di Eduardo Palumbo
Rieccolo verrebbe voglia di dire, anche se con un po’ di imbarazzo. Il pubblicitario che va alla guerre Sante, senza paura e senza indugio, l’implacabile fustigatore, il Masaniello degli slogan, quello che proprio non riesce a starsene buono, altrimenti che sfizio c’è?
E’ tornato alla ribalta con l’ennesima campagna, anche se passano gli anni e passa lo smalto migliore, scendiamo sempre più in basso, ahimè. Dal tabù dei rapporti sindacali, alla finanziaria lacrima e sangue di Monti, ai costi della politica a Maradona e le sue tasse per finire a Saviano ed una fiction…
Alfredo Giacometti, 70 anni, napoletano, il fondatore di un Gruppo che opera nel settore della pubblicità e degli allestimenti attraverso 4 società (la capofila Giacometti group srl allestimenti e arredamenti di negozi “chiavi in mano”, allestimenti fieristici, produzione di materiale pubblicitario; la Futuro Prossimo, progettazione tecnica, stampa digitale, grafica e concessionaria di spazi pubblicitari; la Tristar srl, sponsorizzazioni, promozioni e vendita e la Publionda srl, servizi media e agenzia di pianificazione) Alfredo Giacometti, dicevamo, è rimbalzato agli onori della cronaca quattro anni fa quando comprò tre pagine (Messaggero, Mattino e Denaro) per sostenere la nuova politica della Fiat. “Marchionne, non mollare“ un grido di dolore per il manager con maglioncino stropicciato, faccia tonda e idee chiare. Un manifesto che era la piena adesione allo strappo, alla nuova politica di relazioni sindacali che intendeva dare il manager della Fiat, firmato dal suo Movimento dei lavoratori.
Perché, gli chiedemmo questa iniziativa, dal sapore “rivoluzionario”, a quei tempi, il sindacato aveva ancora il suo peso. “Perché il paese ha bisogno di una scossa, di meritocrazia, di nuove relazioni industriali, di mandare a casa tutti quelli che vogliono solo lo stipendio senza lavorare e di aziende non più prigioniere dei sindacati. I tempi sono maturi perché si rovescino le situazioni di forza e Marchionne sta guidando con grande decisione questa trasformazione. Se non si cambia non si regge alla globalizzazione del mercato. Ho ricevuto in poche ore non meno di venti telefonate di imprenditori napoletani. Tutti la pensano come me.” Poi è finita con la Fiat ovunque tranne, o quasi, che a Torino. Ma questa è un’altra storia.
Ora ha tappezzato la città contro l’imminente messa in onda su Sky della serie televisiva che prende spunto dal libro di Roberto Saviano “Gomorra”. Manifesti, secondo il movimento “Il lavoratore italiano” a difesa della dignità del popolo napoletano.
Il dibattito è vecchio è anche poco appassionante per la verità.
Da buon pubblicitario assomiglierebbe più ad una campagna di promozione alla fiction che ad altro. Ovviamente Saviano non ha perso l’occasione di intervenire (sarebbe stato preoccupante il silenzio dell’autore di Gomorra, narratore inesauribile su tutto e di più…) per sottolineare che “non è che guardando Gomorra possa scattare la voglia di emulazione delle gesta dei camorristi”. Toni Servillo da parte sua ha ribadito il suo punto di vista .”Credo che le cose, se sono fatte bene, sono legittime e non credo nelle censure preventive”.
Una volta mister Giacometti ci spiegò perché è nato il Movimento del lavoratore italiano giusto dieci anni fa. “ E’ nato nel 1994 come reazione a ingiustizie e soprusi che quotidianamente era costretto a subire un cittadino italiano. E’ nato contro la trasbordare del potere politico e il dilagare della corruzione. Vede, io lavoro nel campo della pubblicità da sempre. Quell’anno il Comune di Napoli doveva assegnare circa 300 impianti per spazi pubblicitari. Feci tutte le domande ma non me ne venne attribuito, con mio grande disappunto, nemmeno uno. Eppure avevo tutte le carte in regola. Ma dopo pochi giorni ricevetti una telefonata da Milano da un tale che disse di chiamarsi Paoletti, di parlare a nome di Craxi, e aveva un affare da propormi. Ci incontrammo e lui mi spiegò di che cosa si trattava. “Dobbiamo fare una società con il 51 per cento nelle nostre mani e il 49 a voi. Voi mettete i soldi ed il konw how dell’azienda, noi vi facciamo avere impianti e permessi…” Gli diedi due schiaffoni e andai via..”
Il suo Movimento ha sempre puntato su campagne o iniziative di grande impatto comunicativo. Dall’occupazione di Castel dell’Ovo, al manifesto “Berlusconi santo subito” alla mega striscia allo Sferisterio “Evasione fiscale = legittima difesa” o quello sul dimezzamento dei costi della politica. Mica noccioline, verrebbe da dire. “Certo io adotto per le mie “battaglie” i temi che mi sono congeniali, adopero le armi che so usare. Che dovrei fare?”
Personaggio imprevedibile, a volte incontenibile, certamente eccessivo. Indovinate chi avrebbe voluto come candidato a sindaco alle ultime amministrative, quelle che hanno incoronato l’arancio –De Magistris? Roberto Maroni. Questo ci disse una volta nell’imminenza del voto amministrativo. E ci “svelò” un retroscena. “Ero a Varese per affari e ho incontrato il sindaco leghista Attilio Fontana. Devo fare una premessa: nel panorama politico attuale l’unico partito che stimo davvero, l’unico che abbia un contatto reale col territorio è la Lega Nord. Tutti gli altri li vedo come comitati di affari. Io sono un meridionalista convinto, sia chiaro, ma credo che ognuno debba essere padrone del proprio destino e del proprio futuro. Certo deve essere messo in condizione di poter fare. Ma torniamo al sindaco di Varese. Lui mi disse “Vede dipendesse da me io manderei il Sud a mare con tutti i panni, solo così potrà esserci una inversione di tendenza e i meridione potrà abbandonare il modello di uno stato assistenzialista. Ed invece che cosa si sta analizzando con serietà all’interno del mio partito? L’eventuale candidatura di Maroni a sindaco di Napoli…”
Ovviamente Maroni è diventato governatore della Lombardia. Ma andiamo avanti. Nello stemma del suo movimento si legge “libertà e giustizia”. C’è giustizia in Italia, crede nella magistratura? Ma lui ci crede poco. “E’ sotto gli occhi di tutti che in Italia parte della magistratura è politicizzata. Un dato innegabile, una distorsione grave del nostro sistema. Si ha la sensazione che certe cose si muovano, certe inchieste si sveglino solo in certi casi, quando vogliono loro, vere e proprie bombe ad orologeria. E poi c’è un’altra cosa insopportabile, e mi riferisco alle cause di lavoro: possibile che abbiano sempre e comunque ragioni i dipendenti? Io non ho mai avuto cause di lavoro, quindi non parlo perché scottato da sentenze, ma mi chiedo è mai possibile che le aziende, i datori di lavoro abbiano sempre torto?”












Non c’è stato una sola parola di questa intervista ad Alfredo Giacomelli che io non abbia condiviso, ma sopratutto i manifesti contrari alla divulgazione di Gomorra su Sky, io in Saviano vedo il nostro peggior nemico. Parlare male e anche peggio di Napoli per molti è fonte di guadagno, ma per noi è solo la strada per l’affidamento totale.