di Eduardo Palumbo
Allora Tsipras. Gli dei hanno scelto, e come sempre la Grecia ha ubbidito al loro volere. E’ storia antica. Ha vinto, anzi stravinto. Percentuale renziana, plebisciti ai quali non siamo abituati. È il più colossale travaso di voti della storia europea recente da un partito all’altro. Tutti staccati a cominciare dalla Nuova Democrazia di Antonis Samaras, il leader uscente a To Potami ad Alba dorata, poi tutti gli altri, comunisti e vecchio glorioso Pasok compresi.
Tsipras, e allora? Il borghese col sorriso che ammalia, il Banderas della politica, sempre senza cravatta, quello a cui, noi in Italia, abbiamo intitolato un partito, giusto per mettere insieme un po’ di radical chic, la sinistra intellettuale, ma questo è un altro discorso. Alex è figlio di un imprenditore molto vicino ideologicamente al Pasok, il partito socialista guidata allora da Andreas Papandreou, il potere. Viene, insomma, da una famiglia progressista, non conservatrice, della middle class ellenica. Il suo modello politico è stato Papandreou, il carismatico leader socialista che negli anni ’80 che allargò lo stato sociale e le conquiste in Grecia.
E’ un borghese radicale, anche se ora si è ritrovato ad personificare un mondo ed un sentimento sostanzialmente diversi.Ha cominciato la sua carriera politica nei comunisti e nel 1999 è diventato segretario dei giovani di Synapsismos, una delle formazioni confluite poi in Syriza, la galassia dei movimenti di estrema sinistra. Il partito ribelle, la compagine anti austerità che ha fatto il pieno lavoratori dipendenti, i pensionati e gli statali, tutte quelle le categorie che hanno maggiormente portato il peso dei sacrifici imposti dalla trojka in cambio dei salvataggi europei negoziati dal 2010. Tsipras ha rappresentato la speranza, la voglia di rialzare la testa.
E’ bastato addolcire un po’ le posizioni marxiste, dalla richiesta di una cancellazione del debito, un congelamento delle privatizzazioni e una nazionalizzazione delle banche, Tsipras è passato all’ambizione di ristrutturare parzialmente il debito e avviare un piano sociale che, garantendo le necessarie coperture, aiuti i meno abbienti e stimoli l’economia. Ora bisognerà vedere come si traduce tutto questo. Di certo la troika dovrà rinegoziare nuovamente tutto. E’ molto probabile che si arrivi ad un allungamento delle scadenze di decenni e un ulteriore taglio dei tassi di interesse, per avvicinarli o allinearli al ritmo della ancora debole, decisamente troppo debole crescita economica.
Tsipras, e allora che cosa succede? In Italia la sinistra antirenziana troverà quel coraggio per prendere definitivamente le distanze da un leader che ormai non considerano più il loro, nascerà una nuova forza, una nuova compagine sullo spirito di insofferenza, per non dire di ribellione, al Patto del Nazareno, alla nuova linea politica intrapresa dal Pd? Chissà. Di certo, da noi, gli Dei hanno meno influenza…












