Generazione Giamburrasca

di Eduardo Palumbo

Sono nati a distanza di pochi mesi uno dall’altro. Il più vecchio è Alexis Tsipras (luglio 1974), il più giovane Pablo Iglesias (ottobre 1978). In mezzo c’è Matteo Renzi (gennaio 1975). Sono i volti della nuova sinistra europea.

 Tsipras e Iglesias

Tsipras e Iglesias

Tsipras e Iglesias il partito lo hanno quasi inventato (Syriza e Podemos) partendo da zero, Renzi, invece, è cresciuto nella ditta dalle mille trasformazioni. Due sono già primi ministri, Tsipras in Grecia dopo regolari elezioni e Renzi in Italia, dopo regolare colpo di mano all’interno del Partito Democratico, il partito di maggioranza relativa del Parlamento italiano. Sono il nuovo che avanza, ma sono molto diversi e non stanno tutti dalla stessa parte. Anzi…

Tsipras e Kammenos

Tsipras e Kammenos

Di Tsipras, delle idee, delle proposte della Grecia che non ci sta e tenta di ribellarsi, sappiamo tutto. O quasi. Certo l’ultima minaccia ha sorpreso tutti. Il ministro della Difesa Panos Kamenos sta, infatti, mettendo a punto- secondo quanto ha scritto lo Spiegel – un piano per invadere l’Unione europea e, in particolar modo, la Germania con un’ondata senza precedenti di clandestini. “Se l’Unione europea abbandonerà la Grecia deve sapere che i migranti riceveranno i documenti e andranno a Berlino. E se fra gli immigrati ci saranno anche terroristi jihadisti,  l’Europa, per il suo atteggiamento con la Grecia, dovrà ritenersi essa stessa responsabile”.  slide_399466_4927698_free

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Podemos, la manifestazione di gennaio a Madrid

Dicevamo di Syriza e le bizze e le minacce greche sappiamo molto. Di Podemos, molto meno. L’hashtag è esplicito: #SinBancosSePuede. Senza tanti giri di parole, guerra alle banche. E già su questo si scala il primo solco da Renzi. Diversa sensibilità rispetto al mondo finanziario. Il programma di Podemos prevede un pacchetto di misure molto rigide per il settore bancario, fra le quali la possibilità di ritirare la licenza bancaria agli enti finanziari con condanne definitive per riciclaggio di denaro ed evasione fiscale e una nuova tassa per le banche che registrano utili superiori ai 5 miliardi di euro. Il ritiro della licenza di operare come banche è previsto anche per gli enti che operano in paradisi fiscali direttamente o attraverso filiali. Politica ben diversa da quella attuata dal governo italiano, ad esempio nei confronti di Monte dei Paschi di Siena, o di banca Etruria, tanto per citare due esempi clamorosi.

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Pablo Iglesias

Ancora. Anche Pablo Iglesias ha scelto sceglie il metodo del “crowdfunding” in vista dei prossimi appuntamenti con le amministrative e, probabilmente, anche per le politiche in programma a novembre. Appello ai simpatizzanti perché sostengano i candidati con il microcredito. In cambio, la semplice promessa di restituire i fondi una volta ricevuto il finanziamento pubblico che arriverà solo a urne chiuse e quando il partito avrà una presenza stabile nelle istituzioni. L’esperimento è già stato realizzato con successo in Andalusia, dove si voterà per le regionali il 22 marzo in seguito allo scioglimento anticipato dell’assemblea locale da parte della presidente Susana Díaz (il voto nazionale per le amministrative – municipi e comunità autonome – sarà due mesi più tardi). La candidata di Podemos al governo di Siviglia, Teresa Rodríguez, ha lanciato un appello che è stato subito raccolto dai simpatizzanti del partito: chiedeva 100mila euro, che sono arrivati nel giro di ventiquattr’ore sotto forma di piccoli versamenti attraverso la piattaforma Fiare Banca Ética.
Un meccanismo ben diverso da quello scelto dalla classe dirigente del Partito democratico. Piccoli sostenitori dal basso, non cene a mille euro a coperto, come ha fatto Renzi, salvo poi scoprire che fra i commensali –sostenitori c’era di tutto, come visto nello scandalo di Mafia Capitale.

MATTEO RENZI  ALEXIS TSIPRAS

Tsipras e Renzi

Per non parlare della linea politica, vero spartiacque della nuova sinistra di Tsipras e Iglesias da quella di Renzi. Ed il più intransigente, il più sferzante è stato Iglesias, che ha le mani libere per dire davvero tutto quello che pensa. “ Renzi è un democristiano, politicamente responsabile della presenza di Jean Claude Junker alla guida dell’Europa. E’ palese evidente, il contrasto fra quello che dice e quello che poi fa e prima o poi dovrà rendere conto della sua politica. La politica non può essere soltanto marketing e parole belle. Renzi è stato capace di far credere di essere la novità della sinistra ma, poi, ha riformato l’articolo 18 che contribuisce a distruggere i diritti dei lavoratori.”

 

 

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