Le piccole Bagnoli dimenticate

 di Giuseppe Mazzella

 L’eterna questione del risanamento ambientale e del rilancio produttivo di Bagnoli ad oltre vent’anni dalla chiusura di quello che era il più importante polo industriale di Napoli restano al centro del grande dibattito  sullo sviluppo ed il futuro di Napoli, città dove si concentrano tutte le possibilità e tutte le contraddizioni del Mezzogiorno d’ Italia

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Il risanamento di Bagnoli è diventato una questione di principio per il presidente del consiglio Matteo Renzi che ha avocato al Governo – esautorando il Comune di Napoli – la piena responsabilità del Governo Nazionale per risanare un’area vastissima che deve diventare la direttrice fondamentale per il rilancio di tutta l’economia napoletana. Il Governo ha nominato un Commissario Straordinario  con ampi poteri di intervento e di utilizzazione di circa 270 milioni di euro per la riqualificazione ambientale;ha costituito una “ cabina di regia” composta dai rappresentanti di tutti gli enti pubblici che a vario titolo concorrono nella responsabilità del complesso di opere pubbliche e di interventi privati che dovranno essere effettuati. Entro il 14 maggio dovrà partire concretamente il programma approvato il 30 marzo.

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Renzi e De Magistris, rapporti difficili

Le cronache napoletane dei giornali sono piene di dichiarazioni al vetriolo sia del presidente del consiglio sia del sindaco di Napoli ma appare chiaro che il Governo vuole eliminare questa “ vergogna nazionale” come ha dichiarato Renzi sostenuto dalla candidata a sindaco del Pd, Valeria Valente.

Essendo il rilancio di Bagnoli il più importante problema della Città -Capitale e quello che richiede più fondi, passano giocoforza in secondo piano tutte le altre “piccole Bagnoli” disseminate nella grande area metropolitana e delle isole partenopee.

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Le terme di Agnano

 

Il Comune di Napoli è alle prese con il salvataggio delle Terme di Agnano i cui 63 dipendenti non ricevono lo stipendio da tre mesi mentre non si riesce a trovare un investitore privato per una società di capitale di proprietà del Comune di Napoli in pieno stato di insolvenza finanziaria.

La Città di Castellammare di Stabia facente parte della ex-Provincia di Napoli ora Città Metropolitana ha una popolazione di oltre 66mila abitanti – oltre 10 mila in più del capoluogo di Provincia Avellino –  ha il gravissimo problema della funzionalità dell’antico centro termale di proprietà del Comune sempre per questioni di redditività e di liquidità finanziaria.

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Le Terme di Castellammare

Gravissimi problemi causati dalla deindustrializzazione li ha anche Torre Annunziata, una città di 43 mila abitanti, con un alto tasso di disoccupazione.

L’elenco potrebbe continuare e toccare tutti i 92 Comuni della Città Metropolitana di Napoli con il suo “ ente locale” al posto della ex-Provincia diventato l’oggetto misterioso del sistema autonomistico italiano regolato da un poderoso Testo Unico. Ognuno di questi Comuni ha una sua piccola Bagnoli, un problema più grande degli altri che assume grande dimensione in proporzione alla dimensione del Municipio, ai suoi abitanti e dal suo sistema economico.

E’ noto che non è mai nato nella ex-Provincia di Napoli un praticabile Piano di assetto territoriale che avrebbe dovuto attuare una Coesione sociale ed economica delle diverse municipalità. La Regione Campania ha approvato nel 2008 un Piano Territoriale individuando 45 Sistemi Locali di Sviluppo per 500 Comuni. 8 di questi Sistemi Locali di Sviluppo sono stati individuati nella ex Provincia di Napoli. Ma non è stata prevista per questi Sistemi una “ cabina di regia” anche in vista della utilizzazione dei fondi europei del piano 2014-2020 che per la Regione Campania dovrebbe essere in sei ani una cifra di 20 miliardi di euro.

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E’ probabile che se le autonomie locali non riusciranno ad auto-governarsi qualche mese prima della scadenza del 2020 la Regione nominerà “ Commissari” che cercheranno alla meno peggio di “ non perdere i finanziamenti” e dovranno approvare opere ed interventi non necessari , come rifare una piazza  o una strada o un programma “ digitale”, mentre non riusciranno a promuovere investimenti produttivi capaci di generare occupazione. Perché questo è il vero problema: creare occupazione stabile e non occasionale o “ consulenziale”. E’ già accaduto negli anni ‘ 80 con l’ ultima legge per il Mezzogiorno gestita dalle Regioni e con l’ ultimo piano 2007-2013 dei fondi europei  che hanno mostrato grande utilità quando non sono stati gestiti dai Comuni come il caso degli interventi per gli edifici scolastici che pur essendo di proprietà dei Comuni sono stati assegnati direttamente all’istituzione scolastica.

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Pio Monte della Misericordia e ex Capriccio

Il metodo scelto dal Governo per Bagnoli è quello giusto: definire la Responsabilità Istituzionale, arrivare alla concertazione, sentire il territorio. Dovrebbe essere applicato anche nell’isola d’Ischia perché qui c’è una Bagnoli che si vede ad occhio nudo e che è rappresentato dalle rovine del complesso monumentale del Pio Monte della Misericordia al quale si è aggiunto l’ex- Capricho de Calise a Casamicciola che è oggettivamente l’area industriale in crisi dell’intera isola d’ Ischia. Ci sarebbe bisogno di un Commissario regionale o governativo, una cabina di regia, un ascolto del territorio.

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Massimo Villone

Anche qui la noi acquista validità l’ osservazione del professore Massimo Villone sulla politica “ di oggi che ha sostanzialmente azzerato il ruolo dei corpi intermedi – partiti, sindacati – dissolti o messi ai margini. Così facendo ha perso i canali d’ ascolto e i sensori che la tenevano in contatto con il paese”.

 

 

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