In aula la sua versione di come sono andate le cose in quella drammatica notte non è stata riconosciuta. Ed allora Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per il naufragio al largo delle coste del Giglio, la sua verità l’ha scritta in un libro. Un libro dedicato a coloro che hanno perso la vita. Un secondo naufragio.Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati. Per riproporre interviste e reportage dei giorni nostri.
Ci sono delle scelte che meriterebbero di essere meditate almeno 10 volte prima di renderle pubbliche. Una di queste è l’ultima uscita di Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per il naufragio al largo delle coste del Giglio. Ha scritto un libro sulla tragedia e l’ha dedicato proprio a loro, le vittime del naufragio.
Il libro scritto con la giornalista di Porta a Porta Vittoriana Abate è dedicato “a coloro che quella notte sono stati colpiti negli affetti più cari”, perché “a loro è dovuta la verità più che a ogni altro”. Le verità di Schettino, ovvio. Che al momento non coincidono con quelle del processo di primo grado che lo ha condannato alla galera. “Le verità sommerse”. “Il libro – spiega Schettino – ripercorre con il mio racconto e con gli atti del processo, minuto dopo minuto l’incidente della Concordia. È una risposta a tanti interrogativi rimasti in sospeso”.
Il volume conta ben 600 pagine, e al suo interno i lettori potranno trovare le voci della scatola nera, le testimonianze rese al processo dai passeggeri e dai membri dell’equipaggio ed anche alcune intercettazioni ambientali inedite. Infine ci saranno quelle che il comandante considera le “sviste” delle indagini: “Ho affidato a queste pagine le mie riflessioni – conclude Schettino – le mie valutazioni e quegli aspetti emotivi che le hanno accompagnate e finora mai raccontate”.
Un libro che farà discutere. Soprattutto per la dedica. Scrivere le proprie “verità” per contrastare le verità processuali è legittimo. Ma forse sarebbe servito più tatto, ed evitare di dedicare il testo a chi in quei drammatici momenti ha perso la vita.
(Claudio Cartaldo, il Giornale)









