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Quel drago di Draghi

di Alberto Toro

Se l’Europa regge, se il sistema ancora non è crollato del tutto, il merito è di quel drago di Draghi che pur tra mille difficoltà è riuscito a guidare la Banca Centrale verso la realizzazione di misure di stimolo di una economia ormai ferita a morte.

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Come il quantitative easing (Qe) intervento straordinario che ha lo scopo di rilanciare l’economia dell’Eurozona, facendo scendere il costo del debito degli stati e i tassi di interesse, rilanciando il mercato del credito e fermando la deflazione, cioè il calo dei prezzi al consumo che si registra da un bel po’ di tempo in diversi paesi europei.

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Draghi va di corsa

In pochi parole Quantitative easing  (alleggerimento quantitativo) è una misura con cui la banca centrale effettua degli acquisti programmati di titoli finanziari (in particolare di bond, cioè di obbligazioni) negoziati sul mercato. In questo modo, a intervalli regolari, la Bce immette nel sistema finanziario una massiccia dose di liquidità che serve appunto per comprare i titoli. L’operazione Qe, è partita a marzo, la Bce ha incominciato a comprare titoli di Eurolandia per circa 60 miliardi, una misura che ripeterà ogni mese, immettendo così una cascata di soldi e di liquidità sul mercato.

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Come vanno le cose dopo neanche due settimane di prova? Ovviamente è troppo presto per poterlo dire, ma, comunque, sembrano riscontrarsi i primi segnali positivi. La ricetta di Draghi, sembra davvero funzionare.

La prima conseguenza che salta subito agli occhi è il riequilibrio che l’euro sta avendo con il dollaro, un rapporto di cambio che si sta allineando ad 1 contro 1, evento che non si verificava ormai da dodici anni. Uno scenario, è evidente, che favorirà le esportazioni, che renderà i prodotti Ue più competitivi sui mercati internazionali.

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONE

E la vendita della Bce di titoli di stato, si tradurrà a breve in banche con grande liquidità, che non potranno, a questo punto, non riprendere a fare economia, a comprare attività finanziarie, (azioni e obbligazioni societarie) e a dedicarsi ad attività reali (immobili). Uno scenario diverso da quello degli ultimi anni di sofferenza degli istituti di credito che saranno spinti così a dare più soldi in prestito anche ad imprese e alle famiglie. Si dovrebbe rimettere in moto, insomma, l’economia.

E tutto questo, la ripresa dell’economia nell’area euro, può, comprensibilmente, nel tempo dare una importante spinta ai consumi e alla crescita dei prezzi. Se cresce la fiducia tra gli operatori economici di Eurolandia, vi sarà anche un aumento delle aspettative sull’inflazione futura. L’obiettivo dichiarato del quantitative easing di Draghi è riportare l’inflazione europea attorno al 2 per cento. Secondo alcune previsioni già a fine 2015, si potrebbe arrivare all’1,5 per cento, contro il -0,3  registrato a febbraio.

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Ed in ultimo po,i il fantasma dello spread, i differenziali di rendimento tra i titoli di stato dei paesi europei e quelli della Germania, l’incubo della economia Italia e di mezza Europa. Lo spread tra i Btp e i Bund  oggi è tornato al di sotto degli 85-90 punti base, un livello che non si vedeva dal 2008. Il che permetterà ai Paesi di Eurolandia di pagare meno interessi sul proprio debito, risparmiando almeno 4-6 miliardi in un anno, che potranno poi essere utilizzati per dare un sostegno all’economia. Le premesse di una ripresa per ora ci sono, il quantitative easing sembra rispondere in pieno alle aspettative. Staremo a vedere.

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