Uber alles

di Emiddio Novi

Poche centinaia di dipendenti per aziende che valgono decine di miliardi di dollari. Lavoro iper flessibile, stipendi miserabili e profitti stellari per imprenditori che non producono nulla, che favoriscono gli scambi nella cosiddetta economia della condivisione. Uber, la società odiata dai tassisti, vale 68 miliardi. Più di Ford e General Motors

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Uber mette in contatto chi ha bisogno di un passaggio in auto e vuol risparmiare nella spesa per il taxi. Una telefonata e l’automobilista che si trova nei paraggi può guadagnare qualche soldo sostituendo il tassista che guadagnerà sempre di meno.

È così per tutto ciò  che si scambia e di cui abbiamo bisogna. Da un vestito alla poltrona letto tutto può essere condiviso.

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È il nuovo capitalismo che permette a tutti di comprare, condividere, scambiare. Loro scambiano e chi facilita lo scambio fa un sacco di soldi. Quei pochi dipendenti che lavorano in queste aziende guadagnano salari da fame in aziende che valgono decine di miliardi e che riducono all’osso il numero dei lavoratori stabilizzati. Negli Stati Uniti nei prossimi anni il 40 per cento dei lavori saranno autonomi.

Le aziende più capitalizzate saranno Google, Apple, Microsoft, Facebook. L’economia della rete è un capitalismo che rompe col meccanismo classico della distruzione creatrice del capitalismo classico.

In realtà si tratta di un sistema produttivo di servizi che distrugge posti di lavoro senza crearne di nuovo. Che distribuisce profitti smisurati per alcuni è miseria nera per centinaia di milioni di uomini e donne. Che non avranno più una, mansione, un lavoro fisso. Nella maggior parte dei casi, se si escludono settori iperspecialistici come la medicina, sarà possibile anche cambiare professione dopo un breve addestramento.

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Carlo Marx nel 1846 nel suo libro “Ideologia tedesca” immaginava la società comunista secondo modelli organizzativi non molto diversi da quelli sperimentati dal capitalismo digitale e finanziario. capitalismo che si serve della rete come un’arma che distrugge lavori, vite e speranze. Come la società comunista offre agli uomini ” la possibilità di fare oggi una tale cosa è domani un’altra, di cacciare al mattino e di pescare nel pomeriggio, di praticare l’allenamento la sera e di fare della critica dopo i pasti. Tutto a proprio piacimento, senza essere pescatore, cacciatore o critico”. E così l’uomo liberato dal lavoro ripetitivo vivrà povero, infelice e sfruttato.

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