di Eduardo Palumbo
“L’Italia deve essere orgogliosa di quello che si sta facendo a Pompei. E’ cambiato il vento. “ (Dario Franceschini, ministro per i beni culturali)
Ma voi una apertura-chiusura l’avete mai vista? E questa volta, inutile tirare in ballo i sindacati, eventi improvvisi, crolli, fatti eccezionali, questa volta è proprio tutto frutto del ministero dei beni culturali e del ministro Franceschini, che di aperture farlocche è da considerare un vero professionista. Ma occorre fare un passo indietro e ricordare che Franceschini, il ministro con la faccia più di bronzo che si conosca, è quello che ha dato vita ad una delle pagine più “imbarazzanti” della Camera. Cinque anni fa, capogruppo guerriero del Pd il tenebroso Franceschini ebbe l’ardire, con un Bersani al suo fianco che sembrava guardarlo estasiato, di fare un intervento velenoso contro l’allora ministro della Cultura Sandro Bondi chiedendone con veemenza le dimissioni. Ruberie, incuria, tangenti, assunzioni clientelari? Niente di tutto questo. C’erano stato alcuni crolli…
Ma il destino è crudele. E beffardo. Quattro anni dopo Franceschini è diventato ministro, ed allora è la cronaca ad aver fatto giustizia della sua impudenza. Sapete quanti crolli ci sono stati a Pompei negli ultimi anni? A dire la verità non si contano. Basterebbe solo ricordare, ad esempio, quelli che si sono verificati nel Tempio di Venere e nella necropoli di Porta Nocera, dove è crollato il muro di una tomba. O quello di un muro di 2 metri il costone di una bottega chiusa al pubblico nella regione V. Crolli annunciati avvenuti in zone ad alta densità turistica e per questo controllate con impegno dai custodi che durante i loro giri di ronda che annotano le “alterazioni” subite da mosaici, stucchi e muri perimetrali. “La drammaticità dello stato conservativo di Pompei conferma una nostra ricognizione sul territorio secondo la quale per ogni crollo reso noto ce ne sono nove di cui non si ha notizia, vale a dire almeno uno per ognuna delle nove regioni in cui è suddivisa Pompei” spiegò Antonio Irlando responsabile dell’Osservatorio Patrimonio culturale.
E vogliamo parlare degli scioperi e dei cancelli chiusi all’improvviso? Delle figuracce mondiali di turisti lasciati fuori dagli scavi? “Un danno incalcolabile, Un colpo basso e un comportamento irrispettoso” secondo il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. E giù tutti pronti alla solita alzata di scudi contumelie ed indignazioni, rampogne e rimproveri, brutte figure e mancate scuse, rimbrotti etici e veterosindacali contro Uil Filp, Unsa e Rus le quattro sigle che la fanno dai padroni ovunque ci sia un rudere o un reperto, una antica tomba o un muro che sa di storia e di preistoria, quelle che comandano cioè a Pompei, come a Ercolano, a Stabia, come Oplonti e Boscoreale.
E che fa se da tempo immemore si discute di superlavoro, di mansioni contestate, per avere in consegna aree troppo grandi da custodire e preservare, roba da custodi Superman che dovrebbero vigilare fino a tre zone di guardia, equivalenti ad un’area di circa 35mila metri quadrati, pari al 31,2 per cento in più dei parametri di lavoro assegnati al personale in servizio in altri siti. E che fa se da novembre non vengono attribuite le cosiddette retribuzioni accessorie, promesse mancate, promesse non mantenute… La colpa è dei sindacati ed il piano del governo, incredibile ma vero, sarebbe quello nel rpossimo futuro di avere ingressi all’area degli scavi di Pompei a “numero chiuso”. La scelta, “ponderata e scientifica”, è quella di limitare l’accesso, non sia mai venga troppa gente. Ed il bello è che non stiamo su scherzi a parte. Sentite i tecnici del ministero dei beni culturali, che Dio li protegga. “A Pompei entrano troppi visitatori, va trovata una soluzione. Per la precisione, c’è una erosione turistica terrificante dovuta al calpestio di migliaia di persone”.
Ma torniamo ai giorni nostri alla finta inaugurazione, le foto ricordo, gli annunci storici, il solito rituale fasullo del finto taglio del nastro.
Già perché la palestra dopo sette anni è stata riaperta e strombazzata mediaticamente in mezzo mondo, ma non si può visitare, si rasenta il grottesco. Difficile comunque far capire a chi ha pagato il ticket di ingresso agli Scavi che l’imponente edificio di età augustea non è visitabile, stupore e sbigottimento quando si è scoperto che il Ministero aveva disposto che solo il sabato sera, fino al 17 ottobre, l’edificio, con i preziosi affreschi del sito di Moregine, sarebbe stato visitabile.
Eppure non è la prima volta che il buon Franceschini taglia nastri fasulli. Nella primavera del 2014 partecipò alla cerimonia inaugurale di tre domus appena restaurate. Evviva evviva, naturalmente dobbiamo essere orgogliosi, ci mancherebbe. Peccato che due di quelle tre domus quella di Trittolemo e di Romolo e Remo, entrambe non lontane dall’ingresso principale di porta Marina, sono attualmente chiuse al pubblico.
Vista la brutta figura, poi si è deciso di aprire tutti i giorni la palestra. Fin quando dura… Chissà quando Franceschini chiederà le sue dimissioni…












