La sfida/3 Sono napoletano
E sono anche juventino…

di Lidio Aramu

“Ma come fa uno che nasce a Napoli ad essere tifoso di una squadra di calcio di un’altra città”. E se poi si tratta della Juventus, apriti cielo…

Confesso di non aver mai considerato inscindibile il connubio tra città e squadra e, soprattutto, non ho mai confuso l’amore per la madre con quello per un’impresa economica e commerciale qual è una società pedatoria. Secondo questa logica, i cittadini privi di una blasonata squadra cittadina non dovrebbero amare la propria città. E quelli che invece ne hanno due? Qual è delle due quella che s’identifica con la città? Sciocchezze…

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Lo sport spettacolo dovrebbe restare nel suo definito ambito, non può diventare l’agnello sacrificale su cui gli spettatori come in un atavico rito riversano le proprie frustrazioni quotidiane. Una partita, per quanto combattuta, rimane pur sempre una gara sportiva. O almeno dovrebbe… Considerando quel che accade nelle curve e fuori degli stadi ci si rende conto che così non è. La degenerazione razzista è la prova inoppugnabile dello scadimento morale e della confusione mentale che interessa trasversalmente non pochi “tifosi”. L’offesa e l’incitazione alla violenza sono solari ed inaccettabili. E, quel che amareggia ancora di più è il fatto che questi comportamenti demenziali siano prerogativa assoluta del calcio.

not italyHo calcato per anni i tatami, ho assistito a centinaia di combattimenti di judo, gare di pallanuoto, basket, atletica leggera eppure non mi è mai capitato di udire incitazioni brutali e ancor meno di tipo razzistico. L’ordinaria follia del calcio. Probabilmente deriva dal fatto che è uno sport molto popolare e nella massa ti trovi di tutto.

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E’ forse la necessità di trovare, non l’avversario, ma il nemico su cui scaricare la rabbia repressa, le insoddisfazioni, i propri limiti. Senza voler scomodare Carl Schmitt, lo spettacolo che offrono talune, perniciose minoranze dagli spalti dello stadio è la manifestazione tangibile della necessità che hanno quelle rissose, acritiche, ed in molti casi acefale, comunità di farsi un nemico per compattare intorno a sé stessa il tessuto sociale da cui provengono attorno alla pura identificazione del “noi” contro il “voi”, del “dentro” contro il “fuori”. Le idee non sono richieste, è sufficiente riferirsi ai colori delle maglie. Una piaga sociale molto estesa, incontrollabile ed intollerabile. Ma non è stato sempre così.

de lamentisNei miei ricordi adolescenziali affiorano le magliette multicolori indossate dai ragazzini, riuniti in numerosi gruppi di sette/otto elementi, gareggianti tra loro sul ruvido asfalto dei piazzali del neo costruito stadio San Paolo. Abrasivo al punto tale da portar via le suole delle scarpe in pochi minuti e l’epidermide delle ginocchia dei ragazzetti che cadevano a terra durante le partite di calcio. Ma non frenava le corse e le rincorse, i saltellare ed il convergere delle maglie del Bologna, del Milan, dell’Inter, del Napoli, della Juventus di Sivori, Charles e Boniperti che rendevano vivi quegli spazi sottratti ad una brillante agricoltura.

striscione-vesuvio-wash-itLa scelta della maglia non era influenzata dalla “fede” calcistica, ma spesso accadeva che quei colori dalla pelle passassero al cuore. Tanti, tantissimi napoletani, amano il Milan, l’Inter, la Fiorentina, la Juventus per i motivi più vari, ma tutti, senza artate distinzioni, con amore ancora più forte amano la loro città.
Ad onor del vero, visto come vanno le cose in città, ho sempre pensato che se veramente i frequentatori del San Paolo avessero realmente a cuore Napoli con la stessa passione, con lo stesso impeto che mettono in campo per sostenere la Napoli calcistica, la dimensione vitale partenopea avrebbe ben altre caratteristiche. I monumenti sarebbero integri e puliti, i luoghi simbolo rispettati e privi di inverecondi spettacoli di bancarelle e rifiuti, l’amministrazione comunale avrebbe come unico riferimento il bene del popolo, insomma Napoli potrebbe costituire l’esempio da imitare per il resto d’Italia.

213653588-a73bb97a-8650-443a-bdc0-d881d8301ba1In realtà la stiracchiata sovrapposizione della squadra di calcio locale alla Napoli multicolore, multietnica, multiculturale e, perché no, multi tifo, dura lo spazio di un giorno. Ed allora, si abbandonino le rivendicazioni sociali, storiche e culturali, e si prenda atto, come dimostra l’impennata dei prezzi dei biglietti per l’incontro con la Juve, che dalla passione individuale c’è chi ne trae consistenti profitti economici rastrellando denaro tra proletari e borghesi, senza distinguo. Che si assista all’incontro dell’anno civilmente con la consapevolezza che alla fine nulla cambierà e Napoli continuerà ad essere quella di sempre, anche grazie ai super tifosi. E ci si ricordi che allo stadio si va per assistere ad una gara e non per prendere la Bastiglia. Vinca il migliore.

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