di Franco Meda
La guerra del giubbotto catarifrangente. Fra precauzione e razzismo, c’è addirittura chi parla di shoah irpina. Il fatto: Angelo Sanza sindaco di Flumeri ha emesso un’ordinanza con la quale si obbliga i profughi ospitati in una casa di accoglienza di indossare per evitare incidenti stradali un giubbotto quando di notte camminano sul ciglio della strada. Si è scatenato un putiferio. L’esempio della Spagna.

Prima di raccontare il terremoto che si è scatenato nella valle dell’Ufita per la proposta del sindaco Pd Angelo Sanza di munire di giubbotti arancioni i migranti del luogo, è utile fare una premessa. Così per guardare come vanno le cose in Europa, una comunità più lontana di quello che sembra.
La legge spagnola obbliga i pedoni che circolano sulle strade extraurbane ad indossare un giubbotto catarifrangente (giallo, non arancione in questo caso) per evitare incidenti. Una legge che sembra nata , soprattutto, per tutelare l’incolumità delle le prostitute (in Spagna non è vietata la prostituzione) che esercitano la loro professione sulle strade extraurbane, scarsamente illuminate. Recentemente la Guardia Civil spagnola non ha esitato a multare ( 40 euro) le ragazze scoperte a “lavorare” senza giubbotto su una strada provinciale della città catalana di Lleida.
Dalla Catalogna all’Irpinia, il balzo è grosso. Ecco la situazione.“Ai sindaci avevamo chiesto di farsi sentinelle sui territori per individuare mancanze e problematiche relative all’accoglienza dei migranti, non di trasformarsi in sceriffi pronti a schedare i profughi”.
Vincenzo Petruizziello segretario della Cgil irpina, alza la voce, lui è da sempre in prima linea nel denunciare le condizioni in cui vivono i 600 profughi ospitati in Irpinia. “Il sindaco di Flumeri –continua Petruzziello- dovrebbe preoccuparsi delle reali condizioni in cui vivono i migranti ospitati nei suoi comuni. Invece di avanzare proposte ridicole potrebbe partecipare ai tavoli in Prefettura e lavorare insieme a noi a politiche per l’integrazione.”
La proposta di munire di giubbotti catarifrangenti i migranti del centro migranti ospitati nell’agriturismo “Petrilli”, del sindaco di Flumeri, paese della Valle dell’Ufita, Angelo Lanza ha scatenato un terremoto. “Più di un cittadino – ha spiegato Lanza – ci ha segnalato il disagio, soprattutto lungo la strada dove alloggiano gli immigrati, teatro anche di incidenti mortali. Vogliamo evitare spiacevoli inconvenienti o incidenti. La maggior parte degli extracomunitari infatti, cammina a piedi in condizioni di non visibilità e sicurezza, soprattutto di notte. In molti percorrono le strade cittadine al buio senza rendersi riconoscibili agli automobilisti. Per ovviare al problema abbiamo deciso di emanare l’ordinanza.”
Non va tanto per il sottile Giovanni Maraia, coordinatore dell’associazione Ariano in Movimento. “Forse il sindaco di Flumeri, con l’imposizione ai profughi di indossare i giubbotti catarifrangente, vuole contrassegnarli così come gli ebrei furono contrassegnati con la stella di Davide dai nazisti?”
Per molti altri poi è paradossale preoccuparsi di ordinare giubbotti catarifrangenti facendo finta di non vedere che in molti casi questi ragazzi stanno affrontando il rigido inverno irpino senza giacconi e senza scarpe adeguate al freddo dell’Inverno. Tutte cose previste dalla convenzione ministeriale ma che purtroppo non sempre vengono fornite dalle cooperative che gestiscono l’accoglienza.
E’ da un po’ di tempo che la Cgil e il sindaco di Flumeri sono ai ferri corti. Gli incontri in Prefettura, tutt’altro che cordiali. E’ tempo che il sindacato ha denunciato la mancanza di una convenzione con il trasporto pubblico per consentire ai profughi di potersi spostare in modo dignitoso e non a piedi percorrendo al buio e al freddo chilometri di strada per raggiungere il centro paese, un market convenzionato con i pocket money, o per partecipare ai pochi corsi di lingua italiana a loro destinati. Una situazione, sia chiaro, che non riguarda solo Flumeri ma tutti gli otto comuni irpini che ospitano i profughi arrivati dal Mali, dalla Nigeria, dal Gambia.
La situazione sta diventando giorno dopo giorno sempre più tesa. Nei giorni scorsi un centinaio di immigrati ha protestato davanti alla prefettura denunciando le condizioni di abbandono in cui si trovano, con le cooperative incaricate dell’accoglienza che forniscono vitto scadente e non garantiscono vestiario e assistenza sanitaria. Don Vitaliano Della Sala, parroco di frontiera ha chiesto l’intervento del procuratore Cantelmo: “Qui siamo di fronte ad un business. Anche la Procura deve indagare e colpire chi specula sulla pelle di questi ragazzi che scappano da situazioni di guerra e povertà estrema…” Si allunga l’ombra del sistema Mafia Capitale











