di Gianpaolo Santoro
La penisola del tesoretto. Servono un paio di miliardi per poter tamponare la grana pensioni? Ecco rispolverata l’idea della differenza (tra 2,5 e 2,6 per cento) tra il deficit programmatico e tendenziale 2015. Soldi virtuali denaro che non esiste e che maschera semplicemente la volontà del governo di fare ulteriore deficit spending, nuova spesa cioè non coperta da tagli o aumenti di tassazione, e che di conseguenza crea ulteriore debito.
Diavolo di un Premier. Aveva in mente con quei soldi di combattere la povertà in campagna elettorale. Riequilibrio sociale da urne. Ma poi è arrivata a valanga la decisione della Corte Costituzionale. Le sentenze non si discutono. Fino a poco tempo, il Paese aveva un mantra, prima di tutto la legalità. Le sentenze si rispettano, punto e basta. Ma ora…
Facciamo un piccolo passo indietro. La sentenza della Corte costituzionale ha ravvisato la violazione (degli articoli 3, 36 primo comma e 38 secondo comma della Costituzione) del decreto legge del governo Monti che ha operato il blocco integrale della perequazione per le pensioni di importo superiore a 1.217 euro netti. La sentenza, in poche parole, la ha inteso la necessità di garantire il potere d’acquisto delle pensioni.
Ed allora il governo che cosa si inventa? Un Consiglio dei ministri lampo, giusto il tempo di farsi due fotografie prima di andare a pranzo. “Dal primo agosto 3,7 milioni di persone riceveranno un bonus. Se prendi 1.700 euro di pensione lorda – ha spiegato Renzi – il primo agosto avrai il bonus di 750 euro. Se ne prendi 2.200 avrai il bonus di 440 euro”. Una restituzione una tantum che vale solo per il 2015. Sono esclusi 650 mila pensionati con assegno sopra i 3.200 euro lordi al mese.
Dal 2016, poi, chi guadagna 700 euro al mese avrà 180 euro all’anno (15 al mese) di rivalutazione rispetto all’inflazione, chi prende 2.200 euro, avrà 99 euro in più all’anno. E per chi prende 2.700 euro di pensione la rivalutazione sarà di 60 euro all’anno, 5 al mese. E per quanto riguarda le coperture, dal prossimo anno si attingerà ai flussi di cassa degli anni a venire e sarà inserito nella normale programmazione economica un meccanismo permanente di indicizzazione più generoso.
Bene: ma l’indicizzazione di tutte le altre pensioni? “Se dovessimo azzerare del tutto la norma bocciata dalla Consulta dovremmo restituire 18 miliardi di euro che andremmo a togliere a qualcos’altro: asili, infrastrutture”. Quindi non vedranno una lira. Una sorta di colpo di mano.
Insopportabile poi il solito giochino di tirarsi sempre fuori. “Quando questa norma è stata votata io tappavo le buche della città di Firenze. E’ il colmo che chi l’ha votata ora venga a dirci di restituire tutto”. Quando questa norma è stata votata il Pd era il partito di larga maggioranza fra Camera e Senato. Sono quegli stessi uomini che hanno votato la fiducia del governo Renzi dopo la nomina di Napolitano senza essere mai passato al vaglio del consenso popolare.
Una mannaia su tutte le altre pensioni. Già sono preannunciati milioni di ricorsi. “ Un vero sabotaggio della sentenza della Corte Costituzionale, un pasticcio che danneggia tutti. Peggio di così non si potrebbe fare”. Durissimo Riccardo Troiano, il legale che per conto di Federmanager e Manageritalia aveva patrocinato davanti alla Consulta la causa di un pensionato di Palermo che aveva sollevato la questione di legittimità della mancata rivalutazione delle pensioni decisa dal governo Monti. “ Dopo la sentenza della Corte – spiega Troiano – milioni di pensionati hanno scoperto di avere un diritto che prima non sapevano di avere. Oggi sanno già quello che spetta loro. E questa volta sarà la battaglia di tutti”.










