La bella addormentata

di Eduardo Palumbo

Bella, orgogliosa, arrogante. Tronfia, sicura, fiera. Sa che non potrà mai essere sfiduciata (ed è finita così) ed allora si prende la scena a modo suo. Da regina del Giglio magico. Arriva anche a dire che è consapevole di attirare invidie ed antipatie, perché è una donna che a 34 anni fa il ministro e per carità, non fatele sapere che Giorgia Meloni, a fare il ministro ci è arrivata a 31 anni… Protagonismo rosa, altro che quote rosa.

Ed allora la mozione d’affetti, il padre contadino che faceva dieci chilometri al giorno per andare a scuola, gli occhi lucidi per la sua bambina che si laureava, sembra un capitolo del libro Cuore, “io amo mio padre, è una persona perbene. Io sono fiera di lui, la sua è una storia semplice…” Già meno semplice evidentemente è rispondere ad alcuni interrogativi che continuano a non avere risposta. La bella addormentata nel Boschi.

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Ad esempio che cosa mai avrà spinto alla nomina di Pier Luigi Boschi a vicepresidente dell’Etruria quando per mala gestione era già stato sanzionato con una multa di quasi 150 mila euro? Una vicepresidenza ottenuta, per inciso, appena due mesi dopo  la nomina di Maria Elena Boschi a ministro per le riforme.  Ma che razza di criteri vengono usati nelle banche italiane, un amministratore quanto meno inetto viene addirittura promosso? Neanche una parola. Anzi. La ministra dice “Mio padre è stato destituito dal suo incarico dal governo, è stato sanzionato dalla Banca d’Italia: nei suoi confronti non c’è stato nessun favoritismo. Sono orgogliosa di far parte di un governo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare.

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Banca Etruria, ritratto di famiglia

Beh, grazie di questa concessione “eroica”, signora ministra. Ma se chi sbaglia deve pagare allora perché in quel fatidico 16 novembre lei ha firmato quel decreto che recepiva le norme europee in ambito bancario con l’aggiunta di una clausola (che c’è solo in Italia) che in pratica impedisce agli azionisti di rivalersi sui membri del Cda, quando in poche parole venne posto uno scudo sugli amministratori (tra i quali Pier Luigi Boschi)?

Eppoi, questo continuo ripetere che il governo ha azzerato il consiglio di amministrazione di Banca Etruria, che non ci sono stati favoritismi. Ma benedetta ministra, che cosa centrano i favoritismi col conflitto di interessi? E’ un mistero: a sinistra si continua a far finta di non sapere che  didatticamente “il conflitto di interessi è una condizione oggettiva, che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che abbia interessi personali, familiari o professionali in conflitto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli interessi in causa”.

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Si dovrebbe parlare di conflitto di interessi ed invece la ministra porta il pallottoliere e ci fa una trista nota della spesa che nulla ha a che vedere. “Io posseggo, o possedevo, 1557 azioni di Banca Etruria per un valore iniziale di 1500 euro. Dopo il decreto di questo governo il valore delle azioni è stato azzerato. Mio padre possiede 7550 azioni; 2013 mia madre, 1847 mio fratello Emanuele, 347 mio fratello Pier Francesco. Ad un valore inferiore a un euro ciascuna potete fare il calcolo del valore complessivo di questi pacchetti”. Bene, quindi? Viene da sorridere.

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Ma perché la signora ministra non ci ha parlato invece dei conflitti di interessi sui quali sta indagando la Procura, dove dal 2011 al 2014 (con papà Boschi prima consigliere e poi vicepresidente) i 13 ex amministratori e i 5 ex sindaci, hanno cumulato 198 posizioni di fido a loro concessi per ben 185 milioni? Ne sono stati utilizzati 142 con perdite per la banca di 18 milioni. Inoltre 90 milioni sono finiti tra gli incagli e le sofferenze, e non sono mai stati restituiti. Ma questi non sono i conti che interessano la ministra. Come, evidentemente, non le interessano nemmeno quegli sventurati che hanno perso tutti i risparmi. A loro non ha dedicato neanche una parola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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