Chiacchiere a gol gol

  di Adolfo Mollichelli –

Subito, subito: sto con Allegri, abbasso Adani. Ed anche Bukovski: la gente che crede di sapere sempre tutto è proprio quella che non capisce mai un cazzo (scusate, ma Charles è sempre stato irriverente). Premessa: odio le liti, televisive e non. Una maggiore educazione, respect, farebbe bene a tutti, politici compresi. Non parliamo poi degli interventi sui social, asociali. Allegri: ora stai zitto, parlo io. Adani: stai zitto, lo dici a tua sorella. In napoletano, più incisivo e musicale: a soreta. Niente di che, c’è stato e ci sarà di peggio.

 allegri_adani_750.jpg_982521881Il tutto è cominciato quando Adani ha sentenziato: rivendichi uno spazio ma non dici cose serie e sensate.

Ed è a queste neanche tanto larvate offese che il conte Max, livornese e fumantino, non ce l’ha fatta più. Sto con Allegri, in questa querelle, anche se non è che mi piaccia più di tanto come fa giocare la Juve, raramente bella a vedersi, molto spesso piegata su due linee che arretrano a prescindere, lasciando isolato Cristiano Ronaldo che, non è un caso, invita più volte, durante un match, i compagni a salire e il conte Max fa finta di niente.

Adolfo-Mollichelli -4

Adolfo-Mollichelli

 

Abbasso Adani e non solo per il colore orribile delle giacche che indossa. Perché è presuntuoso e saccente e pretende di spiegare perché così e perché cosà e che cosa avrebbe dovuto fare Tizio e che cosa non avrebbe dovuto fare Caio, e lasciamo perdere Sempronio.

Una sfilza di numeri e numeretti, una litanìa di interventi presunti tecnici. Come andava trattata la palla, il perché di una scelta (presunta) errata. In linea con la moda paroliera che da un po’ di tempo ha ridotto il gioco del calcio ad uno sterile tecnicismo che ha messo da parte estro e fantasìa. E qui mi sforzo di capirlo il Lele dalle giacche improbabili che mi ricorda il capolavoro di Boyle: il bambino con il pigiama a righe.

Daniele Adani

Daniele Adani con la maglia dell’Inter

Mi sforzo di capire quella sorta di nemesi che vive l’Adani dalla folta barba, quel suo parlare come rapida di un fiume perché più ciarla e più dimentica di essere stato un pedatore men che mediocre. Fossi nel telecronista di turno, con Adani commentatore (non giornalista, per carità), gli direi certamente: ora sta zitto, descrivo io.

Godo a vedere in tv le partite senza l’audio (a volte con Dazn anche senza video…) perché mi danno fastidio tutti i bla-bla-bla. Avendo masticato calcio fin da bambino, avendo seguito da inviato mondiali, europei, finali di Coppe Campioni e Champions, per grazia di Eupalla non ho bisogno di supporti tecnici il più delle volte stucchevoli. Per non dire, poi, delle analisi del dopopartita che sviscerano ulteriormente fatti, pensieri ed opere che già sono stati oggetto di bla-bla-bla in diretta. Una palla infinita. Ah, dimenticavo tutte le volte che ad un gol i microfonati pastori delle meraviglie urlano: ma che gol ha fatto! E qui c’è da sganasciarsi dalle risate.

Allegri al Pescara

Max Allegri con la maglia del Pescara

E mai che cronisti e commentatori dicano una sacrosanta verità e cioè che la maggior parte dei calciatori italiani peccano nei fondamentali.

E come potrebbe il Lele dalle giacche orribili rivedere in un Rugani, ad esempio, il mediocre pedatore che fu. Sto con Allegri quando sostiene che il calcio è semplice. Anche monsieur Platini lo sosteneva: “sei un buon giocatore se sai dare la palla a destra, a sinistra, in profondità e se non sai fare questo puah (francesismo) allora è meglio che cambi mestiere”.

Ci vuole l’organizzazione, ci vuole un’idea, ci vuole la strategìa, ci vuole la tattica – con quanti meno schizzi sulla lavagna possibili – ma soprattutto i piedi buoni ed una testa intelligente che li sappia guidare con impulsi rapidi. Faccio un esempio prendendo spunto da un avvenimento recente: Inter-Juve. Quale schema su lavagna avrebbe mai potuto disegnare il sontuoso tiro al volo di Nainggolan. E la rasoiata di Cristiano Ronaldo.

FC Internazionale v Juventus - Serie A

Nainggolan dopo la prodezza con la Juve

A proposito della quale ho ascoltato e letto l’ennesima atroce corbelleria: Skriniar non avrebbe accorciato in tempo. Lo stava facendo il gigante slovacco, ma CR7 l’ha preceduto. Il calcio nella sua semplicità è anche questione di tempi.

Ah, un’ultima cosa, un ricordo lontano. C’era un valente allenatore delle giovanili del Napoli che dispensava consigli tattici durante la settimana e quando arrivava il momento della partita raccomandava: guagliù, mettite ‘o pallone dint”a porta. La sintesi del calcio. Ed ora, conte Max, davvero sto zitto.

 

 

 

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Un pensiero su “Chiacchiere a gol gol

  1. Bruno Pezzella

    Caro Adolfo, tutto quello che hai scritto è una forma di paradosso. Mi spiego: hai usato parole, periodi, citazioni che sono lontani anni luce dal quello che è, o che è diventato il calcio. Un paradosso appunto, voler argomentare e descrivere, analizzare un battibecco volgare nella forma, nei contenuti, nei sottintesi, e tutto sommato nella pochezza morale che sottintende. Un alterco, nel quale si sono fronteggiati da un lato un “lei non sa chi sono io” e dall’altro un “ho studiato e ne so più di te” . A ben vedere la sintesi, la sublimazione il paradigma di questo povero paese. E così mente Bielsa, ordina ai suoi giocatori di far segnare gli avversari, perché ritiene antisportivo il modo con il quale ha ottenuto il vantaggio, il nostro Allegri zittisce Adani reo di aver ribadito la pochezza del gioco della Juve. E’ la iena ridens ( questo è per me l’allenatore della Juve, ché di toscani migliori ce ne sono tanti) contro lo spinone di campagna, l’aziendalista contro il pezzente “sagliuto”, l’arroganza di chi sa di poter fare e dire tutto, e di essere protetto dalla stessa rete che gli chiede accondiscendenti opinioni, contro uno che parla, parla, straparla, ma che ogni tanto dice qualche verità. Nel paese della censura preventiva, nel paese del “il culo è mio e lo gestisco secondo opportunità”, caro Adolfo, io parteggio per il buon Adani, che – c’è da giurarci – come già Pistocchi e Tacchinardi (notò che alcuni avversari della Juve si scansavano, fu rimproverato e da allora dice tutto il bene possibile della sua ex squadra) passerà un brutto quarto d’ora, non soltanto mediatico.- Caro Adolfo in questo circo paesano che si agghinda di lustrini, che si improfuma senza prima lavarsi, preferisco i più deboli, preferisco i più onesti, e soprattutto coloro che hanno il coraggio di mettersi, anche se timidamente, contro il potere e contro tutto ciò che lo rappresenta. E così una lite da bar diventa la parabola di una condizione sociale dove la prepotenza non accetta contraddittorio, la furbizia, un’arte da imitare, e, per converso, la cialtroneria, la falsa conoscenza e la semplificazione ( e non la semplicità del calcio) peccati veniali nel barnum squallido uno sport che non dà più emozioni.

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