Il salto triplo
del cangurotto Renzi

di Ernesto Santovito

Così doveva essere e così è stato. La Camera ha approvato il decreto legge sulle riforme costituzionali che prevede il superamento del bicameralismo paritario e le modifiche al titolo V della Costituzione, in tema di competenze tra stato e regioni.

ooo77777777777

Il cangurenzi

A favore hanno votato 357 deputati (Pd, Ncd, Scelta civica, Pi-Cd), contro 125 (Forza Italia, Lega, Fdi-An, Alternativa libera e Sel) e 7 astenuti, mentre i deputati M5s non hanno partecipato al voto ( è una schiforma). Il testo, come prevede la Costituzione, passa nuovamente al Senato. Missione compiuta, con  un salto triplo del cangurotto Matteo Renzi, aldilà del Patto Nazareno che sino ad ora era stata la sua ciambella di salvataggio per le molte trappole in aula, aldilà del Patto Mattarella con la sua minoranza interna, aldilà di quello che è rimasto del terzo forno Cinque stelle. Ora Renzi è solo, dentro e fuori il partito. Anche se gli amici nell’ombra sono tanti.

camera-1030x615

boschi-maria-elena-646559

Maria Elena Boschi

“Abbiamo fatto un passo in avanti – dice una raggiante ministro per le Riforme Maria Elena Boschi – è un nuovo importante tassello”. Poi c’è l’immancabile twitter quotidiano del Premier. “Voto riforme ok alla Camera. Un paese più semplice e più giusto. Brava Maria Elena Boschi, bravo Emanuele Fiano, bravi tutti i deputati di maggioranza #lavoltabuona”.

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Missione, compiuta, dicevamo. Ma è stato un terremoto. Per disciplina di partito o, per affetto del Cavaliere, Pd e Forza Italia hanno votato in modo compatto (Fassina e Rotondi le due eccezioni)  ma con tanto di documenti di distinzione dal sapore di ultimatum.Sentite Bersani “Ora però bisogna cambiare la legge elettorale. Chiedo di modificarla. Altrimenti io non sarei in grado di votarla. Nel caso in cui il governo rifiutasse di riaprire il confronto sulle ipotesi di miglioramento avanzate da più parti, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Da parte nostra ci riserviamo fin d’ora la nostra autonomia di giudizio e di azione”

bersani-versione-gargamella-196954E per essere chiari c’è un documento (firmato da Gianni Cuperlo Tea Albini, Maria Amato, Sesa Amici, Ileana Argentin, Paolo Beni, Massimo Bray, Angelo Capodicasa, Marco Carra, Susanna Cenni, Eleonora Cimbro, Andrea De Maria, Gianni Farina, Paolo Fontanelli, Filippo Fossati, Carlo Galli, Maria Luisa Gnecchi, Monica Gregori, Maria Iacono, Francesco Laforgia, Margherita Miotto, Barbara Pollastrini, Alessandra Terrosi, Maria Grazia Rocchi) che testualmente afferma che “siamo davanti a uno slittamento del potere legislativo dal Parlamento all’esecutivo. E questo avviene in assenza di contrappesi necessari e con una spinta verso un presidenzialismo di fatto che non ha corrispettivi nel resto d’Europa”.

untitled

Silvio Berlusconi

Ma è ulteriore spaccatura anche in Forza Italia, ormai un arcipelago di correnti fra Fittiani, amici di Verdini e chi più ne ha più ne metta. Ora c’è da registrare la lettera- mozione degli affetti (firmata da Massimo Parisi, Luca D’Alessandro, Daniela Santanchè, Laura Ravetto, Monica Faenzi, Ignazio Abrigani, Luca Squeri, Basilio Catanoso, Antonio Marotta, Giovanni Mottola, Giuseppe Romele, Marco Martinelli, Carlo Sarro, Gregorio Fontana e Giorgio Lainati) rivolta a Berlusconi. “Caro presidente, desideriamo rappresentarti il nostro profondo disagio e dissenso rispetto alla decisione di votare contro le riforme istituzionali all’esame della Camera. Non ci iscriveremo al Comitato per il No contro queste riforme, andando a sostenere le stesse tesi del Movimento 5 Stelle o di Sel, né riteniamo che un partito come il nostro possa subire i diktat di chi si propone – prima di eventuali alleanze in vista delle elezioni regionali – di verificare il nostro comportamento in Parlamento. Lo troviamo offensivo per la nostra dignità di partito e di parlamentari “

Senato_4Ma che cosa ha significato questo voto alla Camera? E’ l’inizio della fine del bicameralismo perfetto. In futuro il Senato sarà composto da 95 senatori eletti dai consigli regionali e cinque nominati dal Presidente della Repubblica (resteranno in carica per sette anni) e avrà competenza piena solamente sulle leggi costituzionali. Sarà quindi la sola Assemblea di Montecitorio a votare la fiducia al Governo. I senatori avranno l’immunità parlamentare e verranno comunque chiamati ad eleggere il capo dello Stato in seduta comune con i deputati (cambierà anche la sequenza del quorum necessario: due terzi dei componenti per i primi tre scrutini, tre quinti dal quarto e tre quinti, ma dei votanti, dal settimo). La riforma costituzionale andrà a incidere anche sul Titolo V, con il ritorno allo Stato delle competenze su una serie di settori come l’energia, le infrastrutture e le grandi reti di trasporto

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore