di Emiddio Novi
Donald Trump vuol disarmare la grande finanza. La pax americana era un affare per Wall Street, ma non lo era per il popolo americano. Che pagava le spese per le guarnigioni a stelle e strisce disseminate nel mondo a salvaguardia di investimenti, commerci, accordi, egemonie monetarie
Per non parlare del blocco industriale-militare, un’idrovora che ha pompato migliaia di miliardi di dollari dalle tasche degli americani.
I popoli e gli Stati d’ora in poi dovranno provvedere da soli alla loro difesa. I giapponesi, per esempio, vanno assecondati nel sogno ambizioso di riarmarsi e di ridiventare anche una potenza militare in grado di difendere la propria potenza economica.
Anzi, Trump è favorevole anche al riarmo nucleare del Giappone che dovrà fronteggiare l’espansionismo cinese. Tutt’altro discorso verso la Germania considerata in via di autodistruzione dotata com’è di una classe dirigente ingenua se non peggio.
La Nato, poi, è un’alleanza obsoleta che era sorta per fronteggiare un nemico, l’impero comunista, che non esiste più. Tanto è vero che fino a una decina di anni fa anche la Russia di Putin ne voleva far parte. Il grande parassita saudita protetto dagli Stati Uniti dovrà decidersi a farsi carico economicamente della sua difesa perché gli americani dovranno badare a loro stessi. Dovranno riscattare dalla miseria e dalla povertà decine di milioni di cittadini sacrificati per assecondare una strategia militare mondialista che proteggeva interessi estranei a quelli del popolo americano.
In realtà gli Stati Uniti vinta la seconda guerra mondiale si attribuirono il compito di dominio economico e finanziario del mondo.
Con strumenti come la Banca mondiale e il Fondo monetario permisero al capitalismo finanziario di prendere in ostaggio popoli e Stati e di utilizzare come guardie carcerarie l’esercito americano. Il dollaro divenne la moneta necessaria per gli scambi commerciali tra i Paesi del mondo libero e dopo gli accordi di Bretton Woods le monete dei singoli Paesi dovevano stabilizzare il loro tasso di cambio rispetto al dollaro. Con queste politiche finanziarie gli Stati Uniti sostituirono la talassocrazia inglese nel dominio dei mercati finanziari.
Londra aveva dominato i mari, Washington i cieli. La speculazione e l’usura internazionale troveranno negli Stati Uniti una potenza imperiale che asseconderà tutti i loro progetti, dal mondialismo al progetto della Cina potenza manifatturiera che costerà al popolo americano la chiusura delle fabbriche e milioni di posti di lavoro. Per tutelare la finanza, la speculazione e l’usura internazionali gli Stati Uniti furono costretti a dotarsi di un esercito imperiale che non conosceva rivali al mondo. L’implosione comunista fu provocata anche dall’inutile e costoso tentativo di inseguire l’America nel riarmo reganiano delle cosiddette guerre stellari.
Trump vuole smantellare proprio questo apparato imperiale, ritenuto troppo costoso per il Paese e anche in contraddizione con i loro interessi strategici. È chiaro che Trump con questo tipo di opzione militare si pone fuori dalla logica imperiale turbofinanziaria. Fino ad ora la forza militare americana era stata anche impegnata a garantire l’ordine mondiale nel quadro della globalizzazione turbofinanziaria.
Questa rottura radicale con il sistema dominante finanziario, politico, militare, strategico spiega le ostilità che la candidatura dell’imprenditore sta incontrando tra i poteri dominanti e la manipolazione in corso di tutti i suoi discorsi, interpretati come espressioni di un folle, eccentrico, capriccioso, irresponsabile miliardario.











