di Ernesto Santovito
Uno schiaffo al passato. “Cambiemos”, cambiamo. E L’Argentina l’ha fatto eleggendo il liberale Mauricio Macri presidente, col 51 e qualcosa di più per cento, facendo quello che fece il Brasile rieleggendo Dilma Rouesself che partiva sfavorita al ballottaggio: ma con una differenza, e non di poco conto. La conferma della Rousself fu una scelta della continuità, perché sgombriamo ogni equivoco se non ci fosse stato Luiz Inacio Lula da Silva a fare da angelo custode il partito dei Lavoratori del Brasile non vivrebbe il suo quarto mandato consecutivo alla guida del Paese.
Ma per Macri no, non è stato così, tutt’altro. Lui ha rotto il sistema di potere del peronismo kirchnerista impersonificato da Daniel Scioli, il rivale strafavorito. Dopo 12 anni, la fine della cosiddetta “Epoca K” con i quattro anni di mandato di Néstor Kirchner e gli otto successivi di sua moglie Cristina. La fine del “fattore K”.
Dopo un secolo per la prima volta l’Argentina ha un presidente che non è né peronista, né militare e né radicale: e sembra una cosa incredibile. L’Argentina va a destra è sarà guidata da un liberale, una scelta decisamente controcorrente nel quadro di un’America Latina dipinta di rosso, quell’ondata di sinistra che sembra essersi quanto meno arrestata e che comincia a dare gravi segni di logoramento…
Imprenditore affermato, già presidente del Boca Juniors, Macri si è affacciato prepotentemente alla politica come una sorta di Berlusconi argentino, il primo Berlusconi si intende, quello che riusciva ad aggregare ed affabulare, rapire le folle ed i voti. Come il cavaliere la sua popolarità aumenta a dismisura grazie ai successi del Boca (il ritorno alla vittoria della Coppa Libertadores) ed al suo innato carisma: successi calcistici, ricchezza di famiglia e una vita mondana molto attiva si rivela ancora una volta un cocktail di grande successo. Per il suo matrimonio con Juliana Awada, fascinosa imprenditrice tessile di ascendenza libanese, nella tenuta Macri di La Carlotta a Tandil, 350 km a sud di Buenos Aires si festeggiò per tre giorni di fila e fu una passerella di esponenti di spicco di politici, grandi imprenditori e uomini dello sport.
Macri è un leader emergente moderno che punta alla liberalizzazione dell’economia e tende a lasciare fluttuante il cambio peso-dollaro, in pratica il contrario della ricetta che nella linea del continuismo Kirchneriano, un sistema di sussidi e il forte controllo dello Stato sull’economia. In Argentina attualmente tutto in mano al pubblico: aerei, petrolio, poste, fondi pensionistici e forte, fortissima, è la politica di sussidi pubblici. Molte cose cambieranno.









