di Valerio Caprara
Agli Oscar 2015 Birdman è stato premiato dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences come miglior film migliore ,regia, sceneggiature e fotografia. Insomma le più prestigiose statuette. Birdman o L’insospettabile virtù dell’ignoranza è stato diretto da Alejandro G. Inarritu ed interpretato da Michal Keaton, Edward Norton, Emma Stone e Naomi Watts
In un passaggio tra i più divertenti del film di Inàrritu vincitore di tre Oscar spicca una tirata contro i critici di ghignante spavalderia. Gli sceneggiatori e il regista, però, avrebbero messo ancora di più il dito nella piaga prendendosela con le giurie dei grandi festival: ormai acclarato, infatti, che “Birdman” rappresenti uno dei titoli più rilevanti delle ultime stagioni, cosa vogliamo pensare del verdetto dell’ultima Mostra di Venezia che l’ha totalmente ignorato a dispetto, per di più, dell’entusiasmo pressoché unanime dei festivalieri?
Eppure la commedia nera architettata sui tormenti di Riggan, attore asceso alla fama grazie al successo mondiale di un blockbuster seriale (verità e finzione a braccetto, considerando che lo stesso Michael Keaton ha incarnato Batman nelle due puntate firmate Tim Burton), poi finito nel dimenticatoio e ora deciso a rimettersi in gioco come produttore, interprete e regista di una pièce intellettuale a Broadway, ha tutto per convincere anche la cinefilia più accigliata. Nella miriade di spunti centrali e collaterali che scandiscono l’allestimento, le prove e i contrattempi nei tre giorni precedenti la prima, il regista messicano trapiantato negli Usa muove le pedine di un gioco al massacro che non risparmia nessuno: attori vanitosi e spregiudicati, colleghe frustrate, ex mogli fameliche, figli disastrati, giornalisti idioti, pubblico bue, tutti braccati dalla cinepresa con sinuosi piani sequenza mentre anche Riggan, in piena crisi autodistruttiva, non può liberarsi dal flusso di coscienza della voce interiore né dalla proiezione dell’altro se stesso ovvero il gigantesco supereroe mascherato da uccello rapace.
Una struttura acrobatica fomentatrice di cortocircuiti a catena tra delirio, sarcasmo e ferocia a cui è particolarmente versato il regista di “21 grammi” e “Babel” (come sottolinea il sottotitolo alla De Sade “… o l’insospettabile virtù dell’ignoranza”), qui supportato dalle ideali performance di Keaton, Norton, Stone e Watts che sarebbe ancora meglio, peraltro, apprezzare in versione originale sottotitolata. Se un difetto può imputarsi a “Birdman” è solo quello della sovrabbondanza: non tanto delle tematiche che oscillano sapientemente tra quelle più ovvie (la satira dei media e dei social network, la crisi d’identità tra privato e pubblico dei divi) e quelle più sofisticate (le diverse tecniche di recitazione, i classici letterari cari al pubblico del teatro), quanto delle visioni apocalittiche e delle catarsi poetiche assegnate al protagonista e dilaganti in un ultimo quarto d’ora in cui allo spettatore vengono proposti un numero imbarazzante di falsi finali.










