Sgomma Pilelli

di Alberto Toro

Addio Pirelli. E’ nata la Pilelli. Inizia una nuova era, quella a maggioranza cinese dell’azienda statale China National Chemical Corporation (ChemChina). Un altro grande, grandissimo marchio italiano passa in mani straniere. Ancora uno.

BritishGP-Pirelli-tyres-01

pirelli-alla-cinese-650050

L’Alitalia degli emirati arabi uniti. La Fiat è americana, la birra Peroni sudafricana, Galbani francese. La Bianchi, quella della biciclette di Girardengo, Coppi e Gimondi svedese, la Ducati e la Lamborghini tedesche. Gancia è sovietica, Cinzano americana.  Krizia cinese, Fendi, Gucci e Pomellato francesi. Valentino  è della famiglia araba reale del Qatar. Potremmo andare avanti all’infinito.

Ancora un grande colpo, quindi. Questa volta cinese. Non è certo una novità, anzi. L’Italia ormai è al sesto posto per attrazione di investimenti cinesi. E basti pensare che solo nel 2010 non rientrava nemmeno all’interno della top 10. Del resto il premier cinese Li Kegiang ha manifestato l’interesse a potenziare i rapporti con il nostro mercato, in particolare l’import del Made in Italy.

bank_china_450

La verità è che i rapporti economici fra il nostro paese e la Repubblica Popolare sono sempre più stretti. Lo scorso ottobre Renzi ha firmato una serie di accordi con la Cina per 8 miliardi di euro. Spicca l’accordo tra Enel e Bank of China grazie al quale il gruppo italiano avrebbe ottenuto potenziali linee di credito per i prossimi cinque anni fino a un miliardo di euro.  Secondo il Cesif- Centro Studi per l’Impresa Fondazione Italia Cina, le imprese a capitale italiano partecipate in Cina sono 1250 e producono 18.000 miliardi di euro di fatturato, mentre le imprese partecipate cinesi in Italia sono oggi appena 187 e producono un fatturato pari a 2.852 miliardi di euro.

c3fa5dc5-9295-4298-b159-a445718761e0_large

Jianxin Ren, presidente di ChemChina

Jianxin Ren, presidente di ChemChina

Ma torniamo alla vicenda Pirelli. Per il numero uno del gruppo, Marco Tronchetti “l’operazione rappresenta una grande opportunità: l’approccio al business e la visione strategica di Cnrc garantiscono lo sviluppo e la stabilità di Pirelli”. Altrettanto entusiasta Jianxin Ren, presidente di ChemChina, che si è dichiarato altamente gratificato di “diventare partner di Marco Tronchetti Provera e del suo team per continuare a costruire insieme un gruppo di portata mondiale e un leader del mercato nell’industria globale dello pneumatico”.

Uno sguardo al complesso ed allo schema dell’operazione che prevede che i soci italiani e russi insieme abbiano meno del 50 per cento. Una nuova società italiana (Bidco) che sarà controllata dai cinesi attraverso due società (Newco, dove confluiranno in minoranza anche i soci di Camfin più i russi di Rosneft che si staccheranno dalla holding, e Holdco) comprerà prima il 26,2 per cento di Pirelli dall’attuale holding che reinvestirà parte dei proventi: 1,15 miliardi su 1,9 ricevuti. Poi Bidco lancerà un’Opa obbligatoria sul resto del capitale, e una volontaria sulle azioni di risparmio condizionata al raggiungimento di almeno il 30 per cento del capitale, sempre a 15 euro.

Lo scopo dichiarato dell’Opa è togliere, dopo un secolo, Pirelli dalla Borsa. A seconda delle adesioni all’Opa, i cinesi potranno avere un controllo che andrà dal 51 al 65%. Un’operazione da 7,4 miliardi che si conta di chiudere entro l’estate.

ARCO TRONCHETTI PROVERA AFEF JNIFEN MATTEO RENZI NAOMI CAMPBELL

Tronchetti Provera, Afef, Renzi e Naomi Campbel

Marco Tronchetti Provera – che oggi è presidente e ad del gruppo della Bicocca – resterà Ceo e vicepresidente esecutivo. E’ nel patto parasociale tra ChemChina, Cnrc, Camfin, Coinv e Lti (ovvero i russi di Rosneft). La cinese Cnrc, invece, “nominerà il presidente di Pirelli, con i poteri di legale rappresentante della società”. Nel caso in cui la società sarà tolta da Piazza Affari, Bidco, Newco, Holdco e Pirelli avranno 8 consiglieri di nomina cinese e 8 di nomina di Camfin e dei russi. Se resterà quotata 8 saranno nominati da Cnrc (tra questi il presidente, oltre al ceo Tronchetti), 4 da Camfin e dai russi e 3 di minoranza.

Si punterà con determinazione e decisione sulla specificità della tecnologia italiane. “il Centro ricerca e sviluppo e l’headquarters (la sede, ndr) di Pirelli continueranno a essere situati in Italia”. Ma non solo. Per autorizzare lo spostamento della sede come “il trasferimento a terzi della proprietà intellettuale di Pirelli” serviranno maggioranze rafforzate, pari al 90 per cento.

pirelli-calendario_980x571

Calendario Pirelli 2015

Ps. Notazione a margine. Ma i cinesi continueranno la delizia del calendario Pirelli? Nato nel 1963 il calendario Pirelli è famoso per la sua tiratura limitata e per non essere in vendita.

 

 

 

 

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore