di Ernesto Santovito
La Coppa scoppia. L’Alessandria manda a casa il Genoa, lo Spezia sbatte fuori la Roma, il Carpi spegne le ambizioni della Fiorentina. Il pallone capovolto.
Davide e Golia, la storia si rovescia, le previsioni rotolano insieme al pallone e affiorano episodi di un calcio romantico imprese tutta passione e poca tecnica, tecnica, le piccole squadre di categoria inferiore che vivono la loro giornata di gloria. Quelle imprese che rendono il calcio imprevedibile e fascinoso. Ricordate la leggendaria cavalcata del Bradford City, la squadra semi amatoriale della quarta divisione inglese che, dopo avere eliminato Wigan, Arsenal e Aston Villa arrivò in finale di Coppa di Lega inglese contro lo Swansea? O, addirittura, di quell’incredibile avventura del Nottingham Forest della fine degli anni settanta che partendo dalla “Second Division” inglese, conquistò in tre stagioni la Coppa dei Campioni.
O quella pazza Atalanta di Emiliano Mondonico della stagione 1987/88 sfioro la finale di Coppa delle Coppe (fu eliminata dal Malines) militando in serie B. Una Coppa delle Coppe disputata grazie al secondo posto in Coppa Italia (venne sconfitta del Napoli che avendo vinto il campionato giocò la Coppa dei Campioni) in una stagione che vide gli orobici retrocedere in serie B.
Ma in questa epopea degli outsider c’è anche il Napoli di Achille Lauro (in panchina Bruno Pesaola) con l’incredibile Coppa Italia vinta nella stagione 1961/52 con gli azzurri che militavano in serie B. Il Napoli fece fuori l’Alessandria, la Sampdoria, il Torino, la Roma ed in finale la Spal che a sua volta aveva eliminato la Juventus.
Nei suoi ottavi di Coppa Italia il Napoli ha sbrigato la pratica del Verona imbottito di riserve con un facile 3-0 con gol di El Kaddouri, Mertens e Callejon. Hamsik ha anche sbagliato un rigore










