Poveri ma belli

di Ernesto Santovito

A Napoli, c’era un uomo alto e magro che conosceva tutte le case dove erano bambini e, arrestandosi lì sotto, gridava con la sua voce stridula: Provvidenza! Allora il bambino veniva, salutava e l’uomo e gli dava un soldetto, o un frutto, o un pezzo di pane… (Matilde Serao, Leggende napoletane).bambini_scampia_droga

Poveri, sempre più poveri. Poverissimi. Tutti. Il Paese soffre, è in ginocchio. Cresce la disoccupazione, chiudono le aziende, aumentano a dismisura gli sfratti. Senza lavoro, senza casa, Senza tutto. Ma se il Paese è in ginocchio, il Sud è da un pezzo sdraiato, per terra. Inerme.

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Facciamo un po’ di conti, carta e penna. Facciamo un salto indietro di cinque anni, partiamo dal 2008, la crisi ci stava già divorando ma ancora non ce n’eravamo veramente accorti. Gli italiani più poveri, poco più di 18 milioni di persone, avevano una ricchezza che era pari al doppio del patrimonio delle dieci famiglie più ricche del Paese. Centoquattordici miliardi di euro fra immobili, denaro liquido e risparmi investiti. Le dieci famiglie più ricche invece arrivavano a un totale di 58 miliardi di euro.

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Oggi assistiamo al netto, chiaro, drammatico capovolgimento della situazione. Poveri sempre più poveri, ricchi sempre più ricchi. Le famose dieci famiglie con i maggiori patrimoni ora hanno raggiunto e superato quei famosi 18 milioni di italiani e detengono in totale 98 miliardi di euro. Un salto patrimoniale intorno al 70 per cento, ancora più straordinario se si tiene conto che l’economia italiana balzava all’indietro di circa il 12 per cento. I 18 milioni di italiani più poveri hanno stretto invece, ancor di più la cinghia, la ricchezza totale è scesa a 96 miliardi: una scivolata in termini reali (cioè tenuto conto dell’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione) di poco superiore al 20 per cento.

E quelli che soffrono maggiormente questa drammatica situazione sono i bambini, i più indifesi. E, inutile sottolinearlo, in prima fila ci sono i bambini di Napoli. In Campania quattro bimbi su100 giocano liberi in strada, quasi 160.000 minori risultano in povertà assoluta, il 70 per cento non ha letto neanche un libro nell’ultimo anno, uno su due non pratica alcuno sport, uno su quattro abbandona prematuramente gli studi. Negli ultimi due anni la spesa media non alimentare mensile dei nuclei con bambini si è ridotta di 180 euro. Per quanto riguarda la spesa alimentare, se è in Italia il 66 per cento di famiglie con figli   ovvero ben 4 milioni e mezzo ha ridotto la qualità/quantità della spesa per almeno un genere alimentare, in Campania la riduzione ha riguardato otto famiglie su dieci.

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E come potrebbe essere diversamente? Cinque famiglia su cento arrivano a stento a guadagnare 6.000 euro all’anno; 9 famiglie su 100 sono al di sotto dei 12.000 euro di reddito annuo. Sei famiglie su cento sono monoreddito e buona parte con tre o più familiari a carico.
Il perdurare della crisi economica del Mezzogiorno ha stimolato la crescita del trend della povertà. Dice il rapporto Svimez 2014.  “Il numero della famiglie assolutamente povere è aumentato nei sei anni della recessione di quasi due volte e mezzo, a fronte di poco meno del raddoppio del resto del Paese. Nel Sud, in particolare, quasi il 40 della crescita si è concentrato nell’ultimo anno”.

Viene da chiedere che cosa è cambiato dal dopoguerra ad oggi. Il destino dei bambini di Napoli sembra segnato da una sorta di maledizione. Che cosa è stato fatto dal celebre, famoso intervento  di Eduardo De Filippo al Senato del 23 marzo del 1982 sugli scugnizzi?  “I ragazzi napoletani, e in specie quelli di 18 anni, sono pieni di fantasia, pieni di spontanee iniziative in caso di emergenza, sempre vogliosi e mai appagati di un minimo di riconoscimento sincero per la loro vera identità.

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Ci voleva una guerra perché gli spaghetti, la pizza con la pommarola, le canzoni, le chitarre e i mandolini invadessero l’Europa e l’America, e mettessero fine finalmente ai luoghi comuni: mandolinisti, mangia maccheroni, sfaticati, terroni eccetera. Adesso le canzoni le cantano pure loro, su al Nord… Il napoletano, in linea di massima, se vuole vivere e trovare lavoro nella città che gli ha dato i natali, come sarebbe poi suo diritto, deve ricorrere a trovate pulcinellesche o a mezzi equivoci e illegali che gli possono dare la certezza di tornare la sera a casa sua, solo che riesca a non farsi beccare dalla polizia. E sarebbe una vita questa?”

 

 

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