Caro nemico ti scrivo…

di Eduardo Palumbo 

Caro nemico ti scrivo, per dirti quello che già sai… Lettere infuocate ravvivano gli ultimi giorni del Senato e della Costituzione. Il corto circuito fra vecchi e nuovi rivali. Crepuscolo di Presidenti e di un partito.

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Re Giorgio sperava la standing ovation al Senato e si è ritrovato a poco più di una riunione di partito, solo desolatamente a parlare a banchi vuoti a mezzo Paese. Uno smacco clamoroso. Napolitano ha vissuto in un mondo tutto suo, una Repubblica presidenziale quando presidenziale non era, dove tutto voleva e tutto poteva. Protagonista della scena politica (tre presidenti del consiglio tre senza passare per le urne…) pretendeva di essere considerato al di sopra delle parti (ricordate la sua posizione in occasione delle trattativa mafia-Stato?) e di non poter essere scalfito dalle polemiche politiche al punto da non far sentire la sua voce sui retroscena e le  tesi i libri d’inchiesta di Alan Fridman, sulle dichiarazioni dell’ex sottosegretario al Tesoro americano Timothy Geithner e su quelle del primo ministro spagnolo Zapatero, tutte concordi nell’identificare la fine del governo Berlusconi con una sorta di “colpo di Stato”.

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Banchi vuoti, parla Napolitano

Ed allora che fa re Giorgio? Prende carta e penna e scrive una lettera avvelenata a Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato per non inviarla direttamente a Berlusconi che l’ha chiamato Presidente golpista. “Ho letto attribuite a Berlusconi – si legge – parole ignobili, che dovrebbero indurmi a querelarlo, se non volessi evitare di affidare alla magistratura giudizi storico-politici; se non mi trattenesse dal farlo un sentimento di pietà verso una persona vittima ormai delle proprie, patologiche, ossessioni“. Voleva passare come il padre della Patria, si è ritrovato in un’aula umiliata dai banchi vuoti. Invece di accettare la situazione ha preferito graffiare per lesa Maestà. Il ritorno sulla terra può essere traumatico.

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Caro Angelino…

Solo, sempre più solo si è sentito anche un altro ex saggio, Gaetano Quagliariello, l’ex radicale che quando si iscrisse a Forza Italia si fece prendere un po’ enfaticamente la mano “Gladstone nasce conservatore e diventa laburista, Churchill, il tory, ha un passato laburista. Il mio è un percorso tutto interno al liberalismo…”. Quando decise di abbandonare Berluscono per fondare il Nuovo centro destra non si lasciò andare a nessun parallelo, chissà forse “sentiva” come sarebbe andata a finire. Don Gaetano, dicevamo, si è sentito solo ed allora anche lui ha preso carta e penna ed ha indirizzato la sua letterina anticipata di Natale ad Angelino Alfano, per annunciare le sue dimissioni da coordinatore di Ncd, anticamera dell’addio. “Caro Angelino, sono cosciente della natura fiduciaria del mio incarico di coordinatore nazionale…“. Una lettera, che ha un peso politico da non sottovalutare, che potrebbe dare il via ad una vera e propria scissione viste le profonde “differenze sul piano dell’analisi e della linea politica”.

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Il primo traguardo, per il “Quaglia” è l’uscita dal governo Renzi. Se invece Alfano dovesse tirare dritto confermando la presenza di Ncd al governo – nella prospettiva di un’alleanza elettorale con il Pd – Quagliariello compirà lo strappo e proverà a dare vita a un suo gruppo parlamentare al Senato. Con l’obiettivo di costruire un’alleanza con il centrodestra. La De Girolamo è già andata via, Quagliariello ha cominciato a sfilarsi, Lupi scalpita ed è sempre più insofferenza. Alfano ha risposto a stretto giro: “Non ho forzato nessuno a entrare nel centrodestra, non trattengo con la forza nessuno. Di certo c’è che se tiro la riga, dopo due anni di sacrifici noi abbiamo un bilancio molto in attivo“.

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Alfano

Angelino nel Paese delle Meraviglie canta vittoria per l’utopia del Ponte sullo stretto il Pd gli ha assestato un paio di schiaffoni con le unioni civili danno vita a una maggioranza pressoché inedita  (Pd, Cinque Stelle, Ala e Sel) e relegando Ncd ad una posizione marginale, ininfluente. “Fin da ora ci sentiamo liberi di non votare la fiducia al governo, quando sarà richiesta – mettono in chiaro Eugenia Roccella e Carlo Giovanardise il Pd decide di ignorare i propri alleati, deve essere pronto ad accettarne le conseguenze”. Ma la verità è che non ci crede nessuno. Del resto da tempo si sussurra che Alfano stia trattando per se ed una manciata di fedelissimi dei posti con il Pd. I nodi stanno, insomma, venendo al pettine. Il guaio è che Angelino non usa il pettine..

 

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