di Eduardo Palumbo
Fretta, abbiamo fretta. Bisogna decidere, mica possiamo stare sempre a discutere. Il mantra renziano ormai lo conoscono tutti. Ed il fine giustifica i mezzi, del resto Niccolò Macchiavelli non era fiorentino? Ed il Principe di Palazzo Chigi con tanto di Giglio magico ci ha abituato al decisionismo sfrenato, costi quel che costi.
Ed una volta è stata la ghigliottina, come sul decreto Imu-bankitalia, decisa improvvidamente da Laura Boldrini, quello strumento ( che consente il passaggio diretto al voto finale di un decreto, in qualsiasi fase dell’esame esso si trovi) del diritto parlamentare previsto dal regolamento del Senato (dove poche è stato applicato) e che e per il principio dell’analogia è stato usato alla Camera.
Un’altra volta è stata il “canguro” la votazione delle parti comuni degli emendamenti con conseguente effetto preclusivo su quelli successivi in caso di rigetto (tradotto, una volta votato un emendamento si “saltano” senza colpo ferire tutti quelli che riguardano lo stesso argomento ndr).
Una volta è stata, addirittura, posta la fiducia sulla legge elettorale, quella che nell’Italia unita solo due volte era stata posta: nel 1923, quando il regime fascista impose la legge Acerbo, che prese il nome dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ovviamente presieduto da Benito Mussolini e nel 1953 proposta del ministro dell’Interno Mario Scelba. Prevedeva un cambio radicale per il Parlamento repubblicano, fino ad allora eletto con il sistema proporzionale, introducendo un premio di maggioranza del 65 per cento dei seggi per la coalizione che avesse ottenuto il 50 per cento più uno dei voti, la cosiddetta legge truffa che venne abrogata un anno dopo.
Insomma non ce n’è per nessuno, bisogna correre, veloce velocissimo senza guardare in faccia a nessuno. Anche senza ragione concreta a volte, pensate l’Italicum entrerà in vigore solo nel luglio 2016, ma bisognava decidere, muoversi, correre. Ora ci troviamo davanti ad una sentenza della Corte Costituzionale immediatamente applicativa che sancisce che lo stop delle indicizzazioni delle pensioni non si poteva fare, insomma è stata perpetrata una grande giustizia, va subito restituito il maltolto ai cittadini, a cominciare dalle pensioni più basse, quelle che hanno pagato il prezzo più alto della crisi, insomma ora che bisognerebbe davvero fare in fretta, muoversi, decidere senza indugi e senza tentennamenti, anche perché è una decisione che deve prendere il governo da solo, una decisione politica già sollecitata due volte dall’Unione europea che vuole sapere lo stato dei conti italiani, che succede?
Succede che di colpo il cronografo Audemars Piguet Royal Oak da 15 mila euro (come sembrano lontani i tempi della prima Leopolda con Swatch viola da 40 euro al polso) s’inceppa, si blocca il tempo. Fermi tutti: si dirà che si stanno facendo i conti, che si stanno espletando alcune verifiche con l’Inps, che si stanno studiando le maglie della sentenza della Corte Costituzionale, che, insomma, ci vuole tempo, che la decisione deve essere ponderata e via via così.
Sia chiaro: ai 16-17 miliardi che occorrerebbero per la totale restituzione del mancato adeguamento al costo della vita il governo neanche ci vuole pensare. Si ragiona su una spesa massima per le casse dello Stato pari a 3-4 miliardi di euro che si tradurranno in tasse (tabacchi, bolli, gioco d’azzardo, accise sui carburanti, niente di nuovo insomma), una soluzione che lascerà scontenti tutti, a cominciare dai pensionati. Ma potrebbe mai Renzi annunciare un bidone del genere prima delle elezioni? Proprio lui che è abituato ad andare al voto con un jolly, tipo gli 80 euro delle europee? Aveva provato col tesoretto, con l’assunzione dei precari della scuola (prima del finimondo), figuriamoci se pensa di andarci scontentando la sua maggiore platea elettorale (gli over 64 anni), cioè i pensionati.
Fermi tutti, dicevamo. E così dopo la ghigliottina, il canguro, la fiducia, ecco la melina, termine mutuato da Gianni Brera dal gergo del basket: “trattenere a lungo la palla passandola o ripassandola da un giocatore all’altro della stessa squadra allo scopo di perder tempo e talvolta con l’intenzione di umiliare l’avversario…”












