di Eduardo Palumbo
Gli italiani che comprerebbero un’auto usata da Renzi sono esattamente gli stessi come numero di quelli che la comprerebbero da Salvini. I due leader godono della stessa fiducia degli italiani secondo l’ultimo sondaggio Ipsos.
Un Matteo tira l’altro. Piano piano Salvini ha agganciato Renzi nella fiducia negli italiani al 36 per cento. A certificarlo il sondaggio Ipsos condotto per il Corriere della Sera. Al Lupo, al Lupo. Nando Pagnoncelli, sondaggista, amministratore delegato di Ipsos Italia profetizza. “Ma l’impressione è che il leader della Lega abbia raggiunto il livello massimo di consensi e che fatichi a d estenderli”. Insomma ha toccato il cielo con un più su di così non può andare. Chissà. Avrà ragione lui.
La sensazione netta, però, è che si continui a ragionare secondo schemi vecchi, la politica ormai è cambiata, globalizzazione e social network hanno stravolto vecchi schemi, tutto è più veloce, dinamico, fluttuante. E, soprattutto, meno ideologico. Destra e sinistra, non significano più niente, questa è la percezione crescente. Il voto in cassaforte è roba d’altri tempi, exploit e tonfi sono all’ordine del giorno. Partiti spazzati, nuovi movimenti ( Syriza, Podemos, Movimento 5 Stelle) fanno il pieno di consensi, in Italia come nel resto d’Europa.
Salvini sale, Renzi precipita. Al momento del suo insediamento al governo, al grido di “rottamiamo tutto”, poteva vantare di un gradimento del 61 per cento, che raggiunse il 70 all’indomani delle Europee degli 80 euro. Sette italiani su dieci giuravano sul Premier boy scout, la nuova generazione, il decisionismo fatta persona.
“Si è conclusa la luna di miele – l’analisi di Pagnoncelli – le aspettative dei cittadini non sono state, se non parzialmente, corrisposte. Ma oltre a questi aspetti, in qualche modo fisiologici, hanno pesato molto una serie di vicende: Mafia capitale, risultati delle elezioni regionali, i flussi migratori e la porta in faccia della Ue e nelle ultime settimane una certa difficoltà di incertezze e contraddizione nella politica e gestione del governo (gli annunci di retromarcia sulla riforma della scuola poi rientrati, il ritiro della revisione del catasto) una serie di vicende che mettono in mostra un certo affanno, sicuramente non coerente con l’immagine che il presidente del Consiglio cerca di dare di sé”.
Gli altri leader? Non a caso crescono le forze d’opposizione, di protesta ed, in qualche modo, d’antisistema. Lo scollamento politica-popolo continua a crescere, e bisogna farci sempre di più i conti. Bene Beppe Grillo, con una valutazione del 30 per cento, non entusiasmante ma in crescita rispetto ad inizio anno (+7 per cento ), tallonato da Giorgia Meloni (29 per cento). Fortemente distanziati gli altri, all’ultimo posto Angelino Alfano, penalizzato dalla gestione dell’immigrazione e penalizzato da un partito coinvolto ogni giorno da uno scandalo.
Per le cariche dello Stato il presidente della Repubblica è l’unico ad avere un rilevante consenso: due terzi degli italiani nutrono fiducia in Sergio Mattarella che gravita fra il (71 per cento). Ben altro è il discorso per il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha la fiducia del 40 per cento degli italiani, in calo rispetto al momento dell’insediamento mentre ben più bassa è quella del presidente della Camera Laura Boldrini, che si attesta al 33 per cento, quasi dimezzata dal momento del suo insediamento Le attese degli elettori per un personaggio con un profilo diverso dal solito (donna, giovane, non «politica») sono chiaramente state disattese.












