di Franco Meda
La domanda sorge spontanea diceva nel primo Mi manda Rai tre Antonio Lubrano. La domanda sorge spontanea: ma perché i cittadini italiani devono sobbarcarsi le spese per l’errore di un altro? Il problema è vecchio, e riguarda la responsabilità civile dei magistrati. Loro sbagliano, noi paghiamo.
Che cosa è successo? E’ accaduto che il ministero dell’Economia ha preso 40 mila euro e gli ha dati a Vittorio Emanuele, principe di Savoia, erede della monarchia. Ed anche con tante scuse. E cosi siamo finiti che è la repubblica che ha dovuto risarcire la monarchia . E tutto questo per una sciagurata quanto insensata inchiesta del solito Henry John Woodcock, Pm che cento inchieste ne pensa e mai una ne porta a termine con colpevoli e condanne. Cose che capitano, si dirà. Ma quando si ripetono, però…
La storia sciagurata prende il via il 16 giugno 2006, quando Vittorio Emanuele viene ammanettato sulle rive del lago di Como e portato di volata a Potenza.
Per il pm Henry John Woodcock Vittorio Emanuele deve rispondere di una moltitudine di reati che vanno dall’associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione e al gioco d’azzardo all’associazione a delinquere finalizzata, allo sfruttamento della prostituzione. Insomma uno sputtanamento reale. Dopo una settimana, il principe ottiene gli arresti a casa, dove resta blindato fino al 21 luglio quando torna in libertà. E senza farla tanto lunga, la maxi inchiesta di Woodcock si sfalda, si perde, si sbriciola e si divide in altre Procure, quasi tutto viene archiviato. Un solo filone resiste fino al dibattimento ed in questo cado l’assoluzione con formula piena è sollecitata addirittura dall’accusa. Insomma un castello di sabbia.
Ed allora Vittorio Emanuele chiede alla Stato italiano un risarcimento per l’incredibile disavventura, per i 7 giorni in cella, per il disastro d’immagine, per l’imbarazzante espulsione da alcuni circoli esclusivi. Un colpo basso per la casa reale, davvero un brutto colpo. Ora la vicenda giudiziaria si è conclusa ed il risarcimento è stato fissato per l’appunto in quarantamila euro. Ed a questo punto la domanda risorge spontanea: ma è giusto che paghiamo noi cittadini gli errori degli altri (i magistrati)?









