Donald contro tutti

di Emiddio Novi

Nello Stato decisivo dell’Ohio Trump è al 42 per cento e la Clinton ‪arranca al 39. In Pennsylvania e Florida la forza elettorale dei due candidati è pari. I democratici hanno interrogato i sondaggisti e le previsioni sono drammatiche. Il 30 per cento dell’elettorato democratico ha già deciso di votare per Trump

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La Clinton per fermare l’emorragia di consensi è orientata a candidare come suo vice l’ultrasettantenne senatore Sanders, unico socialista dichiarato del Senato statunitense. Sanders nelle primarie ha dato filo da torcere alla Clinton che rappresenta la continuità del partito democratico, da sempre legato a Wall Street e alla grande finanza internazionale.

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Bernie Sanders e Hillary Clinton

 

 

 

 

 

I sondaggi hanno provocato drammatiche reazioni soprattutto nel partito repubblicano. Governatori, senatori, eletti al congresso e burocrazia repubblicana sono tutti schierati contro Trump. I Bush hanno annunciato che faranno campagna contro di lui. I governatori con l’eccezione di due si impegneranno ventre a terra per far vincere la Clinton. È così pure i membri del Congresso e del Senato.

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Donald Trump e Ted Cruz

Per i repubblicani si tratta di una vera e propria scissione del vertice del partito dalla sua base elettorale. Non era mai avvenuto in politica una cosa del genere.

Ma Trump non si è lasciato scoraggiare da questa opposizione furiosa e irrazionale dei vertici del suo partito.

Gli elettori repubblicani assistono interdetti a questa guerra civile elettorale scatenata dai politici di professione che per decenni hanno svenduto i voti dell’elettorato bianco e povero e dei fedeli evangelici agli interessi dei petrolieri e negli ultimi anni anche della grande finanza.

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L’elezione di un populista come Trump provocherebbe l’implosione del sistema di potere americano. Un po’ come l’ascesa di Gorbaciov al Cremlino che segnò l’inizio della fine del sistema comunista.

La partita che si gioca negli Stati Uniti è di quelle decisive per la storia a venire. Questo spiega la forza, la determinazione, ma anche la disperazione che hanno preso i vertici dei partiti democratico, e repubblicano.  Hanno capito che per loro se il populista Trump vince non ci sarà futuro. E allora pensano di difendersi tradendo il partito e i suoi elettori

 

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