di Giovanni Pasàn
God Save the Queen. Ora siamo più consapevoli del grande sterminato amore che il popolo inglese prova per la sua regina, che da 63 anni, fiera ed imperterrita regna sovrana, al di la degli scandali del figlio, della povera Lady D, dei nipotini più o meno ribelli.
Elisabetta, ci prendiamo una confidenza in barba ad ogni protocollo, ci è sempre stata molto simpatica. Per quella empatia naturale che accumuna tutti coloro, poveri o ricchi, che amano le corse dei cavalli, i purosangue e le scommesse (ricordate imputati e giudici in Febbre da cavallo?). Elisabetta che ha un gran bel da fare, visto che è regina del Regno di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ma anche di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Granada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, nonché di Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu.
Elisabetta, dicevamo, in cima ai suoi pensieri ha sempre avuto la scuderia reale, la giubba granata e gli alamari oro, l’allevamento, la Royal Stud, i puledri, gli anziani, un gran da fare perché Sua Maesta è presente, molto presente, e poi quest’anno ha avuto pure la grana con Michael Stoute, il suo allenatore, perché Estimate, il pupillo, vincitore della Gold Cup nel 2013, trovato positivo al doping (morfina) nel 2° posto nell’ultima Gold Cup dello scorso giugno all’ippodromo monumentale di Royal Ascot.
Dicevamo la regina Elisabetta II, 90 anni l’anno prossimo è molto amata, terribilmente amata. Secondo l’impertinente Rob Price, un giornalista londinese esperto di economia, però c’è una ragione molto valida sul perché tutti augurino lunga vita alla Regina: la sua morte sarebbe un gravissimo colpo per l’economia britannica, un disastro che costerebbe miliardi di sterline.
Perché? È presto detto, andiamo in ordine. Solo i due giorni di vacanza per il funerale e per l’incoronazione di Carlo costeranno intorno ai 5 miliardi di sterline, la Borsa chiuderà per un po’, la Bbc modificherà i programmi rinunciando a commedie e show, e perderà fatturato.
Il lutto nazionale sarà di almeno 12 giorni, costosissime le varie cerimonie. E’ già stato deciso da tempo con la Regina stessa pl cerimoniale per il funerale che ha un nome in codice: “The Bridge”. Per Diana, un milione di mazzi di fiori vennero deposti dalla gente davanti a Buckingham Palace, e 200 mila persone resero omaggio al feretro della Regina Madre Elizabeth, quando morì a 102 anni nel 2002. E potete scommetterci, per Elisabetta, le manifestazioni di affetto saranno sicuramente maggiori. L’ultimo sovrano britannico è scomparso 63 anni fa e quindi nessuno al governo e in Parlamento ricorda le procedure previste. Si presume che il Parlamento chiuderà per alcuni giorni e che i suoi membri dovranno giurare fedeltà al nuovo re .
Bisognerà poi cambiare tutte le banconote e tutte le monete che portano l’effigie di Elisabetta, da sostituire con quella di Carlo. Lo stesso accadrà per i francobolli. Tutto quello che porta la cifra reale “Eiir” (Elisabetta II Regina) dovrà essere buttato via: la sigla è presente sugli elmetti dei poliziotti, sulle cassette postali, sugli stendardi militari e su mille altre insegne.
Andranno cambiati anche tutti i passaporti, sui quali è scritta la richiesta di “Sua Maestà” (Her Majesty) di lasciar passare il titolare del documento. E dovrà essere anche modificato l’Inno nazionale, da God Save the Queen a God Save the King, e migliaia di registrazioni diventeranno inutili o per collezionisti. Cambierà anche l’aspetto di Trafalgar Square. Sul quarto pilastro, rimasto vuoto da 150 anni, verrà eretto un monumento alla Regina.
Ma non è tutto. E se alcuni dei 53 stati del Commonwealth, per 16 dei quali Elisabetta è ancora Capo dello Stato, dichiareranno la piena indipendenza approfittando del passaggio del regno a Carlo? Non ci vogliono neanche pensare a Buckingham Palace.












