di Carlo Paolo Visconti
Renzi 1 a Renzi 2. Una volta rottamatore, una volta mediatore. Una volta presidente del Consiglio, un’altra segretario del Pd. Sembra essere pervaso da un disturbo dissociativo dell’identità, due o più distinti stati di personalità che in modo ricorrente assumono il controllo del comportamento.
Viene in mente una gag di quelle che hanno fatto la storia della nostra televisione, un vero tormentone. “Volante uno a Volante due “, i memorabili duetti dell’agente Frontone (Alfredo Cerruti) e l’agente Frangipane (Arnaldo Santoro). La trasmissione era “Indietro tutta”, copyright Arbore, televisione d’altri tempi. La trasmissione di Renzi, invece, è “Avanti tutta”, pare che si sia di nuovo nella fase decisionista, quella di facciamo presto, non c’è tempo, abbiamo fretta. E si va avanti a colpi di fiducia. Come nel caso della Buona scuola. Prima annunciata una maxi conferenza Nazionale di tutti gli stati maggiori della scuola, dal ministro al bidello, poi l’improvvisa virata e si finisce in aula col maxiemendamento, alla faccia della valanga dei emendamenti, del confronto, della voglia di ascoltare e poi decidere. Voci sussurrate del Pd fanno un’analisi spietata. “Renzi non ha ancora assorbito la botta delle elezioni locali e procede a zigzag, un giorno dice una cosa e poi ne fa un’altra. Nessuna ciambella gli riesce più col buco, come testimonia anche il pasticcio sulla Cassa Depositi”.
E così dopo le polemiche e le minacce di non assumere i precari venne il momento del voto. Ma mentre il ministro Boschi chiedeva la fiducia tra i banchi del Senato si celebrava un vero e proprio funerale. Lo hanno organizzato per protesta i senatori del Movimento Cinque Stelle che, con il lutto al braccio, hanno portato in Aula lumini accesi e cartelli funebri con scritto “R.I.P scuola pubblica”. A loro volta i senatori di Sel che indossano magliette bianche con la scritta “Libertà di insegnamento” e “Diritto allo studio” usano fischietti contro il governo mentre la capogruppo De Petris se la prende con il ministro Giannini chiedendo “se davvero ha collaborato a questo schifo di legge”. Siparietto anche fra il presidente del Senato Pietro Grasso e la senatrice Maria Mussini del gruppo Misto. “Senatrice Mussini si tolga questa maglietta bianca con la scritta “Diritto allo studio”. “Che faccio uno strip-tease qui in Aula?”, ha risposto lei.
In questo clima di contestazione da circo alla fine il governo ha ottenuto la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo del ddl sulla Buona scuola, con 159 sì, 112 no e nessun astenuto. Quattro i senatori del Partito democratico che non hanno partecipato al voto: Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson, quest’ultimo assente. Ora il provvedimento passa alla Camera dove è atteso in aula il 7 luglio prossimo.
E così la riforma della scuola ha passato lo scoglio più difficile quello del Senato, nonostante le contestazioni, le proteste, le denunce, contestazioni. Gli insegnanti contestano soprattutto un passo della legge. “Il dirigente scolastico può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché posseggano titoli di studio validi per l’insegnamento della disciplina e percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire e purché non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso.”
Denunciano una non riforma. Andrea Gavosto presidente della “Fondazione Giovanni Agnelli” che ogni anno realizza un rapporto sul sistema d’istruzione interpellato da Il Fatto Quotidiano ha sottolineato che “In questa legge si quantifica un intervento di 30 miliardi spalmati su dieci anni: a fronte di risorse crescenti serviva l’ambizione di ridisegnare alcuni aspetti della nostra scuola a partire dalle competenze che vogliamo sviluppare, ai cicli, al tempo scuola da allungare, al tempo pieno alla primaria che non c’è in tutta Italia, al tema dell’inclusione dei disabili e degli stranieri. Tutti temi assolutamente fondamentali di cui non si è parlato. Si è discusso solo delle assunzioni e del ruolo del preside. Si è persa davvero un’occasione”. Governo Renzi bocciato.











