di Eduardo Palumbo
Il primo giorno da candidato a governatore del Pd in Campania lo vive a Salerno, quasi a voler rispolverare l’antica, risaputa antinapoletanità. Dopo quattro rinvii, veleni e lotte interne, questo diabolico meccanismo delle primarie partorito da via del Nazareno, senza regole e senza effettivi controlli, ha partorito un incredibile paradosso. Si candiderà un uomo ineleggibile, un autogol annunciato, comunque la si pensi.
E non conta niente quello che ha detto De Luca nella sua conferenza stampa, anche se può essere condivisibile. Nell’ipotesi in cui dopo l’elezione a Governatore della Campania gli dovessero “notificare dalla Prefettura una decadenza per effetto della legge Severino, un minuto dopo ci sarà ricorso al Tar: perché la battaglia contro la Severino è battaglia di civiltà”.
Votata, voluta, invocata dal suo partito ora De Luca, vorrebbe poter governare contro una legge dello Stato. Le posizioni di alcuni nel centrosinistra sono come i girasoli, cambiano posizione a seconda dei momenti.
De Luca ha parlato di programmi e di alleanze. “Le mie premesse per le alleanze sono tre. Primo, la condivisione del programma: si ragiona con chi lo condivide. Secondo, si ragiona con chi condivide l’obiettivo di contrastare senza ambiguità i poteri criminali: sanno tutti che non intendo chiedere voti inquinati perché chi prende i voti della camorra prima delle elezioni poi deve pagare le cambiali, e io non intendo pagare cambiali a nessuno.”
“Terzo presupposto – ha proseguito De Luca – nessun mercato politico: vorrei che si aprisse una nuova stagione di serietà e consapevolezza, e credo sia anche arrivato il momento di finirla con i luoghi comuni quando parliamo di Napoli e della Campania, perché noi abbiamo qui fior di farabutti e di notabili malati di clientelismo ma abbiamo anche mille esperienze di grande amministrazione e di grande cultura, di competenza e spirito civico che vanno rispettate”.
Quando gli hanno detto dell’eploit di voti a Salerno, pronta la battuta. “A Salerno era abbastanza scontato che avessimo il 95 per cento dei voti. Certo – ha ironizzato De Luca – c’è sempre un 5 per cento di pecore nere..”








