Via Lattea
la favola del cavallo bianco

di Gaetano Borrelli

A Vincennes oggi Up ad Quick ha vinto l’Amèrique, il mondiale del trotto, la corsa che vale una vita. La corsa che tutti coloro che hanno un trottatore vorrebbero vincere. Il mondo dei cavalli vice di sogni e passione. La storia di questo cavallino è anche qualcosa di più…

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Up ad Quick al traguardo dell’Amèrique

La prima sfilata addirittura a cinque mesi. Non era in fasce ma già camminava sulle sue gambe. La mostra del cavallo di Città di Castello, tenutasi a metà settembre, ha avuto un’eco inaspettato sui media nazionali grazie alla presenza di Via Lattea, una cavallina dal mantello candido come la neve.

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Melodiass e Via Lattea

In natura cavalli bianchi non esistono. Ci sono cavalli che hanno i peli bianchi ma la pelle è scura e vengono chiamati comunemente “grigi”. E quelli, come Via Lattea, che hanno i peli bianchi e la pelle rosa e vengono definiti albini. Via Lattea ha per padre Gruccione Jet e per mamma Melodiass, entrambi dal mantello baio. Chi sa per quale scherzo della natura da due genitori bai, con avi bai vicini e lontani, nasce un’albina. Sono pochi i cavalli grigi rispetto a quelli dal mantello baio o sauro, rarissimi i cavalli albini. Ma c’è di più: nello stud book del cavallo italiano trottatore non c’è mai stato un albino. A livello internazionale c’è traccia di appena due trottatori albini, una femmina nata in Canada nel 1998 e un maschio nato nel New Jersey nel 2012.

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Sergio Carfagna e Via Lattea

Via Lattea è dunque un miracolo della natura. Un miracolo avvenuto il 5 aprile del 2014 alle 2 di notte, ad Assisi, ai piedi della basilica di San Francesco, sui terreni di Sergio Carfagna, allevatore e proprietario di trotto che anche prima di Via Lattea ha avuto più di una soddisfazione. La sua Irina è stata una vera campionessa, vincitrice tra l’altro del Freccia d’Europa del 2009. In sulky c’era Giampaolo Minnucci, il driver di Varenne e Irina ad Agnano segnò il record della corsa (1’11”9 al Km) che ha resistito fino a mese fa quando è stato migliorato da Napoleon Bar. Ma Carfagna è anche il proprietario di Iglesias, il campione che fu rapito nel marzo del 2009 in un centro di allenamento di Licola e fu ritrovato tre mesi dopo in un terreno abbandonato sotto un ponte nei pressi di Sant’Anastasia. Era sporco, denutrito e con qualche cicatrice. La sua carriera sembrava finita e invece a dicembre dello stesso anno ritornò in pista e vinse. Oggi Iglesias è uno stallone ed ha già qualche figlio che corre e vince.

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Carfagna e frate Danilo

Un piccolo miracolo la sopravvivenza e il recupero di Iglesias dopo tre mesi in mano a gente che sicuramente non aveva grande dimestichezza con i cavalli. Un grande miracolo la nascita di Via Lattea. A volerci credere dietro questi miracoli ci sono le preghiere di padre Danilo Reverberi, ex bancario, frate francescano della basilica di Assisi, “protettore” di casa Carfagna. Padre Danilo segue da vicino i cavalli di Carfagna.

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La sua passione l’ha confessata in un libro “La scuderia dei miracoli” scritto da Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia, e dal giornalista Giorgio Galvani. E’ stato padre Danilo a decidere il nome della puledra albina. C’era solo il vincolo che cominciasse per “V” (come per tutti i trottatori nati nel 2014) e il francescano ha scelto nientedimeno quello della galassia che ospita il sistema solare, un sentiero luminoso che attraversa il cielo e che, sperano in tanti, potrebbe ridare nuova luce all’ippica italiana.

Un settore che, volendo dar credito alle previsioni più nere, il primo gennaio del 2017 scomparirà. In quella data lo Stato, che oggi tramite il Mipaaf gestisce corse e scommesse e finanzia il settore, si farà da parte. L’ippica dovrà reggersi da sola. Missione impossibile. Per ora si va avanti alla cieca sperando che prima o poi arrivi un’ancora di salvataggio.

In due anni Via Lattea crescerà, speriamo bella e forte, e nel luglio del 2016 potrà anche iniziare a correre. E se per caso sarà una campionessa di certo riempirà gli ippodromi. Le vittorie dell’unica cavallina dal mantello colore neve che batte bai, sauri e morelli grazie alle preghiere di un francescano sarebbero uno spot fantastico per l’ippica!

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Nel trotto i cavalli grigi sono pochissimi e difficilmente corrono ad alti livelli. Non così nel galoppo che vanta più di un cavallo grigio, vincitore di corse classiche. L’ultimo trottatore italiano grigio che si è fatto notare è stato Miele d’Alfa che era figlio di Varenne, baio, ma la mamma era una grigia, Romy Stroke. Dunque se i cavalli grigi nel trotto raramente vanno forte, statisticamente le probabilità che l’unica albina sia una campionessa sono vicine alle zero. Ma probabilmente le statistiche non valgono per la “scuderia dei miracoli” e per padre Danilo. Se preghiere del francescano andranno ancora a buon fine bisognerà farlo santo subito

 

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