Ma Varane non è Varenne

 di Adolfo Mollichelli   –

 La Nazionale m’è cara, il campionato prende un po’ tutti noi divisi tra guelfi e ghibellini del balòn. E pure questo calcio d’interessi e premi e palloni d’oro, argento e mirra e di coppe da rivedere e correggere e si vocifera che una terza ci vuole – ma una volta c’erano Campioni, Coppe e Uefa e fu detto che non andavano bene – beh, confesso che tutto ‘sto bailamme comincia un po’ a stufarmi. Un Pallone Gonfiato. E pure immorale.

Rafael Varane

Raphaël Varane

Quando ho appreso che il fondo qatariota che manipola il Psg destina fior di milioni di euro (stipendi a parte) a Neymar, Mbappé, Cavani e compagnia bella per andare a ringraziare i tifosi sotto gli spalti a fine partita, mi son cadute le braccia.

Aveva capito tutto tanto tempo fa quel genio di Rino Gaetano che cantava “spandi, spendi, spendi, spandi effendi”. Scusatemi, ma anch’io, nel mio piccolo m’incazzo.

Adolfo Mollichelli 4

Adolfo Mollichelli

Dallo zero gol del Meazza pieno come un uovo al sotto zero (che freddo!) di Genk che diventerà meta di pellegrinaggio perché l’Italia partorì un gol, evviva, e spezzò le reni ai figli di Trump di bianco vestiti, che hanno menato come fabbri.

Altro che amichevole. Intanto, Insigne già pensava al Chievo che senza Ventura in panca è un po’ meno debole del solito.

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Matteo Politano

E Chiellini centopresenze, settimo nella graduatoria dei fedelissimi in azzurro, rivolgeva il pensiero alla Spal che una volta fu di Massei e di Capello e che ora appartiene a Lazzari e ad Antenucci il bomber molisano con barba da frate.

E volete che Politano goleador istantaneo non abbia pensato e meno male che ho giocato una manciata di minuti perché c’è il Frosinone alle porte e dobbiamo dimenticare la scoppola sonora di Bergamo?

Tra Milano e Genk, un numero spropositato di azioni e tanti minuti di possesso palla (che serve a ben poco se non la butti dentro) e uno score di una sola rete fatta e nessuna al passivo. Ergo: non sappiamo più segnare ma in compenso sappiamo sempre tenere ben chiusa la porta di casa. Non con il catenaccio bensì con il tiqui taca di casa. Con la Banda Bassotti: Verratti, Florenzi, Insigne, Barella, Chiesa, Sensi. E con qualche corazziere, tanto per gradire, gentilmente prestato dal Quirinale.

Roberto Boninsegna

Roberto Boninsegna

Una volta avevamo Riva e Boninsegna, Bettega e Paolo Rossi. Oggi abbiamo Belotti e Immobile, ma il granata non è ben visto dal ct che ha sarto a Napoli. E pare che Balotelli potrebbe tornare sempreché alleggerisca i lobi appesantiti da orecchini di diamante. E allora, attacco frou-frou e un po’ di Lasagna che sa tanto di scherzo di Carnevale e la speranza che il millennial Kean faccia un po’ di partite in campionato.

Attenti a non perdere Chiesa che, ingobbito più del solito, m’è parso giù di corda e infastidito per quel lancio in verticale che spesso i centrocampisti ritardano oltre il lecito.

Il mio amico Gattuso avrebbe promesso una visita a Lourdes se solo gli resteranno undici titolari undici almeno per un mese. Contro la Lazio gli mancherà anche il Gonzalo che Almodòvar pare abbia scelto come attore principale del suo nuovo film: hombres al borde de un ataque de nervios (uomini sull’orlo di una crisi di nervi).

Fabiàn Ruiz

Fabiàn Ruiz

Sono curioso di vedere se Carletto Ancelotti, ribattezzato Sopracciglio Alzato, felice di essere stato intervistato dalla dilettevole Diletta per un tempo infinito trattandosi di Dazn, mi accontenterà facendo giocare titolare – o almeno più spesso – quel magnifico jugador che risponde al nome di Fabiàn Ruiz che venendo da Siviglia ha piedi da flamenco.

Kalidou Koulibaly

Poi, ci proporranno i palloni d’oro, i primi senza Messi e Cristiano Ronaldo monopolizzatori dell’ultimo decennio. E passi per Modric e Mbappé ma quel Varane che non è mica Varenne sa tanto di vendetta di Florentino Perez, consumata a danno del CR7 che gli sbatté la porta in faccia.

E spero vivamente che il Pallone Africano vada a Kalidou Koulibaly il gigante d’ebano che abita a Posillipo ma che non disdegna di passeggiare tra i bisognosi. Viva, viva ‘o Senegal, cantava Pino Daniele.

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