di Eduardo Palumbo
Dopo dieci anni di sussurri e grida, incontri segreti e ravvicinati di un certo tipo, di giochi e doppio giochi, di alleanze segrete e palesi, compreso il Patto del Nazareno, finalmente Renzi e Verdini possono collaborare apertamente alla luce del sole e, soprattutto, senza l’ombra ingombrante di Silvio Berlusconi (forse: perché c’è chi sussurra che sia tutta un’operazione “concordata”…).
Un sodalizio forte nato dall’amicizia, sin dai primi anni novanta, fra Tiziano Renzi democristiano di vecchio stampo, poi consigliere comunale della Margherita, padre di Matteo e Verdini prima repubblicano, poi esponente del Patto Segni, poi forzista, ma nessuna ideologia, grande intraprendenza, tutto politica e affari. Matteo regna sovrano sul Partito democratico, Denis s’è disegnato un partito-gruppo su misura, unico obiettivo, il soccorso azzurro al governo.
Era la primavera del 2005 quando Denis, il “macellaio” come lo chiamavano alcuni amici per via delle macellerie che aveva a Firenze e dintorni, compì il suo piccolo capolavoro politico, quello di far incontrare nella Prefettura di Firenze Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, e Matteo Renzi, allora presidente della Provincia, in una saletta nascosta senza giornalisti tra i piedi, lontano da occhi indiscreti. Berlusconi era un Premier scontento, di li a poco avrebbe consegnate le dimissioni al presidente della Repubblica per poter fare un rimpasto e costituire un nuovo governo di fine legislatura. Si lamentava il Cavaliere, si lamentava perché non trovava nelle file del suo schieramento l’uomo capace di incarnare una leadership moderna, lo scouting per la ricerca di un Delfino non aveva dato i suoi frutti. Serviva un giovane intelligente, carismatico, buon comunicatore e che “bucasse il video”. E doveva avere idee chiare, grandi ambizioni e sconfinata spregiudicatezza, capace insomma di non farsi ingoiare dalla politica. Era l’identikit di Renzi, E fu subito sintonia. Anche se su fronti opposti.
Io faccio un “favore” a te, tu fai un “favore” a me, passo dopo passo. L’accordo silenzioso Renzi-Berlusconi è sempre stato prima di tutto l’alleanza Renzi-Verdini. E non a caso la collaborazione spuria cominciò con quella strana storia dell’elezione di Renzi a sindaco di Firenze (le mani dei due sulla città) anzi ancora prima dalle primarie quando il giovane Matteo sfidò l’intera classe dirigente del Partito presentando la sua candidatura. Il sindaco designato doveva essere Lapo Pistelli, a cui Renzi aveva fatto da assistente parlamentare. Ma a Firenze avvenne nel silenzio più o meno quello che è stato denunciato in Liguria da Cofferati: tutto il centrodestra andò a votare per Renzi, Verdini, che è uno che conta da quelle parti, schierò le sue truppe cammellate: fu un successo, l’avversario venne staccato di 14 punti, un abisso. Ma siccome il delitto doveva essere perfetto, Verdini convinse Berlusconi a regalare Firenze, l’elezione a sindaco venne fornita su un tappeto di gigli scegliendo come suo competitore del centrodestra un numero uno si, ma solo fra i pali di una porta, Giovanni Galli.
E da allora la grande alleanza è andata avanti, più o meno palese, sino ai giorni nostri, quando la maschera è stata tolta definitivamente. L’ultimo trasformismo ormai è compiuto. L’Ala (Alleanza liberalpopolare autonomie, 13 senatori ex Forza Italia folgorati sulla via del governo) renziana di Verdini è scesa in campo ed ha cominciato a votare organicamente con la maggioranza respingendo la richiesta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Boschi avanzata dalle opposizioni. “Siamo un partito gravitazionale” ha fieramente dichiarato Verdini, quattro rinvii a giudizio in corso, l’ultimo per bancarotta fraudolenta. Quello che è conta è stare aggrappati a Matteo Renzi e dare lunga vita a questo governo.
Nb. Il M5 Stelle in Procura per compravendita di senatori. Ma sono folgorazioni sulla via di Damasco. Ovviamente










