di Angelo Vaccariello
Manca poco più di un mese, eppure del referendum sulle trivellazioni non parla nessuno. Ma proprio nessuno. Il 17 aprile si avvicina e gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla durata dei giacimenti petroliferi già in sfruttamento
Referendum No triv? Una bufala. Gianfranco Borghini è il numero uno del comitato per il “No” sul cosiddetto referendum per fermare le trivelle. In una intervista a “Formiche”, Borghini spiega i motivi per il quale c’è una falsa informazione su questa consultazione e soprattutto il referendum rischia di causare costi altissimi all’Italia tra aziende che disinvestono e spreco di risorse.
Ma chi è Gianfranco Borghini che guida il “partito delle trivellazioni”? Borghiniè stato un uomo di apparato del Pci. E non di certo si seconda fila. Ha guidato la Figc, sostituendo Claudio Petruccioli. Nella metà degli anni ottanta, al congresso di Firenze, ricopriva l’incarico di responsabile del settore energetico ed era convintamente filonucleare. Gianfranco continuava imperterrito a difendere le sue convinzioni, le sue tesi. “Non possiamo cambiare atteggiamento come se fossimo Democrazia Proletaria…” (Dp guidata da Capanna aveva aderito al referendum indetto da Radicali, Psi e Pli contro il nucleare). Ma anche nel Pci l’aria non era più la stessa, pochi giorni dopo il congresso ci fu il disastro di Černobyl, il kappaò per coloro che sostenevano il nucleare. Borghini rassegnò al segretario Natta le dimissioni. In questioni di energia la linea del Pci era cambiata. Gianfranco, insieme al gemello Giampiero (nella Fgci erano soprannominati “Los Borghinos ferial“) è sempre stato schierato contro la sinistra del partito ed era famoso per non aver mai pronunciato “padroni”, che a quei tempi era un record. Lui diceva imprenditori.
Ma torniamo ai giorni nostri e alle trivellazioni. Che cosa c’è da sapere su questo referendum? “Partiamo col dire che non si tratta di un referendum sulle trivelle. Questo è ciò che fanno credere i No Triv. In verità il quesito è mal posto e chiede in sostanza se, nel momento in cui le concessioni marine esistenti scadranno, i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa debbano fermarsi anche se sotto ci sono ancora risorse da sfruttare. Non parliamo, dunque, di trivellare, ma di non disperdere una risorsa che già si sta sfruttando. Ovviamente, se il referendum passasse, chi oggi investe o ha intenzione di farlo scapperebbe a gambe levate. E qualcuno lo ha già fatto in via preventiva.”
Una delle contestazioni più frequenti è che, al di la di tutto, la situazione energetica del Paese non cambierebbe di molto. “ Per quanto concerne invece l’autonomia energetica è vero –ha affermato Borghini– non potremmo certo diventare autosufficienti. Ma la nostra autonomia e sicurezza aumenterebbero di certo – meglio di poco che di nulla -, e va considerato anche che una filiera corta produrrebbe vantaggi in bolletta. Senza contare poi i riverberi in termini di investimenti e occupazione, che già oggi sono importanti. Non lo dico io, ma i numeri”.
Vediamoli, allora questi numeri. Che cosa dicono? “Nel 2015, la produzione nazionale ha consentito di coprire il 9,1 per cento dei consumi totali di petrolio in Italia e il 10,2 per cento di quelli di gas con 11,1 milioni di tonnellate equivalenti tra olio e gas. Evitando il transito nei nostri mari di circa 85 super petroliere l’anno. Quasi 2 alla settimana. Circa 32mila lavoratori impiegati nel 2013 in progetti italiani suddivisi tra lavoratori diretti e indiretti e personale dell’indotto”.
“Negli ultimi 30 anni – sostiene sempre Borghini– grazie alla produzione nazionale abbiamo evitato il transito nei nostri mari di una superpetroliera al giorno. Infine più di 1,5 miliardi di euro l’anno per investimenti in progetti e in Ricerca e Sviluppo. Mi limito a questi, ma l’elenco è decisamente molto ma molto più lungo”.
E l’impatto ambientale, il panorama violato, le perdite da mettere in conto nel turismo? Borghini ha molto da dire anche sull’ambientalismo: “Ravenna, che è forse la città che con il suo circondario gode maggiormente in Italia dei ritorni industriali del settore, è anche una frequentata meta turistica. Come vede le cose non sono in contraddizione, anzi. Senza contare che il traffico di petroliere che oggi arrivano da lontano nei nostri mari e che, indubbiamente, rappresentano un pericolo, si ridurrebbe drasticamente, con grandi, palesi benefici per tutti e non con danni all’ambiente”.











