di Gerardo Verolino –
“Te piace ‘o presepio?” “No, nun me piace” “Ma come, quello il presebbio è una cosa religiosa..” “Una cosa religiosa? Nu presebbio con due San Giuseppe ricchioni vestiti di rosa, le prostitute, le pecore nere, i manichini, i canotti, Adolf Hitler e magari gli zampognari che suonano Bella ciao al posto della novena? Ma che dicite papà?”. Così avrebbe risposto, oggi Nennillo, interrogato dal padre, il candido Luca Cupiello, nella celebre commedia “Natale in casa Cupiello” di Eduardo de Filippo. Tutti conosciamo il significato storico, religioso e simbolico della rappresentazione del presepe che, ogni anno, fa rivivere, plasticamente, l’evento della nascita di Gesù Cristo.

Gerardo Verolino
I fatti sono quelli narrati dai Vangeli ed è corretto rievocarli così come sono stati tramandati senza, grottescamente, cambiare niente. Non si capisce perciò l’uzzolo, da un po’ di tempo a questa parte, di volerli aggiornare ai costumi dei nostri tempi, di volerli modernizzare, di volerli mutare secondo le nuove frontiere del gusto, di volerli modificare in base ai canoni del politically correct, di volerli correggere ad uso e consumo delle frange discriminate, di volerli stravolgere per soddisfare le richieste degli illuminati “progressisti”, di volerli anche un po’ stuprare aggiungendo dettagli che mal si combinano con la tradizione per compiacere le nuove mode e le nuove esigenze del pubblico (di fedeli e consumatori).

Presepe Cuciniello, Museo di San Martino. Ecco il vero Presepe

Due San Giuseppe rosa, il presepe gay
O di volerli, semplicemente, correggere secondo biechi e meschini interessi di parte che è, poi, il nocciolo della questione. La lotta politica, in Italia, non si arresta davanti a niente ed investe anche il presepe.
Ed ecco che assistiamo ad un fiorire di presepi bizzarri, per non dire blasfemi, e con un nuovo messaggio politico. Dai due San Giuseppe vestiti di rosa per le esigenze di un pubblico gay friendly. Anche il gay vota ed ha diritto al suo presepe.
A quello dove compare una Madonna nera o una Madonna, addirittura, musulmana o un bambinello anch’esso nero per non discriminare la razza africana e le altre religioni (sic).
O a quell’altro in cui si alternano tra i pastori una pecora bianca e una pecora nera che fa già ridere solo così (dove si è mai vista una pecora nera che, peraltro rischia di ingenerare goffi equivoci?) e che più che un presepe ricorda una scacchiera.

Presepe del migrante di Mazara del Vallo
Per non parlare delle innumerevoli versioni del “presepe del migrante”, che ormai è diventato un genere a parte, come segno di solidarietà e compartecipazione emotiva con i migranti “perché anche Gesù era un migrante” secondo la nuova stravagante teologia imposta da Bergoglio.
È così la rappresentazione si arricchisce di nuovi elementi: il gommone, il mare, i giubbotti di salvataggio, i salvagente, le scialuppe. Il muschio e il sughero sono un lontano ricordo. Ed ecco comparire San Giuseppe e la Madonna nelle vesti di due profughi disperati che stanno per essere risucchiati dalle onde del mare mentre cercano di salvare il loro bambinello nero.

Gesù bambino nero, Palermo
Di presepi dei migranti, negli ultimi anni, ne abbiamo visti a dozzine. Solo per citarne alcuni: a Trento, a Roma, ad Arcore, a Mazara del Vallo, a Bologna, a Scario, a Lamezia, a Palermo, a Bari, a Ravenna, a Milano. Per non dire di quello in cui fanno la loro apparizione anche le prostitute così che la Grotta somigli ad un casino. E chi più ne ha ne metta in un irresistibile tripudio kitsch.

Maurizio Bettini
Ma come ha ricordato sul “Foglio” Camillo Langone citando il percorso antropologico del filologo Maurizio Bettini nel suo “Il presepio” (Einaudi) “Melchiorre, Gaspare e Baldassarre aggiungono alla certificazione della natura divina di Gesù anche una smentita delle religioni diverse dal cristianesimo e l’affermazione della sua verità esclusiva”. Alla faccia del multiculturalismo.

Lasciamo perdere l’inclusione e l’integrazione che col messaggio simbolico del presepe non c’entrano niente. Lasciamo, una volta tanto, che la politica spicciola e le beghe di condominio restino fuori dalla sacra rappresentazione della Natività. E lasciamo, per cortesia, la politica fuori dalle recite natalizie.

Madonna musulmana a Pescara
Che c’entra inserire il canto della lotta di Resistenza italiana, “Bella ciao”, insieme agli altri canti nella recita natalizia o, ancora peggio, intonarla fra i le canzoni di Natale in una chiesa?
In Italia si butta tutto in politica. Per molti basta aggiungere una pecora nera, sostituire un bambinello bianco con uno di colore, cantare “Bella ciao”, tra “White Christmas” e “Tu scendi dalle stelle”, o convertire all’Islam la Madonna, per apparire altruisti e rimarcare le distanze dal clima di odio e di razzismo che, secondo loro, soffierebbe nel Paese. Tra un po’ aggiungeranno il pastore di Salvini travestito Erode che, sul presepe, si mette a caccia di bimbi neri falciandoli con la ruspa. Lasciate, per cortesia, anche per non cadere nel ridicolo, la politica fuori dal presepe.






