La vergogna di Roma

di Paolo Ariete

E’ scritto nelle carte, ma continuano a far finta di niente. E’ scritto in quella relazione del prefetto che Roma è praticamente soffocata dalla mafia, che la piovra malavitosa ha ormai esteso i suoi tentacoli ovunque, dentro e fuori i Palazzi, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i partiti. Ma tutti girano la faccia dall’altra parte. Per poi “indignarsi” scandalizzarsi quando muore il boss dei boss dei Casamonica e Roma si inginocchia a suoi piedi…

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Sulla facciata della parrocchia di San Giovanni Bosco troneggia un grande striscione: “Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso”.  Accanto due manifesti con su scritto “Vittorio Casamonica re di Roma” con il suo ritratto a mezzo busto ed una corona in testa, il Colosseo e il cupolone sullo sfondo.

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Il funerale è cominciato con una colonna di auto collocate ai lati, con corone di fiori, soprattutto rose. Una carrozza nera antica, con pesanti intarsi dorati, trainata da sei cavalli neri ha trasportato il feretro. Alla fine della messa quando è uscito il feretro (fra due ali di folla, tantissime donne che piangevano, si disperavano, applaudivano) è stato salutato da una “pioggia” di petali lanciati da un elicottero. Poi la bara è stata trasportata in una Rolls-Royce. Una banda ha suonato le musiche de “il Padrino”, tanto per chiarire le cose.1440083521-1440083504-lk-l-k

Se n’è andato così Vittorio Casamonica  capo dell’omonimo clan criminale, composto da nomadi che dagli anni ’70 si stabilirono a Roma, grazie anche alla collaborazione con la Banda della Magliana, ed occuparono le zone sud-est della Capitale, per poi estendersi a Castelli Romani e sul litorale con i loro traffici di droga, estorsioni, usura e racket.

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Questa è Roma, la capitale d’Italia, non Corleone. Anzi a dire il vero attualmente in Sicilia, così come in Campania e Calabria, i prefetti ed i questori   vietano ogni giorno i funerali anche di piccoli capibastone, proprio per evitare certe ostentazioni di forza che poi possono diventano terreno di coltura per la mafia.  Altrettanto non è avvenuto a Roma che è la capitale d’Italia. Perché? Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, che conosce bene come funzionano le cose a Roma ha detto che “la Prefettura non aveva alcuna contezza. Ne chiederemo conto, per cercare di capire, al di là dei clamori, eventuali responsabilità“.

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Questa è Roma, la capitale, la città dove tutti continuano a chiudere gli occhi… Mafia Capitale, ma si continua a far finta di non capire. Certo, ora tutti alzano le voci, ora tutti condannano, lanciano proclami. Sel che sino a qualche giorno fa era in giunta con Marino e che ora appoggia dall’esterno la giunta Marino si è scagliata veemente contro Angelino Alfano, il ministro degli Interni, dal tweet compulsivo all’arresto anche del primo ladri di polli. “Scene che sembrano prese da un film ma che accadono oggi nella realtà viva della Capitale del nostro paese. Non può essere consentito a nessuno l’apologia della malavita. Chiediamo che vengano prese le distanze da parte delle autorità religiose e pensiamo che le autorità civili debbano dare qualche risposta su quanto accaduto, a partire dalla questura. Quei funerali possono apparire un fenomeno di folclore, ma in realtà sono un messaggio chiaro di impunità da parte dei clan: esistiamo ancora e siamo potenti. Inaccettabile in uno stato democratico“. Anche Matteo Orfini, il tutore di Marino, presidente del partito democratico e commissario del partito a Roma condanna l’iniziativa: “Mai più. Roma non può essere sfregiata da chi la vorrebbe far diventare un set del Padrino“.

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Rabbia, impotenza, dolore. Perché a scempio si aggiunge scempio. Già perché la basilica di San Giovanni Bosco a Cinecittà, dove si sono svolti i funerali del boss Vittorio Casamonica, è la stessa chiesa che avevano scelto per la sua cerimonia funebre i parenti di Pergiorgio Welby, militante del Partito Radicale, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e per il diritto all’eutanasia. Welby era deceduto grazie all’aiuto di sanitari che diedero seguito alla sua volontà di porre fine alla sua lunga agonia. Per i funerali la moglie cattolica di Welby aveva scelto che la cerimonia religiosa venisse celebrata nella chiesa Don Bosco ma il Vicariato di Roma si oppose. A prendere la decisione fu il vicario generale per la diocesi di Roma, cardinal Camillo Ruini. Al super boss nessuno ha saputo dire no.

 

 

 

 

 

 

 

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