La nave dei fantasmi

di Eduardo Palumbo

Agli occhi di tanti era troppo bella l’occasione, la grande rivincita, il riscatto dopo il fango della tragedia del Concordia, Schettino il capitano pauroso,  onta incancellabile del vecchio popolo di poeti, santi e navigatori che neanche in mare rispetta più le regole, quella del Comandante che per ultimo lascia la nave, l’orgoglio e il potere, perché lui sia una nave o un battello è l’unico che comanda, nel bene e nel male, tocca a lui affrontare l’emergenza di un naufragio e, se è inevitabile, affondare con dignità.

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Ed, allora, sentire le parole di Argilio Giacomazzi, 62 anni, 40 trascorsi in mare, avevano riempito il cuore, quelle parole scandite con fredda determinazione via radio con i soccorsi “Sarò l’ultimo a mettere i piedi fuori da qui” risuonarono come una rivincita divina, l’occasione irripetibile per gonfiare il petto. A cominciare da Renzi sino al comandante Giorgio De Falco, il responsabile della Capitaneria di Livorno, famoso per l’ordine perentorio di tornare a bordo della Costa Concordia, piegata su un fianco davanti all’Isola del Giglio, che diede via radio a Francesco Schettino , tutti in coro ad esaltare le gesta di questo marinaio, un peana senza fine. Un eroe.

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Schettino e Giacomazzi

I social network sono impazziti, alle manovre di salvataggio. ” ecco un vero italiano, un vero comandante”, “toglici gli schiaffi dalla faccia, dimostra a tutti come si gestisce il proprio equipaggio”,  “il riscatto di tutta la Marineria italiana dopo il caso Costa Concordia”, “Schettino, guarda e impara”.

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Argilio Giacomazzi

Che per una persona che ha compiuto il suo lavoro, anche se con coraggio, è comunque, sfrondando retorica e nazionalismi, da considerarsi un paradosso. E cominciare a credere che chi non ruba o prende mazzette, chi non imbroglia il prossimo, chi non vive di tangenti, insomma, chi svolge correttamente il proprio lavoro, sia un “eroe” è una catastrofica deriva.

Ma, magari, fosse solo questo. L’enfasi del Capitano coraggioso ha sino ad ora attutito i contorni di una vicenda che ha dell’incredibile, con la storia di cento fantasmi ancora tutta da scrivere.

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il comandante della Norman Atlantic, Argilio Giacomazzi, è accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.  Sotto la lente d’ingrandimento anche le procedure di sicurezza attivate dopo il rogo fino alle fasi di evacuazione. Si moltiplicano le accuse dei passeggeri, indice puntato sull’equipaggio. “Non hanno fatto niente”. Ma il mistero tragico è quello della doppia lista passeggeri, dei clandestini che tutti danno per scontati. All’appello della Procura di Bari mancano 100 persone… Soltanto il recupero del traghetto potrà fornire le prime risposte. Ma gli interrogativi si inseguono.

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I magistrati pugliesi dovranno prima di tutto appurare perché – se è vero che il primo allarme incendio era stato lanciato alle 4.21 quando la posizione della nave era a circa 30 miglia dalla costa salentina – ci si è messo tanto ad intervenire, lasciando la nave per 37 ore in balia di una tempesta tra la Grecia, l’Albania e l’Italia. Ma non è tutto. Bisognerà scoprire dove e come sia scoppiato l’incendio. Se nei garage che trasportavano auto e camion, oppure nella stiva, o ancora nella sala macchine. La Norman Atlantic è stata varata appena cinque anni fa. Solitamente le navi hanno porte tagliafuoco e compartimenti stagni, sistemi automatici per isolare allagamenti e incendi. Eppure la nave era ingovernabile (senza propulsione e timone), l’impianto elettrico fuori servizio (anche quello di emergenza), i sistemi antincendio inutili (o inutilizzabili). Non sembra possibile una catene di sfortunate coincidenze. Così come appare incredibile avere cento clandestini a bordo. La Norman Atlantic è una tragedia ancora tutta da raccontare

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