di Ernesto Santovito
Arrivano con i barconi. Partono in aereo. C’è una mobilità sfrenata in Italia, gente che va, gente che viene. Solo che ad andare sono gli italiani, spesso molto spesso i cosiddetti “cervelli” e ad arrivare sono i disperati del Corno D’Africa, profughi che scappano dalla guerra in Libia, africani che muoiono di fame e si giocano il futuro su un gommone, alla ricerca di una speranza. E il dato sconcertante è che gli italiani che cercano fortuna altrove, sono più dei migranti che arrivano da noi.
Non accadeva da 20 anni che gli italiani all’estero crescessero più degli immigrati. I dati del dossier del centro studi Idos sono inequivocabili, e si riferiscono al 2014, anno di una inversione di tendenza. “ L’anno scorso -spiega il presidente di Idos Ugo Melchionda – ha visto aumentare i cittadini italiani residenti all’estero (4.637.000, 155 mila in più rispetto all’anno precedente), rispetto a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia (5.014.000), aumentati solo di 92 mila unità”. Recessione, depressione, disoccupazione (soprattutto giovanile) la vivibilità in Italia è ormai da tempo a livelli di guardia. Non solo non c’è ascensore sociale, non c’è proprio lavoro.
E prendiamo anche un altro “record”. Il consistente saldo negativo tra nuovi nati e morti (rispettivamente 503.000 e 598.000) trova un equivalente solo in quello degli anni 1917-1918: ma, come è facilmente intuibile, allora c’era il devastante effetto della prima guerra mondiale.
Facciamo due calcoli. L’anno scorso, come del resto anche quello precedente, è stato un anno privo di quote di ingresso di lavoratori dall’estero (ad esclusione delle poche migliaia previste per il settore stagionale o per la conversione di permessi di soggiorno già in vigore in nuovi permessi per motivi di lavoro).
Sono continuate, invece, le domande di visti per ricongiungimento familiare (60 mila), seppure in diminuzione rispetto al passato (76 mila nel 2013). Bisogna tenere conto anche dell’elevato numero di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana: da 60 mila casi nel 2012 si è passati a 100 mila nel 2013 e a 130 mila nel 2014, a quanto pare in circa 4 casi su 10 riguardanti minori che hanno ricevuto la cittadinanza per trasmissione automatica dai genitori stranieri divenuti italiani e a diciottenni nati in Italia che hanno richiesto la cittadinanza.
Poi bisogna tener conto che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno epocale: l’Africa sta per scoppiare afflitta, devastata da guerre di razza, religione, di povertà. Un fenomeno destinato a crescere nel 2050, è previsto il raddoppio della popolazione fino a 2,4 miliardi di persone. Una dato sempre più rilevante è quello dei profughi (170 mila), arrivati via mare dall’Africa e dall’Asia.
La popolazione complessivamente residente in Italia alla fine del 2014 (60.796.000) è caratterizzata da un’età media diventata più elevata (44,4 anni) e dall’aumentata incidenza degli ultrasessantacinquenni (21,7 per cento), superiore anche a quella che si riscontra tra gli italiani all’estero (19,9). Gli immigrati costituiscono un parziale temperamento a questo processo di invecchiamento perché sono mediamente più giovani degli italiani, incidono per circa un sesto sulle nuove nascite (75 mila nuovi nati da entrambi i genitori stranieri nel 2014).










