di Giovanni Pasàn
Nao Copa. No alla Coppa. San Paolo è stata avvolta dal terrore. E’ stata una giornata di guerriglia sin dalla mattinata. Il caos è esploso fuori dalla stazione Carrão, a 11 chilometri dall’impianto del Corinthians, dove i manifestanti, con alcuni black block, si sono scontrati con le forze dell’ordine, impegnate a bloccare le principali vie d’accesso al palco della partita inaugurale.
La Policia Militar ha lanciato lacrimogeni e bombe gas contro i manifestanti che cercavano di forzare i blocchi, provocando il ferimento di una decina di persone, tra cui due reporter della Cnn.
Barbara Arvanitidis ha riportato una frattura al braccio sinistro dopo essere stata colpita da un proiettile di gomma, la sua collega Shasta Darlington è rimasta ferita da alcune schegge di vetro. Entrambe si sono recate in ospedale. Gli incidenti sono continuati nelle vicinanze della stazione Tatuapé, dove sono rimasti lievemente feriti un cineoperatore dell’Associated Press e un giornalista francese.
Doveva essere il mondiale dell’allegria, del divertimento, della grande passione. Purtroppo non è così. La grande festa è stata sporcata da questi incidenti che è facile prevedere non resteranno isolati. Il Brasile che è un Paese dalle grandi diseguaglianze, vive un momento particolarmente difficile. E a molti non è piaciuto come si è comportato il governo di Dilma Rouseff, espressione del Partito dei lavoratori. A fronte di una spesa pubblica per l’organizzazione dell’evento di oltre 13 miliardi il governo, infatti, ha operato drastici tagli alla spesa pubblica e al welfare: dall’istruzione alla sanità, dai trasporti alle pensioni fino agli alloggi popolari. Poi gli sgomberi di ampi settori delle favelas o di luoghi abitati dai nativi, sotto lo slogan della pacificazione e all’insegna della speculazione edilizia. Il Brasile di oggi è una polveriera. E sono pochi a credere che basterà un gol a cambiare situazione.
Una festa sobria di colori e di suoni. La ventesima edizione dei Mondiali è stata dichiarata ufficialmente aperta con la conclusione della cerimonia inaugurale allo stadio Itaquerao di San Paolo: una cerimonia breve, durata solamente 25 minuti, che ha rivisto il protocollo dopo i fischi che fecero da sfondo agli interventi del presidente brasiliano Dilma Rousseff e del n.1 della Fifa, Joseph Blatter, un anno fa a Brasilia all’apertura della Confederations Cup.
L’inno ufficiale dei mondiali “We are one” è stato cantato dal rapper Pitbull, vestito con la maglia gialla del Brasile, e le cantanti Jennifer Lopez vestita di verde e Claudia Leitte di azzurro, il colori della bandiera brasiliana.










