di Ernesto Santovito
Inghiotti dal mare. Settecento morti, forse più. Numeri. Ecatombe, strage, carneficina, eccidio, massacro, macello, sterminio, scempio, mattanza. Perché no, genocidio. Che altro termine bisogna usare per mettere fine a tutto questo? “Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri in cerca di una vita migliore, affamati, perseguitati, sfruttati, feriti, vittime di guerre. Cercavano la felicità Bisogna vedere il volto di Dio in quello dei poveri. Invito a pregare in silenzio prima e poi tutti insieme per questi fratelli e sorelle” ha detto Papa Francesco nell’Angelus. Preghiamo. Ma non sarà così che il Mediterraneo finirà d’essere intriso di sangue.
L’Italia è inerme, l’Europa assente, quante altre vittime dovranno portarci le onde ? L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati parla di “un’ecatombe senza precedenti”. Eppure siamo qui a raccontare l’ennesima tragedia. Un peschereccio proveniente dall’Egitto con a bordo circa 700 migranti nel canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia. L’allarme è scattato intorno alla mezzanotte di sabato. Ad avvertire la sala operativa della Guardia costiera nazionale è stato il comandante del mercantile portoghese King Jacob che si stava avvicinando ad un peschereccio di circa trenta metri stipato fino all’inverosimile di migranti. Come purtroppo spesso già accaduto, alla vista dei soccorsi, i migranti hanno cominciato ad agitarsi spostandosi presumibilmente su un unico lato dell’imbarcazione che si è capovolta.
Sul luogo del naufragio è arrivata in tempi rapidissimi la nave Gregoretti della Guardia costiera che ha fino ad ora recuperato ventitré corpi. Sono una decina i mezzi che stanno partecipando alle operazioni di soccorso, tra unità navali, aerei ed elicotteri di Guardia costiera e Guardia di finanza.
Ma quante volte abbiamo sentito affermazioni del genere? E quante altre volte dovremo sentirle? Da quell’undici febbraio 2011 quando nel canale di Sicilia scomparve un barcone di circa 45 metri con a bordo forse oltre 200 immigrati, quante volte abbiamo dovuto annotare naufragi, morti, scomparsi, cadaveri? Ed ogni volta promesse, vertici, sopralluoghi, dichiarazioni di dolore. Un rosario di date e di morte. Solo alcune date, per ricordare.
– 4 marzo 2011: un barcone che trasporta 30 immigrati nordafricani naufraga nel Canale di Sicilia, a circa 40 miglia dalla coste del trapanese tra Marsala e l’isola di Marettimo. I migranti sono soccorsi dal motopesca mazarese Alcapa, ma durante le operazioni di trasbordo quattro di loro finiscono in mare, a causa del maltempo. Due vengono subito recuperati dai marinai del peschereccio mazarese, altri due invece scompaiono tra le onde del mare in tempesta.
– 14 marzo 2011: nel canale di Sicilia affonda un barcone con a bordo una quarantina di tunisini. Solo cinque di loro riescono a salvarsi, gli unici che sapevano nuotare, salendo su un altro barcone diretto a Lampedusa.
– 30 marzo 2011: nella notte tra il 29 e il 30 marzo un barcone con a bordo 17 immigrati partiti dalla Libia affonda a largo di Lampedusa. A raccontarlo sono i sei superstiti, secondo cui sarebbero annegati 11 loro compagni durante la navigazione.
– 3 aprile 2011: i corpi di 70 migranti morti probabilmente durante una traversata per raggiungere, forse, le coste italiane vengono
recuperati al largo della Libia, nei pressi di Tripoli.
– 6 aprile 2011: un barcone partito dalla Libia con 300 persone a bordo si ribalta nel canale di Sicilia a causa delle cattive condizioni del mare. A più di 12 ore dalla tragedia sono 51 le persone tratte in salvo mentre i dispersi da quanto emerge dal racconto dei superstiti sono oltre duecento.
– 8 maggio 2011: 527 profughi vengono salvati in extremis a Lampedusa da un barcone incagliato sugli scogli che rischia di capovolgersi, ma tre di loro, tutti giovanissimi, non ce la fanno e muoiono
– 1 agosto 2011: venticinque profughi, tutti uomini e non ancora trentenni, muoiono asfissiati nella stiva di un barcone partito dalle coste libiche verso Lampedusa. I cadaveri vengono scoperti dagli uomini della Guardia costiera una volta terminato il trasbordo degli extracomunitari.
– 11 ottobre 2012: trentaquattro migranti, tra cui sette bambini e undici donne, sono le vittime di un naufragio a 70 miglia da Lampedusa.
– 10 agosto 2013: sei migranti muoiono sulla spiaggia del lungomare della Plaia di Catania, vicino al “Lido Verde”, annegando nel tentativo di raggiungere la riva. Sull’imbarcazione arenatasi a circa 15 metri dalla riva, viaggiavano oltre 100 extracomunitari, soccorsi dalle forze dell’ordine e dalla guardia costiera e trasferiti nel porto di Catania per l’identificazione e i soccorsi.
– 30 settembre 2013: tredici migranti muoiono in uno sbarco sulla spiaggia di Sampieri, a Scicli, nel tentativo di raggiungere la costa. Presi a cinghiate i migranti, tutti uomini, erano stati costretti dagli scafisti a buttarsi in mare. Gli immigrati, circa 200, avevano raggiunto la costa ragusana a bordo di un peschereccio che si è arenato a pochi metri dalla riva.
– 3 ottobre 2013: al largo delle coste di Lampedusa si consuma una vera e proprio strage: in un naufragio muoiono 366 migranti.
– 29 giugno 2014: un barcone con a bordo circa 600 migranti e 45 cadaveri viene soccorso dalla Marina militare
– 19 luglio 2014: tragedia a largo di Lampedusa. Diciotto profughi muoiono asfissiati nella stiva di un barcone a circa 80 miglia dall’isola.
– 11 febbraio 2015: ventinove migranti muoiono assiderati in un naufragio a cento miglia da Lampedusa. L’imbarcazione era partita dalla spiaggia di Tripoli con altri tre gommoni con a bordo almeno cento persone su ogni mezzo. I superstiti parlano di centinaia di vittime oltre a quelle recuperate
4 marzo 2015: un barcone si rovescia nel Canale di Sicilia e sono 10 le vittime accertate.











