di Alberto Toro
Pericolo scampato. L’assalto ai tesoretto del Comuni per il momento è stato sventato. Dopo che negli ultimi quattro anni i Comuni sono stati costretti a fare sacrifici per 17 miliardi, questa volta (sembra) saltino almeno un giro.
Come a scuola i quadri generali dell’Anci (l’associazione dei comuni italiani) intorno alle sette e mezzo hanno varcato il portone di Palazzo Chigi per il faccia a faccia con il Premier Renzi. Da sindaci a ex sindaco, coltello fra i denti e tasche vuote. L’ennesimo pericolo di ulteriori sacrifici, aveva scatenato l’inferno fra i primi cittadini. Una vera rivolta. Ma la prima battaglia è stato vinta.
“Renzi – ha detto Fassino presidente dell’Anci- ha chiarito che allo stato un testo del Def non esiste e che il provvedimento non prevede nuovi tagli a carico dei Comuni”. L’incontro, secondo quanto ha detto il sindaco di Torino, “è stato approfondito, franco e molto costruttivo e ha permesso di acquisire elementi di chiarimento. Noi abbiamo confermato la volontà di continuare, come è stato in questi mesi, una relazione positiva con il governo per affrontare i temi aperti con l’obiettivo di cercare soluzioni condivise. Parlando e confrontandoci abbiamo superato i fraintendimenti e le incomprensioni dei giorni scorsi”.
Il pericolo per ora è scampato, ed i Comuni tirano un sospiro di sollievo. Ora però, scatta la fase più difficile: dalle buone intenzioni bisogna passare alla fase operativa e, soprattutto, trovare i soldi. La cassa del governo piange, questo è sicuro. “I punti oggetto di chiarimento – ha continuato Fassino – necessitano ora naturalmente di trovare una traduzione operativa. Alcuni richiedono una normativa di legge, altri strumenti di natura amministrativa. Il Def è in corso di elaborazione e come ha ribadito il Premier non ci sono decisioni adottate. In poche parole sul triennio 2015 2017 il governo ha assicurato ai sindaci che il Def “non conterrà misure di taglio incrementale o aggiuntive” rispetto alle decisioni prese.







