Le bugie di Gentiloni

di Eduardo Palumbo

Ricordate il tono fermo, fiero e soddisfatto del ministro degli esteri Paolo Gentiloni quando intervenne alla Camera smentendo in modo perentorio il pagamento del benché minimo riscatto per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo?

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Greta e Vanessa

Ricordate le parole? “Solo illazioni –disse Gentiloni- dai banchi del governo. Siamo contrari al pagamento di riscatti. L’Italia in tema di rapimenti si attiene a comportamenti condivisi a livello internazionale, sulla linea dei governi precedenti. Nel corso di questa vicenda si è poi sviluppata come di consueto una sorta di guerra mediatica fra i gruppi terroristici che non esitano a fare opera di disinformazione, attribuendosi rivendicazioni e facendo filtrare indiscrezioni prive di fondamento. Attorno a questo sequestro è gravitata un’ampia serie di personaggi che hanno tentato a più riprese di accreditarsi come mediatori e dalla cui attività di intossicazione si deve una impropria azione di vero e proprio depistaggio, con riferimenti iniziali all’Isis, minacce agli ostaggi e supposti riscatti“.

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Gentiloni al ritorno di Greta e Vanessa in Italia

Paolo Gentiloni e le cooperanti. Una bella pagina di televisione. “E’ stato un momento difficile per me, io ho 60 anni, e mi sono ritrovato a dover consolare due 20enni traumatizzate. Erano sotto choc. Ho chiesto loro se avessero subito violenza, mi han risposto di no. La prima cosa che mi han detto è stato grazie” raccontò il ministro ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7. Nessun riscatto, solo lavoro dell’Intelligence e della diplomazia. Un muro. Tutto negato, una versione unica. “Dodici milioni di euro per il riscatto sono una cifra buttata lì ad arte per scatenare la reazione dell’opinione pubblica. Proprio questa cifra rende poco realistico tutto –disse il presidente del Copasir (Comitato parlamentare di controllo dei servizi di informazione) Giacomo StucchiE’ assolutamente troppo alta. Non è mai stata pagata nella storia dei sequestri una cifra di questo tipo. E’ oltre ogni limite immaginabile“.

combo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo

Balle tutte balle. Ipocrisie di Stato. La notizia, pubblicata per la prima volta nei mesi scorsi da un quotidiano panarabo (Al-Quds al-Arabi) ora ha trovato conferma (l’Ansa ha ricevuto una copia digitale del testo della condanna emessa il 2 ottobre scorso dal tribunale Qasimiya del movimento Zenki nella provincia di Atareb). Per il rilascio di Greta e Vanessa, le due ragazze italiane rapite in Siria lo scorso anno, sarebbe stato pagato un riscatto di circa 11 milioni di euro.

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Lo dicono fonti giudiziarie di Aleppo  secondo cui una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata circa metà del riscatto. Il “tribunale islamico” del Movimento Nureddin Zenki, una delle milizie già indicata come coinvolta nel sequestro, ha condannato Hussam Atrash, descritto come uno dei signori della guerra locali, capo del gruppo Ansar al Islam. Secondo la condanna, Atrash si è intascato 5 dei 12 milioni e mezzo di dollari, equivalenti a poco più di 11 milioni di euro. I restanti 7 milioni e mezzo  sono stati divisi tra altri gruppi terroristici.

E La Farnesina? “Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenkin. In ogni caso non risulta nulla di quanto asserito”.

 

 

 

 

 

 

 

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