di Franco Meda
Sarà anche buona questa scuola renziana, ma di certo continua a piacere davvero a pochi. Alla Festa dell’unità di Torino il ministro della scuola Stefania Giannini è stata duramente contestata. E da tutti. Nel cuore del suo elettorato. Prima dagli studenti, poi dagli insegnanti. Sono dovuti arrivare “quelli della sicurezza” per zittire e letteralmente portare via i contestatori. Poi ti chiedi perché Renzi alle feste dell’Unità non ci va, ed il suo tour elettorale ha deciso di farlo nei teatri e non nelle piazze…
Nelle case dei precari sono giorni, ore difficili. Dopo dieci, quindici anni di precariato molti si sono visti all’improvviso ad un passo dalla realizzazione di un sogno, diventare di ruolo. Ma poi quella agognata cattedra sembra sfuggire dalle mani. Inutile dirlo, parliamo dei trasferimenti, di quelle cattedre lontano da casa, di quella che il governo chiama “mobilità fisiologica” e i precari “deportazione” o”invasione”.
Senza tanta filosofia, l’identikit del precario medio. È una donna del Sud tra i 45-50, sposata con figli, che per lavorare dovrebbe farsi la valigia ed andar via al nord, dalla Calabria al Veneto, ad esempio. E’ difficile capire che l’impatto sulle famiglia può essere devastante? Una cosa è la mobilità a 30 anni, altra a 50 quando, presumibilmente, hai una famiglia, figli adolescenti, se non tanti altre incombenze familiari (genitori anziani malati da accudire) da assolvere…
Mille storie, mille facce, mille disagi e decisioni dolorose. Ogni caso è diverso dall’altro. Ma il comune denominatore è la delusione. Sentite Maria, calabrese, poco più di quarant’anni. “Non posso cancellare di colpo la mia serenità. Dovrei andare a Como, sono separata ed ho una madre disabile a carico, ed una casa acquistata da poco con un mutuo. Se vado dovrei mantenere due case, trovare una soluzione per mia madre. Non ce la farei mai..”
La vicenda di Manuel e Luisa, poi è paradossale. Sono una coppia di precari (da quasi dieci anni) cagliaritani, che hanno un bimbo di un mese e mezzo. Una dovrebbe trasferirsi a Reggio Emilia e l’altro a Genova. Dovrebbero trasferirsi e mantenersi in due città diverse, pagare il mutuo a Cagliari: e il bimbo? Il tanto agognato posto fisso, è diventato un incubo. Una scelta capestro.
Ma in tutta questa vicenda di Scuola, precari, posto fisso, regolarizzazioni e “deportazioni” c’è un aspetto che pochi hanno considerato. O non del tutto. Se ci sono precari che si sentono “deportati” ci sono anche “precari” che si sentono “invasi”.La situazione la fotografa una lettera di AnnaS. a Orzzontiscuola.it. “in Lombardia ci sono le cattedre ed i docenti pure ma…Ecco gli insegnati che vengono dal Sud ad occupare quelle cattedre. Risultato per la scuola? Insegnanti del nord disoccupati che devono fare posto ad altri docenti provenienti dalle regioni meridionali, scontenti e demotivati.” Che cosa c’è di Buono in tutto questo per la scuola? Prepariamoci ad una valanga di ricorsi.










