Il ritorno di Tullio De Piscopo
“Napoli Jazz Project”

di Paolo Baronio

Rieccolo. Giornali e riviste patinate l’avevano dato per disperso. Twitter e Facebook, addirittura per morto: il 18 novembre si è scatenò il tam tam dei social network, “De Piscopo è morto”.

Il batterista napoletano dovette pubblicare un selpie sul suo sito, un grosso sorriso, un modo per esorcizzare una bufala velenosa.
Ma dicevamo rieccolo. Era il 1988, Miguel Bosè lo presento così sul palcoscenico prestigioso di Sanremo. “Da una famiglia di batteristi nasce a Napoli uno dei più grandi percussionisti della nuova generazione del jazz italiano“. Era l’anno di “Andamento lento” e della vittoria del Festivalbar.

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Sono passati ventisei anni e Tullio De Piscopo è tornato ed ha fondato anche un nuovo gruppo il “Napoli Jazz Project” che ha cominciato proprio in questi giorni a provare nella sede di Musicisti Associati a Fuorigrotta. “Sono stato un periodo fermo, avevo bisogna di staccare la spina, di una rigenerazione, di riprendermi, perché non sono stato bene fisicamente. Ma avevo anche bisogno di tornare alle origini per poi fare qualcosa di innovativo, dinamico, moderno, ma fortemente legato alla mia identità: uno scatto in avanti in un paesaggio musicale così caotico come quello attuale, dove a farla da padroni sono sempre gli stranieri”. E’ un Tullio de Piscopo in gran forma e caricatissimo quello che parla del suo nuovo progetto musicale. “Coltivavo da tempo questo sogno e, dopo un brutto anno, è come se oggi il sole fosse di nuovo alto e splendente nel cielo, quel cielo di Napoli che mi sa regalare emozioni e spinte fortissime. Il mio sogno era quello di mettere insieme musicisti di grande qualità e, finalmente, ci sono riuscito. Antonio Onorato alla chitarra, Joe Amoruso alle tastiere, Dario Deidda al basso, Gianni Imparato alle percussioni e il giovanissimo Luigi Di Nunzio al sax alto e soprano, un mix equilibrato di esperienza e di freschezza.

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