale e sul piano dell’equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere le funzioni di pm…” Questo è il giudizio di uno dei suoi capi incaricati di redigere la “pagella” che periodicamente i vertici degli uffici giudiziari inviano al Csm. Nel caso della “scheda” di de Magistris il giudizio risulta così negativo da configurare una totale bocciatura. “Le sue tesi accusatorie sono cadute spesso per errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante? Sono emersi rilievi negativi per l’anomalia di molti provvedimenti adottati. I procedimenti di rilevante impatto sociale hanno trovato clamorose smentite? Nei provvedimenti si configurano violazioni manifeste di legge (addirittura diritti costituzionali) ovvero si radicano prassi senza alcun fondamento normativo, come in materia di intercettazioni… Le voci di capacità e preparazione presentano profili di evidente deficit, gravi vizi o lacune, tecniche di indagine discutibili, procedimenti fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma, attività carente dal punto di vista dell’approfondimento e della preparazione…”.
Solo dell’altro giorno la notizia che Palazzo Chigi dovrà risarcire con circa 26mila con Paolo Antonio Bruno, magistrato di Cassazione che la procura di Catanzaro, nel 2004, aveva perquisito e indagato per concorso in associazione mafiosa. A firmare quel provvedimento, poi rivelatosi abnorme, erano stati l’allora procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi (deceduto nel 2011), il pm De Magistris (dimessosi dalla magistratura a fine 2009 per entrare in europarlamento con l’Idv di Di Pietro) e l’aggiunto Mario Spagnuolo (ora procuratore capo a Vibo Valentia). A condannare lo Stato per almeno due “errori inescusabili” è stato il Tribunale civile di Salerno
Ora ne viene fuori un’altra di impresa del De Magistris Pm, e delle sue inchieste. A Parlare è Clemente Mastella, vittima eccellente dell’inchiesta Why not che il tempo ha visto sbriciolarsi come una “chiacchiera” di Carnevale.
“Giggino mi deve 20 mila euro -dice il leader dei Popolari per il Sud – non glieli chiedo perché aspetto che ci sia la definizione sul piano della seconda istanza”. Mastella ha ottenuto dal tribunale di Roma il riconoscimento di una richiesta risarcitoria nell’ambito del processo che ha condannato De Magistris per abuso d’ufficio in relazione all’incarico di pm nella procura di Catanzaro.
“Mastella farebbe bene a essere più cauto nel cantare vittoria – ha replicato il sindaco di Napoli – i 20mila euro non ce li ho e non glieli devo dare” la solita risposta arrogante di De Magistris, che le sentenze quando non gli sorridono non sembra tenerne mai molto in conto. De Magistis considera a condanna è “ingiusta e assurda” e, per questo motivo, dice di non temere “azioni risarcitorie”. Anche perché sulla cifra stabilita ribadisce di non averla a disposizione. “Sono un umile sindaco di strada – ironizza – e non ho gli stipendi d’oro di parlamentari e boiardi di strada che ogni tanto vengono pubblicati. Mi sono anche dimesso dalla magistratura 15 giorni prima di maturare la pensione”.
Naturalmente non sappiamo come stanno le cose e la giustizia continuerà a fare il suo corso. Quello che sappiamo sono questi sedici casi giudiziari al di fuori delle disastrose inchieste Why not, Poseidone e Toghe lucane non erano ancora incominciate. Giudicate voi.
1) Luigi De Magistris fu nominato magistrato di tribunale l’8 luglio 1996 e giunse a Catanzaro quell’anno stesso. Vi rimarrà quattro anni. Il primo procedimento di cui si ha notizia riguarda una contestazione per evasione fiscale a un impresario funebre che però muore prima del rinvio a giudizio. I parenti si oppongono all’archiviazione e all’udienza preliminare riescono ottenere il proscioglimento: “Il fatto non sussiste”.
2) De Magistris nel 2008 ipotizza illeciti finanziamenti della Regione Calabria per otto strutture alberghiere: 54 indagati tra i quali vari assessori. C’è anche Giuseppe Nisticò, presidente della Regione, e l’avvocato dello Stato Aldo Stigliano. Quest’ultimo viene prosciolto in udienza preliminare. Per il filone “hotel Sibari”, vengono prosciolti tutti gli imputati perché “il fatto non sussiste”. Nisticò e famiglia sono prosciolti anche loro. Il fratello del presidente regionale viene inquisito da De Magistris anche per falso ideologico e sottrazione di beni sequestrati: prosciolto dal gup. Filone “hotel Marina di Bruni e Marina di Marchese”, finanziati dall’Unione europea: 18 imputati (compreso un comandante di polizia, un assessore all’ambiente, il capo di gabinetto regionale) vengono assolti in primo grado e anche in Appello,
3) Inchiesta 1471/96 sulla cosiddetta “clinica degli orrori”: ne fanno le spese 21 incensurati di una clinica privata con accuse turpi: violenza contro un centinaio di malati mentali, omicidio, favoreggiamento di latitanti, falsi certificati per esonerare dei figli di mafiosi dal militare, sequestro di persona. De Magistris, a un anno dal primo arresto, lo incarcerò una seconda volta e tentò di coinvolgere anche Giuseppe Chiaravalloti, avvocato generale presso la Corte d’Appello e futuro presidente della Regione: ma il procedimento che lo riguarda, dopo varie intercettazioni telefoniche, finirà in nulla. L’udienza preliminare dell’’inchiesta “clinica degli orrori” sfocia in una sentenza di non luogo a procedere per tutti: De Magistris impugna la sentenza, ma nel gennaio 1999 la Corte d’Appello conferma i proscioglimenti. La vicenda si inerpicherà in un totale di 11 processi in 10 anni, e alla fine saranno assolti tutti gli imputati tranne uno: l’infermiere che aveva fatto da confidente di De Magistris. Il cardiopatico Bonura e il trapiantato di fegato Salvatore Moschella, invece, riceveranno 50mila e 180mila euro per ingiusta detenzione. La clinica, sputtanata, sarà ceduta. La Corte d’Appello liquiderà ingenti riparazioni anche per gli altri.
4) Prima inchiesta di De Magistris sulla massoneria. Il pm ipotizza che un gruppo di “muratori” si riunisca ogni venerdì per tramare contro la regione Calabria: vengono inquisiti in 31 per violazione della Legge Anselmi e truffa e associazione per delinquere eccetera. Poi gli inquisiti restano sei. In udienza preliminare verranno tutti prosciolti perché “il fatto non sussiste”.
5) Inchiesta 174/97 contro cinque assessori comunali accusati di abuso d’ufficio, tra essi la madre di un giudice di Catanzaro, dove lavora De Magistris. Vengono tutti prosciolti alla fine del 1997 perché “il fatto non sussiste” e per “assoluta inconsistenza dell’accusa”. De Magistris ricorre fuori tempo massimo.
6) Inchiesta 609/96 sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia di Catanzaro: diciassette indagati e “tentativo di abuso d’ufficio” e “tentativo di truffa aggravata” ipotizzati per tre personaggi che implicano la complicità dei vertici della magistratura catanzarese. Si ipotizza un ruolo della massoneria. Il sequestro del palazzo in costruzione viene subito revocato dal Tribunale della libertà. Viene coinvolto il procuratore Generale Giuseppe Chiaravalloti che sarà prosciolto in udienza preliminare e anche in Appello. Per quanto riguarda l’inchiesta sul nuovo palazzo di giustizia, quattordici indagati vengono archiviati e tre (febbraio 1998) vengono prosciolti perché il fatto non sussiste. De Magistris fa appello: respinto. Allora De Magistris trasmette alla Procura di Messina (competente su Reggio Calabria) una nota dove si ipotizzava che Chiaravalloti avesse rivelato dei segreti d’ufficio: archiviata. Dalla sentenza si evince che le indagini su Chiaravalloti erano cominciate quando era ancora avvocato generale a Catanzaro, cioè nella stessa sede giudiziaria dove operava De Magistris: una procura aveva indagato su se stessa.
7) Breve inchiesta con l’accusa di falso contro alcuni farmacisti comunali che a dire di De Magistris non avevano obliterato alcune fustelle, ossia i talloncini dei prezzi presenti sulle scatole dei medicinali: verrà fuori che i farmacisti non avevano potuto obliterare le fustelle perché proprio De Magistris, per altro procedimento, aveva sequestrato l’apparecchietto per l’obliterazione. Archiviato tutto.
8) Inchiesta Artemide che porta all’arresto per corruzione dell’assessore regionale all’Ambiente. Tre mesi di carcere, ma il processo non ci sarà per intervenuta prescrizione.
9) De Magistris nel settembre 2003 chiude le indagini sul sindaco di Catanzaro (e altri) accusato di svariati reati come falso, abuso d’ufficio e concussione. Nel gennaio 2008 tutti gli imputati (compreso il sindaco e il comandante dei vigili) vengono assolti perché “il fatto non sussiste”. Dalla sentenza si apprende che De Magistris ha condotto indagini “in modo poco distaccato e obiettivo… senza procedere ai necessari approfondimenti investigativi”. De Magistris ricorre in Appello, ma la sentenza viene confermata.
10) Inchiesta su irregolarità negli esami di procuratore legale: risulta evidente che, su 2301 partecipanti, 2295 avevano copiato. De Magistris però non riesce a dimostrarlo e il procedimento finisce in nulla.
11) Inchiesta su due villaggi turistici a Botricello (Catanzaro, 2003) ai danni di diciotto persone, 4 anni di sequestro, finanziamento europeo che va perduto. Nel maggio 2007 il gup proscioglie tutti i malcapitati e ne cita semmai la “condotta corretta e trasparente”. Altri due sequestri (2004) riguardano i cantieri per le strutture di Davoli Marina e di Berenice: secondo il pm la concessione edilizia (n. 15 del 23/5/2003) è irregolare, ma il Tribunale della libertà revoca il sequestro per insussistenza dei presupposti e la cosa è definitiva perché De Magistris non ricorre. Rimangono i danni, ma sempre meno gravi di quelli per il sequestro di Marinagri, grande comprensorio che prevedeva un porto marino e imponenti strutture. Il magistrato tenta di sequestrarlo una prima volta nel 2007, ma il Tribunale della libertà e la Cassazione rispondono picche. De Magistris ottiene ugualmente il sequestro ipotizzando violazioni del Piano Idrogeologico, anche se la competente l’Autorità di Bacino l’aveva ritenuto regolare. 1726 lavoratori devono fermarsi per più di un anno (senza contare i 293 acquirenti italiani ed esteri) ma De Magistris non concluderà l’inchiesta perché si candiderà alle Europee nel 2009. A Policoro, dove vivono centinaia di famiglie investite dal sequestro di Marinagri, si costituisce una “Associazione vittime di De Magistris”.
12) All’inizio del 2004 De Magistris prova a sequestrare un intero ospedale regionale, il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ma il gip respinge la richiesta. Il pm chiede l’arresto di dieci persone per associazione per delinquere in relazione a un appalto di lavanderia: il gip concede le manette solo per tre. Il 24 febbraio De Magistris si dispone da solo il sequestro, facendolo controfirmare a un altro magistrato. Il Tribunale della libertà revoca il sequestro ed evidenzia macroscopici errori di diritto: De Magistris non ricorre neppure. Il procedimento finirà a Roma per competenza, e nel luglio 2007, dopo aver giudicato inutilizzabili tutte le intercettazioni, è non luogo a procedere per tutti. Prosciolti. Altri due filoni sanitari finiranno con archiviazioni.
13) Inchiesta sul presidente della Regione Agazio Loiero, accusato di vari reati legati a forniture mediche all’ospedale di Catanzaro. Nel febbraio 2008 è accolta la richiesta di non luogo a procedere avanzata da un pm che ha sostituito De Magistris, che è in ferie. La sentenza non viene impugnata.
14) De Magistris manda ad arrestare cinquantasette persone con un’accusa da brivido: associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di clandestini da avviare alla prostituzione e al traffico d’organi. Gli arresti, d’urgenza, non passano neanche dal giudice. Tra gli ammanettati una stimata professoressa catanzarese già protagonista di iniziative nel mondo del volontariato: l’accusa si tradurrà nell’aver assunto una badante clandestina per la madre morente, eventuale reato che, notò il gip, non prevedeva neppure il carcere. Manco a dirlo, le assoluzioni con formula piena furono la regola per “totale assenza di prove”.
15) Nel 2004 De Magistris arresta sei persone (anche due ex deputati e un giornalista) e ne indaga trentaquattro tra prefetti, sottosegretari, assessori, consiglieri, magistrati e quant’altro. Accusa: associazione mafiosa, violenza, minaccia a corpo giudiziario. Finisce sequestrato anche un giornale che avrebbe ordito per delegittimare dei magistrati di Reggio Calabria. Il Tribunale del Riesame annulla molti arresti perché tra gli intercettati c’erano dei parlamentari. Il presidente dei gip archivia tutto e denuncia violazioni costituzionali nel comportamento di De Magistris, che intanto è stato trasferito a Napoli. Un altro filone vede l’assoluzione per tutti gli imputati. La Corte d’Appello di Catanzaro s’incaricò di versare i danni a tutti gli innocenti arrestati.
16) Inchiesta “Drug off” del 2006: 477 capi d’imputazione e 70 fermi per traffico di droga e traffico di auto rubate. Molti arrestati vengono subito liberati dal gip e dalla Cassazione. De Magistris in seguito viene trasferito a Napoli. In 18 scelgono il rito abbreviato: il gup decide per il non luogo a procedere. Un altro imputato muore. Tutti gli altri 51, otto anni dopo, sono assolti con formula piena.
















