La Germania della Merkel
discrimina le donne

di Ettore Lupo

 Paese che vai, pensioni che trovi. Ma non solo. Grosse disparità anche tra uomini e donne. E le sorprese sono davvero tante se si da uno sguardo all’indagine dell’Ocse.

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Partiamo da casa nostra. Secondo l’Ocse, le donne in pensione in Italia risultano molto svantaggiate rispetto agli uomini, perché quelle di età superiore ai 65 anni percepiscono mediamente il 32 per cento in meno dei pensionati maschi della stessa fascia di età. Una discrepanza che sarebbe il risultato di carriere più brevi da parte delle donne, che spesso sono costrette a lavorare part-time per conciliare lavoro e famiglia.  O ancora, di lavori sottopagati, se non proprio a nero. Le donne verserebbero minori contributi previdenziali e si ritroverebbero spesso in vecchiaia senza i requisiti minimi per accedere alla pensione, in ogni caso dovendosi accontentare del trattamento minimo.

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Angela Merkel

Ma la curiosità forte è anche un’altra. Anche se le pensionate italiane sono pagate decisamente meno rispetto agli uomini, non sono quelle che stanno peggio di tutti. A sorpresa spunta che a stare peggio di tutte sarebbero le donne in Germania, le donne della Merkel, dove l’assegno mensile per le pensioni è in media più basso del 45 per cento di quello percepito dagli uomini. Seguono il Lussemburgo (-44 ), l’Olanda (-41 ) e il Regno Unito (-40 ). I paesi più virtuosi, da questo punto di vista, risulterebbero l’Estonia (-5 per cento) e Slovacchia e Danimarca, dove la differenza di trattamento sarebbe inferiore al 10 per cento.

Perché, l’Italia, sta meglio di tanti altri Paesi? La risposta è semplice, due sono gli elementi chiave: l’alta incidenza del pubblico impiego tra la forza lavoro femminile e i trattamenti più o meno generosi che il sistema previdenziale del nostro paese ha sinora garantito anche a chi fosse privo dei requisiti minimi o a chi non disponesse, comunque, di un numero congruo di anni di contribuzione.

 

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