di Alberto Toro
Se Renzi non parla, non twitta, non sentenzia, non proclama, non annuncia, non attacca, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Avete sentito il Premier anche solo accennare alla vicenda della Legge Fornero, alla sentenza della Corte Costituzionale? Niente. Il silenzio. E questo vuol dire una sola cosa, in cassa non ci sono i soldi. Ed allora meglio tacere. Almeno sino alle regionali, figuriamoci.
Del resto stiamo parlando di cifre da capogiro: ufficialmente sono circa 5 miliardi di euro relativi alla sentenza che si basava sulle mancate rivalutazioni del 2012 e del 2013. Ma, è scontato, lo sblocco inciderebbe anche sugli anni successivi e, quindi, il conto raddoppierebbe attestandosi, a seconda dei differenti metodi di calcolo, tra i 9 e i 10 miliardi (addirittura 16,6 miliardi secondo il centro studi Nens dell’ex ministro Vincenzo Visco). Un brutto colpo, altroché. Stiamo parlando di qualcosa intorno allo 0,5 per cento circa del Pil che, sulla base delle previsioni attuali, porterebbe il rapporto deficit/Pil del 2015 oltre la soglia del 3 per cento.
Renzi è abituato ad andare al voto, avendo sempre un colpo a sorpresa, tipo quello degli 80 euro, inimmaginabile che possa andarci annunciando nuove tasse o brutte notizie. Ed allora per ora l’ordine di scuderia è smentire, smentire tutto.
“Non mi sembra che ci sia una manovra all’orizzonte”, il ministro Pier Carlo Padoan in audizione al Senato ha cercato di dissipare dubbi e sospetti. Ma senza molto successo, a dire la verità. “Stiamo cercando una soluzione che sia rispettosa della sentenza ma che minimizzi i costi per la finanza pubblica”. Il che vuol si traduce “con l’aspettiamo un miracolo”.
qualcuno parla, dice qualcosa. Come il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti, “Escludo che sia possibile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni. Lo si può fare al massimo per le fasce più basse. Per quelle più alte, sarebbe immorale, voglio dirlo chiaramente… Voglio sottolineare che questa è una opinione del tutto personale.”
La strada indicata quindi sarebbe, indicizzazione delle pensioni ma non per tutti. Già ma quali sono i tetti che si stanno studiando? Secondo alcuni l’asticella dovrebbe essere posta al livello dei 3.800 euro mensili lordi, otto volte il minimo, secondo altri ci si fermerebbe a 2.300 euro lordi circa. La platea sarebbe di 4,3 milioni di pensionati (sui circa sei che non hanno avuto diritto alla perequazione) per una spesa di 7,2 miliardi per gli anni 2012 e 2013 in caso di recupero al 100 per cento.
Incombe il fantasma della Fornero, insomma, sul governo Renzi. Anche perché gli euroburocrati di Bruxelles seguono da vicino la situazione. Premurosamente ci hanno fatto sapere “seguono con attenzione la situazione ed aspettano la decisione del Governo su come attuare la sentenza della Consulta per valutarne l’impatto sui conti”. La minaccia neanche tanto velata, è chiara. Risolvete le vostre vicende interne ma state ben attenti a rispettare le regole del Patto, perché la sostenibilità dei conti deve restare una priorità anche alla luce dell’alta spesa pensionistica.











